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South Working: lavorare dal sud per il nord

La pandemia e il lock-down hanno consentito a molti dipendenti aziendali di lavorare da casa per poter continuare a garantire servizi e produttività ed in questi mesi in molti casi lo smart-working si è trasformato in South Working. Ma di cosa si tratta?

South Working: lavorare dal sud per il nord

Il coronavirus ha cambiato moltissime abitudini personali e lavorative; laddove è stato possibile ci si è collegati da remoto per svolgere le mansioni che prima venivano espletate in ufficio, a dimostrazione del fatto che non sempre la presenza fisica sul luogo di lavoro è indispensabile.
Così molte persone hanno continuato la professione restando a casa o tornando nelle loro città di origine riuscendo comunque a garantire le loro prestazioni.
E proprio in seguito a questa tendenza è nata una nuova modalità di lavoro, il South Working che letteralmente significa "lavorare da remoto per aziende del nord italia pur vivendo al sud".


Credits: Foto di @mohamed_hassan | Pixabay Progetti e idee
Nel momento in cui è stato decretato il lock-down, moltissime persone che hanno potuto sono tornate alle loro famiglie di origine nel Sud Italia continuando a lavorare in via telematica per le aziende del settentrione.
Così negli ultimi mesi molte località e paesini del meridione hanno assistito ad un ripopolamento, anche con conseguenze positive per l'economia.
Ovviamente questo modo di lavorare non risolve i problemi professionali del sud ma in qualche modo è riuscito a far rinascere alcune realtà grazie alla presenza di giovani che in passato erano “migrati” al nord.
Inoltre il South working consente a parecchi giovani che non trovano lavoro nel Mezzogiorno di lavorare per le città settentrionali senza sostenere spese di trasferimento.
Ed è questa l'idea della Global Shapers Palermo Hub, l'organizzazione no-profit ideata da un gruppo di ragazzi palermitani che hanno esaminato lo smart working localizzato in una sede differente da quella del datore di lavoro ed hanno etichettato con il termine “South Working” questo fenomeno.
Il loro obiettivo è di sollecitare l'economia del meridione aumentanto la coesione con il nord Italia e con l'Europa.


Credits: Foto di @Pexels | Pixabay I contro
Ovviamente questa tendenza non è totalmente rosea perché se tale modalità professionale dovesse prendere piede, città settentrionali come Milano rischierebbero di perdere una grossa fetta di entrate da tutte le persone fuori sede, portando una crisi del mercato immobiliare e del settore terziario.
Se prima queste località potevano contare moltissimi lavoratori e studenti fuori sede che davano linfa all'economia con affitti e consumazioni in negozi, ristoranti e bar, oggi troppe attività sono constrette a chiudere perché mancano quei clienti che prendevano casa, pranzavano fuori e facevano aperitivi.
Proprio per questo motivo è fondamentale ripensare ad un nuovo modo di fare impresa tra nord e sud, tra territorio e comunità per poter garantire una crescita e una coesione territoriale senza che nessuna realtà venga soffocata e ne paghi amare conseguenze.

Di , © Riproduzione Riservata
TAG  coronavirus  
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