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Sciopero calciatori: motivi e dilemmi della Serie A

E dopo lo sciopero dei ferrotranvieri, degli insegnanti e degli studenti, delle donne e di chicchessia ecco in arrivo lo sciopero dei calciatori che farà saltare (slittare) la prima giornata di pallone.

Sciopero calciatori: motivi e dilemmi della Serie A

Anche i calciatori scioperano. No, non è uno scherzo. Avete sentito (letto) bene: i calciatori italiani scioperano. Sembra assurdo, ma anche i big del calcio, da Del Piero a Totti a Buffon, hanno deciso all’unanimità di non giocare, facendo già saltare quella che doveva essere la prima giornata di campionato il 28 agosto, domenica scorsa.
Passano i giorni, ma sembra proprio che non vogliano sapere ragioni!

La notizia ha suscitato scalpore nel mondo dei comuni mortali (e sono sicura che il tuo lui si sta strappando già i capelli!!!). Loro, i giocatori della serie A, hanno deciso che domenica se la prendono di ferie. Lo chiamano sciopero, ma in realtà non è nient’altro che un giorno in cui tutti staranno lontani dai campi di calcio.

Sciopero calciatori motivi e dilemmi della Serie A
Quando qualcuno sceglie di sua spontanea volontà di scioperare prende atto di ciò che fa consapevolmente e sa che nella giornata in cui si asterrà dal lavoro lo stipendio non gli sarà versato. In pratica chi sciopera perde soldi. In un momento di crisi come questo, la società affronta considerevoli difficoltà che obbligano a tirare la cinghia al massimo. Perdere un giorno di lavoro potrebbe essere piuttosto distruttivo. Chi decide di scioperare, dunque, in questo caso ci pensa bene, ci pensa molto e lo fa solo quando le sue ragioni sono reali. Chi vuole solamente farsi un giorno di vacanza in più evidentemente non ha molto da perdere.
Viene facile pensare quindi che se i calciatori scioperano ci sarà un buon motivo. Di sicuro i motivi esistono ma in molti si limitano a pensare che, visto gli stipendi stratosferici, motivi reali per scioperare non esistono. Vediamo un po’ allora cosa ha spinto le stelle del calcio italiano a scioperare.

La disputa sorge tra Aic (Associazione Italiana Calciatori) e la Lega di serie A. Già lo scorso anno Aic e Lega si sono scontrati su alcuni punti, ma i calciatori e le loro società hanno comunque giocato le partite previste dal calendario, anche se l’accordo non era stato ancora raggiunto. Di che accordo stiamo parlando? Del contratto collettivo. Le proposte dell’Aic proprio non vanno giù alla Lega, che avanza proposte che, a detta di Tommasi, presidente dell’Aic, sono impossibili.

La Lega vorrebbe che i giocatori avessero un contratto flessibile, significa che gli introiti sono legati essenzialmente ai risultati. L’Aic è d’accordo sulla flessibilità, ma solo parzialmente, ovvero al 50%.
Chi fa il calciatore svolge un mestiere e, in quanto professionista, deve svolgere solamente quel mestiere; questa è l’idea della Lega, ma l’Aic pensa che il calciatore può fare quello che gli pare e vale lo stesso anche del suo tempo libero.
La Lega, inoltre, crede fermamente che se un giocatore ha bisogno di terapie fisiche non può rivolgersi a medici esterni, perché sarà lo staff interno la società a curarlo. L’Aic, ancora una volta, si schiera all’opposto della sponda.
Chi paga le sanzioni inflitte ai giocatori? Secondo la Lega a pagarle deve essere la società, mentre l’Aic crede che la decisione debba essere presa dal collegio arbitrale.
Avete mai sentito parlare di allenamento differenziato? I giocatori di un livello sono allenati in un modo e i giocatori della stessa squadra, ma di un altro livello, sono allenati in un altro modo. Per la Lega questo si può fare, mentre l’Aic crede che l’allenamento differenziato sia altamente discriminante.
I trasferimenti di squadra secondo la Lega sono automatici: il calciatore non può rifiutare di andare a giocare in un'altra squadra dello stesso livello che gli garantisca lo stesso stipendio. Se lo fa dovrà pagare una multa pari alla metà del suo stipendio e il contratto sarà da intendersi immediatamente rescisso. L’Aic, ovviamente, si colloca sulla posizione opposta.

Sciopero calciatori motivi e dilemmi della Serie A
E arriviamo poi al punto caldo, che in questi giorni sta facendo arrabbiare molti tifosi e non: il contributo di solidarietà. Si tratta di una tassa che lo Stato chiede a chi percepisce redditi elevatissimi. Ovviamente i calciatori, che sono pagati fior fior di quattrini, devono versare questo contributo. La questione però si complica, perché non si sa precisamente chi deve pagare questo contributo, se il calciatore o la società. Le società, dal canto loro, non ne vogliono assolutamente sapere, ogni calciatore dovrà pagare il suo contributo singolarmente e autonomamente. Lo ribadisce anche Galliani, amministratore delegato del Milan, certo che i calciatori non si rifiuteranno di pagarlo visto le cifre astronomiche che ogni mese inondano le loro casse personali.
Più deciso e arrabbiato appare Calderoli, il quale, di fronte ai capricci dei professionisti del pallone, ha dichiarato che i calciatori saranno tassati due volte.

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1 COMMENTI   Vuoi lasciare un commento?

  1. Inviato da asia15
     

    Chi sciopera perde lo stipendio...ma loro recuperano la giornata quindi...
    ma il problema non è questo: potranno
    avere le loro richieste da sostenere ma
    mi sembra che fanno i capricci come i
    ragazzini viziati.
    Non vogliono pagare il contributo di
    solidarietà ma con quello che incassano
    la solidarietà gliela stanno facendo le
    Società e la tifoseria.
    Con quello che incassano si costruiscono un futuro che un operaio non può nemmeno sognare con una vita di lavoro.
    Prendessero una bilancia per valutare i pro e contro....e non vado oltre perchè mi sto proprio inca....do!

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