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Talento al femminile

Nonostante diverse donne scelgano di studiare e lavorare in ambito scientifico sembra ancora difficile riuscire ad accostarsi a questo campo al pari degli uomini.

Talento al femminile

Donne lavoratrici

 

I diversi settori scientifici, è da circa dieci anni che cercano di attirare una presenza maggiore da parte del mondo femminile, ma a quanto pare molta strada è ancora da fare. Sono numerose le donne che decidono di dedicare la loro vita ad una carriera nel mondo scientifico e il loro talento si canalizza in ricerche nei più disparati ambiti, da fisica a ingegneria a biologia, con l’acquisizione di master, borse di studio, correndo dietro a posti in giro per l’Europa o per il mondo per arrivare magari all’ambita cattedra all’interno di una prestigiosa Università. Ma tutto questo non è assolutamente semplice.

Si tratta spesso di percorsi molto lunghi ed estenuanti, carichi di stress e di tensione, che conducono menti davvero brillanti a lasciare perdere, a non combattere fino all’ultimo, a ritirare nel cassetto il sogno di una vita. Spesso la ragione più seria è la scelta tra una carriera brillante e la carriera di madre, e per quest’ultima si lascia tutto il resto, soprattutto in una società dove il lavoro e la realtà che lo circonda ha un taglio tipicamente maschile e spesso maschilista.

Il laboratorio poi sembra essere particolarmente inadatto, a detta di molti ricercatori uomini, per la “vita in simbiosi” con qualche collega del gentil sesso.

Donna in laboratorio

Questa è la fotografia che è emersa dalle statistiche tracciate nel 2009, relative alla presenza femminile nel settore scientifico, presentate direttamente a Praga nel congresso Changing research landcapes to make the most of human potential nel mese di maggio.


L’Italia non è esattamente un portavoce a favore delle donne, in questo senso, infatti i posti occupati dalle donne nel mondo scientifico e accademico sono ancora pochissimi purtroppo.


Molta strada è ancora da fare a detta di Teresa Rees, egregio rappresentate per la Ricerca della Cardiff School of Social Sciences. A detta della Dottoressa Rees lo svantaggio partirebbe già dal reclutamento, a livello Universitario, da parte dei professori per la scelta di coloro adatti per la ricerca: ci sarebbero già a questo punto diverse preferenze e poca trasparenza, ovviamente a svantaggio delle donne.


Donna e impegniAltro fattore penalizzante è la scelta, più che naturale ma “negativa” per la carriera, di volere diventare mamme, la maternità sicuramente intralcia il cammino verso la crescita professionale sia in ambito accademico, sia in ambito medico e/o di ricerca scientifica.

Sempre rimanendo nell’ambito della famiglia, alle donne spesso oltre che a i figli spetta badare anche ai genitori che inesorabilmente invecchiano e, come i figli anche se con età diversa, necessitano di cure e di attenzioni. Tutto ciò richiede tempo ed energie che vengono sottratte allo studio e al lavoro. E comunque si tratta di situazioni assolutamente poco ben viste sul lavoro, poiché generano una certa improduttività, giustificabile dal punto di vista morale ed etico, ma non da quello professionale.


L’unica speranza è che nella Comunità europea si abbia e si dimostri sempre una maggiore attenzione verso le politiche a favore delle donne, come già in certi paesi europei sta accadendo. Ad esempio con la creazione di asili aziendali, di servizi di babysitter supportati dalle aziende, insomma con incentivi concreti che vadano a favore della donna e conseguentemente della sua possibilità di realizzarsi anche nel lavoro oltre che nella famiglia.

Di © Riproduzione Riservata
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