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Uso di "gli" nell'italiano contemporaneo

Usare "gli" al posto dei pronomi "le" e "loro" ha origini classiche illustri. Vediamo insieme la storia e gli studi contemporanei di questa possibilità strutturale

Uso di "gli" nell'italiano contemporaneo

Vi sarà capitato di pronunciare frasi del tipo: “Non gli dico nulla, a lei, non ti preoccupare!”, oppure “Questi bambini, se non gli dai quello che vogliono, fanno le bizze!”.
Se aprite le grammatiche scolastiche o i libri sulla lingua italiana che si trovano nelle librerie, troverete scritto che non si può “assolutamente” usare “gli” in riferimento, per esempio, ad una donna (esisterebbe per questo il pronome “le”) e che “gli” per “loro” è “scorretto” ma “tollerabile”. A questo punto, i competenti autori di questi libri sempre traducono le frasi di cui sopra in un italiano pulitissimo, così immacolato da non usarlo per non sporcarlo, o così finto da non poterlo usare nel giusto contesto: rispettivamente, “Non le dico nulla, non ti preoccupare!”, “Questi bambini, se non dai loro quello che vogliono, fanno le bizze!”.
I lettori continuano a leggere e a dichiararsi soddisfatti di queste fandonie spacciate per verità linguistiche (magari arrivano persino a citarle in qualche forum o in qualche blog, sicuri del riferimento illustre: “Lo ha detto persino…”).

uso di gli in italiano
Galatei linguistici
Continua a sorprendermi che in Italia a scrivere queste sciocchezze siano linguisti e grammatici (di alcuni giornalisti, non ci meravigliamo più!): all’estero, mi è capitato più volte, invece, di trovare linguisti pronti a dire il contrario di quanto affermato da giornalisti in cerca di consenso nelle rubriche.
In Inghilterra e negli Stati Uniti, per fare un esempio, molti illustri linguisti difendono le strutture condannate dai professori del luogo comune in nome di un approccio scientifico che non giudichi i fatti di lingua, ma li osservi e li descriva con gli strumenti della linguistica. No, in Italia, no. E allora fioccano i “tollerabile”, gli “intollerabile”, i “corretto” e gli “scorretto”, che sembrano etichettare come immorali certe strutture e possibilità della nostra lingua.


Attestazioni letterarie illustri
Quello che fa sorridere umoristicamente è che certe possibilità strutturali (nel nostro caso, l’uso di “gli” per “le” o per “loro”) hanno spesso attestazioni letterarie illustri: possono bastare Boccaccio, Carducci, Machiavelli, Manzoni e Verga?

“Lì non era altro che una, lasciatemi dire, accozzaglia di gente varia d’età e di sesso, che stava a vedere. All’intimazioni che gli venivan fatte, di sbandarsi e di dar luogo, rispondevano con un lungo e cupo mormorìo; nessuno si moveva”. (Promessi Sposi, XIII).

uso gli in italiano
Direttamente dal latino
Questo uso di “gli” viene, inoltre, direttamente dal latino: in latino, infatti, esisteva, “illī” per il caso dativo singolare e “illīs” per il dativo plurale (il caso dativo spesso coincide con il nostro complemento di termine delle brutte analisi logiche della scuola; anche “gli” è infatti un complemento di termine, poiché risponderebbe alla domanda “a chi?”, “a che cosa?”).
Tali forme (“illī” e “illīs”) rimanevano invariate nella declinazione del maschile/femminile/neutro (rigorosamente in quest’ordine, non sia mai che il femminile preceda il maschile!): illĕ-illă-illŭd, illīus-illīus-illīus, illī-illī-illī (appunto!), ve lo ricordate? Forse il trauma di tanto inutile esercizio di memoria ve lo ha fatto giustamente dimenticare.
Ecco, non ci vuol molto ad osservare la somiglianza dell’invariante dativo singolare “illī” (o “illīs”) latino col nostro signor “gli” italiano.


Proposte finali
Le lingue non cambiano velocemente: questi usi di “gli” esistono, come abbiamo visto sopra, da molto tempo. Cambia tuttavia la percezione che di questi usi hanno le persone che parlano quotidianamente una lingua, nel nostro caso l’italiano. È su questa percezione che mi piacerebbe, all’interno di questa rubrica, incidere nel mio piccolo, smontando qualche luogo comune.

Per concludere, quindi, propongo di continuare bellamente a usare questo splendido “gli” anche al posto di “le” e “loro”: a casa e con gli amici, ovviamente, e forse anche un po’ nei registri formali, così che finalmente qualcuno possa sembrare autentico anche in certi contesti ingessati.

Di Alan Pona, © Riproduzione Riservata
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1 COMMENTI   Vuoi lasciare un commento?

  1. Inviato da edilio
     

    La citata frase del Manzoni è un capolavoro di grazia nell'uso dell'italiano, nel senso che un "le" o un "loro" appesantirebbe il discorso, cosa per lui congenitamente inusuale.
    I due esempi citati all'inizio dell'articolo vanno bene se espressi verbalmente, ad esempio da quei troppo numerosi e non sempre decenti commentatori in trasmissioni televisive pomeridiane spesso inqualificabili. La prima frase, se fosse riportata in un testo scritto, di là da essere o meno additata come errore grammaticale, secondo me suonerebbe meglio se così espressa:
    «Non le dico nulla, non ti preoccupare!» Nel senso di dire a LEI.
    «Non gli dico nulla, non ti preoccupare!» Nel senso di dire a LUI.
    A proposito della seconda, per alleggerire il tono dell'intervento, mi verrebbe da chiedere: «Le bizze fatte da questi bambini se non ricevono tutto quello che vogliono, non sono da imputare alla pessima educazione sul consumismo che noi adulti abbiamo dato ad ESSI?».
    Un caloroso apprezzamento per le Vostre rubriche e le gioiose Cartoline.
    Edilio Mentigazza – Castell'Alfero (AT)

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