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Capitalism: a love story di Michael Moore

Il nuovo film documentario affronta un altro argomento scottante per l’America moderna e non solo. La crisi economica. Ecco come e perché di questo lungometraggio con un sottotitolo che sembra romantico.

Capitalism: a love story di Michael Moore

Capitalism: a love story
"Capitalism: a love story" è stato presentato a Venezia il 6 Settembre ed esce nelle sale cinematografiche italiane il 2 Ottobre.
Questo film documentario è la nuova denuncia di Michael Moore, che è ormai diventato il terrore delle lobbies politiche, economiche e sociali americane.

Michael Francis Moore ha cominciato la sua carriera da regista nel 1989 attaccando un colosso come General Motors con un documentario sugli effetti dei ridimensionamenti ingiustificati dell’industria nei relativi luoghi di produzione con il documentario ‘Roger&me’ (Roger è Roger Smith presidente di General Motors all’epoca), arrivò poi a criticare la cultura della violenza e l’uso e la facile diffusone delle armi con ‘Bowling for Columbine’ che gli fece vincere l’Oscar come miglior documentario nel 2003.


Apertamente schierato contro l’amministrazione Bush e contro la guerra in Iraq, il suo più grande atto d’accusa arriva con ‘Fahrenheit 9/11’ dove parlando dell’11 Settembre spiega legami e collusioni tra la famiglia Bush, Bin Laden e i reali sauditi.

Oltre al riconoscimento dalla critica e la Palma d’Oro nel 2004 ottiene un grandissimo successo di pubblico. Poi è la volta di ‘Sicko’ contro il sistema sanitario americano definito inumano, in mano alle compagnie assicurative e alle case farmaceutiche.

E ora è la volta di 'Capitalism: a love story' cioè il racconto della fine della storia d’amore tra gli americani e il capitalismo con la descrizione sempre in vena satirica del crack finanziario americano. Denuncia i legami creatisi tra le grandi compagnie e la politica, all’irresponsabile gestione economica basata sui debiti voluta anche dal sistema bancario americano e dalle conseguenze che ne sono derivate quando il castello di carte è crollato.

Ecco il trailer ufficiale del documentario:

Anche se non si dichiara schierato con un partito politico, perché non vuole etichette, l’elezione di Obama è stata positiva per lui, anche se in questo film ha comunque rivelato chi ha finanziato la campagna elettorale del nuovo presidente lo considera “una persona che possiede un grande codice etico ma per cambiare le cose e salvaguardare la democrazia nel mondo ha bisogno del sostegno di tutti”.

Con questo lungometraggio vuole però far luce totale su un sistema di gestione economica che ha messo sul lastrico migliaia di americani illustrando Wall Street come se fosse un casinò perché in fin dei conti è come se si fosse giocato in maniera folle con i soldi di tutti, le informazioni.Wall Street

Mr. Moore ha dichiarato che da sempre raccoglie materiale su questa situazione, ma solo ultimamente, dal 2008, ha aggiunto altre informazioni che ha avuto direttamente da operatori di Wall Street, da chi è o era di questo sistema.

Il film di Michael Moore esce esattamente dopo un anno dal prestito fatto alle grandi compagnie per poter sopravvivere, a chi secondo lui, nel sistema capitalistico del dare e prendere ha solo preso.



Per sua affermazione, il regista sceneggiatore ha gioito per il licenziamento da parte dell’amministrazione Obama del numero uno di General Motors perché responsabile dello sconquasso dell’azienda, già attaccata nel 1989.

L’unica critica che qualcuno gli muove è che i suoi film sono distribuiti da alcune di quelle strutture che lui critica apertamente nei suoi lavori ma il regista ha dichiarato che il denaro non ha colore ed ha aggiunto: “Mi danno due milioni di dollari per fare film che al box office ne incassano almeno 50. Continueranno a finanziarmi, anche se dico cose scomode.”.

Michael Moore
Sembra però che in una recente intervista al Toronto Film Festival Michael Moore abbia deciso che questo sia l’ultimo documentario, dichiarandosi stanco di gridare al mondo situazioni che non creano nessuna reazione vera da parte della gente.

Speriamo che non sia così, speriamo che questo uomo di peso (oltre cento chili) continui a denunciare su larga scala problemi e situazioni scomode e pericolose.

Di © Riproduzione Riservata
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