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Pausa pranzo a lavoro in tempo di crisi

Sempre più italiani si portano in ufficio il pranzo fatto in casa, per risparmiare qualche euro ed evitare il bar o la mensa.

Pausa pranzo a lavoro in tempo di crisi

Tempo di crisi e la cintura si stringe su tante voci della spesa quotidiana, si opta per l'acquisto di beni essenziali e anche nella spesa dedicata al cibo si cerca di porre le dovute attenzioni, senza spese superflue.

Apparecchiare...in ufficio
Ecco che in ufficio o dietro ad un bancone di un negozio, impiegati, commesse, cassieri in pausa pranzo “apparecchiano” con una pratica tovaglietta, anch'essa portata da casa, e sistemano sopra il baracchino o la schiscetta (tutto dipende da in quale regione dello Stivale ci si trova).
Si torna a preparare i pasti a casa, andando oltre ai soliti panini, ma ingegnandosi in preparazioni a volte più gratificanti e allettanti, che hanno comunque il fine di far risparmiare.
Vecchi nomi che tornano alla ribalta e novità da Paesi lontani pranzano con noi:
Baracchino: in uso come vocabolo dalla metà circa dell'Ottocento, detto anche gavetta o portavivande, stava a rappresentare una scelta spesso associata al mondo operaio e a persone che economicamente dovevano sostenere dei grossi sacrifici, pranzare fuori dal luogo di lavoro in una pausa spesso molto ristretta a livello di tempo e in un'epoca in cui ancora non vi erano bar o tavole calde a cui fare capo.
Gamella: salto di molti anni nella storia per arrivare ai poveri soldati che in trincea, tra uno sparo e l'altro, consumavano lesti il loro pasto all'interno, appunto, della gamella.
Bento: un piccolo box di derivazione asiatica che ospita squisitezze varie in un ordine quasi maniacale.
Lunch box: con stampo “stelle e strisce” dall'America abbiamo mutuato, come tante altre cose, anche questa moda, un contenitore comodo e capiente che dà la possibilità di trasportare da casa al lavoro il nostro pranzo quotidiano.


Quanto si spende per mangiare fuori casa?
Dagli ultimi dati raccolti nel 2010 gli italiani, per mangiare fuori casa, avrebbero speso in due anni 142.5 miliardi di euro, un cifra considerevole, basandosi sul dato che la spesa totale dedicata al cibo nello stesso anno è stata di 215 miliardi di euro.


Quali cibi scegliere per il pranzo preparato a casa e consumato sul luogo di lavoro?
C'è chi opta per una facile e pratica scatoletta di carne o tonno, ma sarà la scelta giusta? In generale sarebbe meglio evitare i cibi in scatola perché ricchi di sale, glutammato di sodio e conservanti. Dal punto di vista nutrizionale sarebbe bene accompagnare una fonte proteica (carne, pesce , uova sode, bresaola ecc) con delle verdure di stagione e un frutto sempre di stagione. Impariamo a conoscere i ritmi della natura e a portarci da casa ottimi sedani croccanti, finocchi drenanti, carote alleate della pelle e della vista, carciofi depurativi. Senza dimenticare che i prodotti fuori stagione sono svantaggiosi anche perché costano di più.
Sarà la moda del momento, dettata da una reale necessità di contenere i costi della pausa pranzo, o semplicemente un ritorno al buon senso e alla consapevolezza in base alla quale ogni tanto non sperperare soldi e risparmiare fa bene al portafoglio, ma basta guardarsi attorno: ad esempio io che prendo tutti i giorni il tram e la metro per andare a lavorare, vedo tantissime persone, soprattutto donne, con piccole borse frigo colorate e simpatiche a fianco della professionale valigetta ventiquattrore!
Vent'anni fa si seguiva la moda del fast food, si è poi passati ai cibi etnici e poi ancora più coscientemente allo slow food, considerando la spesa km zero e la territorialità, fino a pranzare con cibo preparato da quelle stesse mani che poi veloci devono lavorare ad un computer. L'importante è che, pur rimanendo degli amanti del cibo, questo venga ben gestito, nel rispetto del fabbisogno e delle tasche.

Di © Riproduzione Riservata
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