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The Mission, il nuovo reality Rai sui profughi

La sofferenza dei profughi oggetto di un reality, difesa e contestazione del programma che andrà in onda questo inverno sulla Rai.

The Mission, il nuovo reality Rai sui profughi

Nonostante si parli della caduta d'interesse dei reality, la Rai, per l'inverno ha in programma un nuovo format di reality e lo ha chiamato The Mission. Otto vip dovranno vivere in alcuni campi profughi in Africa ed aiutare l'attività dell'Unhcr (l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) e una organizzazione non governativa, la Intersos. Questa notizia ha scatenato grande risonanza sui media cartacei e online, addirittura è stata creata una petizione contro la Rai per annullare il programma da parte di Andrea Casale, studente universitario di Parma, che si occupa anche di assistenza a rifugiati e profughi.

Mission reality
Il programma
Il programma consiste nel seguire le giornate di otto personaggi famosi (sei sono già stati individuati, gli altri due non sono ancora noti definitivamente) in uno dei tre campi profughi selezionati: Sud Sudan Congo e Mali. In questi luoghi, che sono più simili a delle baraccopoli che ha dei centri serviti, arrivano persone che sono scappate da regimi oppressivi perché in contrasto con il governo oppure perché di tribù o gruppi etnici discriminati. I vip dovranno portare aiuto ai profughi assistiti dal Unhcr e Intersos e per quindici giorni verranno seguiti dalle telecamere.

I protagonisti
Al momento, confermati tra i partecipanti, Emanuele Filiberto, Barbara DeRossi, Albano, Michele Cucuzza, Paola Barale, Filippo Magnini. In forse Elisabetta Canalis ed in attesa dell'ultimo. Molti di questo sono già stati protagonisti di altri reality come L'isola dei famosi e di programmi dove i volti noti gareggiano come Ballando con le Stelle.

Mission reality
Le diverse posizioni
Ci sono pareri contrastanti, da un lato chi è a favore, come le due organizzazioni che faranno da consulenti alla Rai e i concorrenti che sostengono di avere aderito per poter sensibilizzare il pubblico a questa piaga che genera molte difficoltà e problemi. Anche uno dei protagonisti, Emanuele Filiberto, difende il programma specificando che non è bene giudicare prima di avere visto e che non c'è in palio nessun premio e che lui (parla al personale) non avrà riconosciuto nessun cachet per questa sua partecipazione.

Mission reality
Di parere contrario Casale, che ha forse acceso le contestazioni, ma anche altri semplici cittadini che vivono o hanno vissuto esperienze legate al supporto ai profughi. Ma anche organizzazione come il Cispi (coordinamento che unisce oltre 40 associazioni di solidarietà internazionale) o il Cir (Consiglio Italiano per i Rifugiati) che operano a livello nazionale hanno testimoniato il loro parere contrario alla spettacolarizzazione del dolore e della sofferenza delle persone per un puro ritorno economico e di immagine, accusando anche la Rai di voler in questo modo sfruttare economicamente con la raccolta pubblicitaria. Anche dal mondo cattolico arriva qualche critica: Padre Giovanni La Manna, che gestisce il centro d'accoglienza profughi romano Astalli, ha fatto presente che non è necessario andare in Africa per vederne la sofferenza. Anche secondo lui è spettacolarizzare e poi alla fine del programma, cambiando canale, ci si dimentica di tutto.

Mission reality
Anche dal 'popolo della rete', che sta firmando una petizione per sospendere il programma, attivata dallo studente di Parma, arrivano le richieste di spiegazioni: come verranno gestiti i soldi pubblicitari raccolti? E' vero che ai vip non viene riconosciuto nessun 'gettone presenza'? Questi famosi che non si sono mai interessati di questi problemi, non stanno facendo questo come ritorno di immagine per fare poi le 'comparsate' in tv (a pagamento)? Ora si attendono gli sviluppi.

Di © Riproduzione Riservata
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