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“Insieme ma soli” di Sherry Turkle

L'ultimo libro della guru sociologa americana, che fa una profonda analisi sul mondo digitale e su come questo posso influire sui rapporti umani reali.

Provate a guardarvi in giro e ad osservare le persone che vi stanno accanto sulla metropolitana, sul treno, o in ufficio i vostri colleghi; noterete che spessissimo sono affaccendati in invii di SMS o mail, i loro occhi scorrono veloci i messaggi e le pagine di Facebook, senza rendersi quasi conto di quel che succede intorno. Per strada non vedono il barbone che chiede aiuto o in metropolitana non si accorgono dell'anziana signora che avrebbe bisogno di sedersi e nessuno le cede il posto, oppure a lavoro del collega in panico per una pratica difficile da gestire e che avrebbe bisogno di una mano.

Perché ci alieniamo in questo modo dal mondo che ci circonda? Cosa ci sta succedendo?

Insieme ma soli di Sherry Turkle
Siamo come dei ricci cittadini
La verità è che molti di noi fanno parte di una società vissuta insieme agli altri (che società sarebbe, diversamente?), ma ognuno si ritrova in numerosi momenti di solitudine, causata da un “chiudersi a riccio” dietro al proprio cellulare, Tablet o PC. Siamo spesso come dei ricci cittadini, chiusi in un nostro spazio caratterizzato paradossalmente dalla voglia di comunicare con il resto del mondo, dal desiderio di vere 1.200 amici (c'è chi si vanta su Facebook di cifre surreali di “amici”!), ma che alla fine provano uno sconfinato e inaccettabile senso di solitudine.

Insieme ma soli di Sherry Turkle
Chi è Sherry Turkle?
La sociologa Sherry Turkle studia da 30 anni il fenomeno sociale legato al web e “all'indotto” che da esso diparte e si svincola nelle case e nei luoghi di lavoro sotto varie forme, dai mezzi di comunicazione sociale più moderni e a dove stanno portando l'essere umano. I primi tempi era fiduciosa in questi nuovi canali e pensava avrebbero sortito un effetto positivo dal punto di vista sociale, ma poi si è dovuta ricredere, studiando e osservando le inquietante ricadute psico-sociologiche di una generazione (S)connessa!
Il suo ultimo libro si intitola Insieme ma soli - Perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri (Codice Edizioni) ed è davvero illuminante e ricco di spunti di riflessione.
Svolge un'attenta osservazione sulle famiglie moderne, sui rapporti dei cyber-ragazzi con i genitori che spesso non si rendono conto dell'impalpabilità dei loro rapporti, della fragilità e della poca e sterile comunicazione all'interno delle quattro mura domestiche in cui ciascuno è “perso” nel suo cyber mondo virtuale, che lo collega però a un mondo fatuo di amici, di colleghi e di nuove esperienze.
Secondo la sociologa non si tratta esattamente di una ricerca di nuovi rapporti, poiché le relazioni sono non reali e da esse, di fatto, è come se ci si volesse in qualche modo difendere, prendendo le distanze; un vero paradosso basato su una necessità umana di voler comunicare e dall'altra la necessità di non esporsi concretamente per paura di rimanere feriti o delusi.
I social network danno una sorta di illusione di amicizia, ma sono scevri di quelle responsabilità ed impegni tipici di una vera amicizia.
La Turkle, nel libro, sostiene che ogni strumento tecnologico va considerato nella sua ambivalenza, in cui da una parte è realmente utile e efficace, basti pensare a Skype ad esempio, ma dall'altra può riservare un lato “algido”, per esempio se si decide di effettuare una telefonata usando Skype nulla vieta durante la telefonata di scrivere sul pc una mail ad un'altra persona; ecco è questo che fa perdere il reale significato della comunicazione, il distogliere l'attenzione durante l'atto comunicativo, perdere l'esclusività, non avere un contatto fisico.
Come dice giustamente la sociologa, se si abita distanti è un bene potersi “video-telefonare” perché oltre alla voce si vedranno le persone che si amano; prendiamo ad esempio dei nonni che abitano dall'altra parte dell'Italia e possono vedere il proprio nipotino anche tutti i giorni grazie ad una video-telefonata! Il nipotino però perderà purtroppo il contatto fisico, l'affetto di un abbraccio, di un bacio, di un pomeriggio ai giardini con il nonno che gli compra il gelato.

Insieme ma soli di Sherry Turkle
Come saranno da grandi i bambini digitali?
Chi è cresciuto in questa generazione tra telefonini, tablet e giochi elettronici come crescerà? Che tipo di rapporto avrà con il prossimo? Queste sono domande aperte sulle quali non sono la sociologa, ma tutti noi, soprattutto se genitori, dovremmo porci.
Si tratta di una generazione che sta rischiando di perdere la capacità di comunicare realmente? Di guardarsi dentro in maniera introspettiva perché troppo distratta da stimoli digitali? Quale tipo di identità svilupperanno? Fragile perché carente di contatti e di rapporti umani veri o forti? Continueranno a mandarsi messaggi sul cellulare o finalmente impareranno a parlarsi?
Dal mio punto di vista pedagogico, è importante aiutare questa generazione a prendere contatti con il proprio io, facendo tale azione in fretta, prima che sia troppo tardi e che crescano con una solitudine interiore che li porterà a essere fragili e con troppe maschere sul viso.
Insegniamo loro ad esternare i sentimenti, a dire “ti voglio bene” e a dirglielo noi per primi, ad ascoltarli con attenzione.

Di © Riproduzione Riservata
TAG  tecnologia  
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