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Metacognizione

La mente umana: molte scienze si applicano per comprenderne i complessi meccanismi. In questo caso la metacognizione si occupa dell’ambito dell’apprendimento.

Metacognizione

La metacognizione è un particolare e specifico filone di studi all’interno delle scienze cognitive, che ha la finalità di porre l’essere umano in una posizione di riflessione riguardo le modalità con cui quotidianamente si apprende, sul modo in cui si ricevono e si incamerano le diverse informazioni, su come poi esse si memorizzino e si tengano a diposizione del nostro cervello ogni qualvolta esso le debba poi richiamare alla nostra attenzione.
Si tratta quindi di studi importanti per tutto ciò che è legato alla scuola, al lavoro, ai corsi di formazione, all’apprendimento in generale, fino al punto di diventare un mezzo, uno strumento per dare un vero e proprio sostegno ai bambini e ai ragazzi nel loro percorso scolastico, una sorta di aiuto tecnico e pratico. La metacognizione può infatti rappresentare una strategia soprattutto in quei casi in cui si abbiano piccole o grandi difficoltà ad apprendere, nel momento in cui si manifestano ad esempio dei disturbi collegati con l’apprendimento.

A questo concetto si lega il concetto di mentalizzazione, il cui fine è quello di cercare di capire il pensiero degli altri, andando quindi verso la sua graduale e profonda comprensione; ciò pone le basi per la tolleranza, l’allontanamento da comportamenti prevaricatori e prepotenti, in cui si ha la sensazione di non accettare come per giusto o vero il pensiero altrui, ma solo il proprio nella sua unicità.
Nelle problematiche del bullismo scolastico, questo è ad esempio uno strumento assai utile, poiché spesso i soggetti prevaricatori, “spacconi” e violenti assumono un pensiero e una conseguente modalità di comportamento spesso assente di comprensione verso le opinioni altrui, dove prevale unicamente il proprio pensiero come quello “giusto”.

Lo psicologo Goleman già molti anni fa parlò di intelligenza emotiva, la quale costituiva la base dell’intelligenza interpersonale e quindi atta a compiere azioni di tipo introspettivo, collegate alla sfera emotiva più profonda. Valutare le proprie emozioni e conoscersi significa poter entrare in contatto empatico e emozionale anche con gli altri, ecco allora da qui la possibilità di poter sviluppare al meglio la metacognizione, tutto ciò grazie alla capacità che la nostra mente ha di muoversi e operare su livelli molto diversi tra loro, a differenza dell’intelligenza artificiale di un computer ad esempio.
Il computer legge dentro se stesso e opera di conseguenza in base ai comandi e alle operazioni, la nostra mente invece, oltre a far questo, si relaziona e cresce evolvendosi in base all’ambiente circostante, alle emozioni che proviamo, agli stimoli che ci arrivano dalle persone che vivono o lavorano con noi.

Sembrano discorsi troppo complessi se messi in relazione con i bambini, ma non è affatto così: la comprensione del pensiero altrui è qualcosa che cresce con il cucciolo di uomo, basti pensare che già in età prescolare, intorno ai 4 anni, i bambini capiscono che il loro pensiero può essere diverso da quello di mamma o papà, o dal quello di un loro amico di scuola. Capiscono insomma, che i punti di vista possono essere molteplici, mentre prima di questa età ciò non è possibile.
Con la crescita, questa capacità naturale si affina e migliora, ma va sempre sostenuta a livello pedagogico, puntando proprio sulle diversità tra esseri umani e sulle differenze di pensiero che esistono tra di loro.
Entrare in sintonia con gli altri significa appunto capire e saper interpretare e accettare il pensiero altrui.

Metacognizione

 

La mente umana: molte scienze si applicano per comprenderne i complessi meccanismi. In questo caso la metacognizione si occupa dell’ambito dell’apprendimento.

 

La metacognizione è un particolare e specifico filone di studi all’interno delle scienze cognitive, che ha la finalità di porre l’essere umano in una posizione di riflessione riguardo le modalità con cui quotidianamente si apprende, sul modo in cui si ricevono e si incamerano le diverse informazioni, su come poi esse si memorizzino e si tengano a diposizione del nostro cervello ogni qualvolta esso le debba poi richiamare alla nostra attenzione.

Si tratta quindi di studi importanti per tutto ciò che è legato alla scuola, al lavoro, ai corsi di formazione, all’apprendimento in generale, fino al punto di diventare un mezzo, uno strumento per dare un vero e proprio sostegno ai bambini e ai ragazzi nel loro percorso scolastico, una sorta di aiuto tecnico e pratico. La metacognizione può infatti rappresentare una strategia soprattutto in quei casi in cui si abbiano piccole o grandi difficoltà ad apprendere, nel momento in cui si manifestano ad esempio dei disturbi collegati con l’apprendimento.

 A questo concetto si lega il concetto di mentalizzazione, il cui fine è quello di cercare di capire il pensiero degli altri, andando quindi verso la sua graduale e profonda comprensione; ciò pone le basi per la tolleranza, l’allontanamento da comportamenti prevaricatori e prepotenti, in cui si ha la sensazione di non accettare come per giusto o vero il pensiero altrui, ma solo il proprio nella sua unicità.

Nelle problematiche del bullismo scolastico, questo è ad esempio uno strumento assai utile, poiché spesso i soggetti prevaricatori, “spacconi” e violenti assumono un pensiero e una conseguente modalità di comportamento spesso assente di comprensione verso le opinioni altrui, dove prevale unicamente il proprio pensiero come quello “giusto”.

 Lo psicologo Goleman già molti anni fa parlò di intelligenza emotiva, la quale costituiva la base dell’intelligenza interpersonale e quindi atta a compiere azioni di tipo introspettivo, collegate alla sfera emotiva più profonda. Valutare le proprie emozioni e conoscersi significa poter entrare in contatto empatico e emozionale anche con gli altri, ecco allora da qui la possibilità di poter sviluppare al meglio la metacognizione, tutto ciò grazie alla capacità che la nostra mente ha di muoversi e operare su livelli molto diversi tra loro, a differenza dell’intelligenza artificiale di un computer ad esempio.

Il computer legge dentro se stesso e opera di conseguenza in base ai comandi e alle operazioni, la nostra mente invece, oltre a far questo, si relaziona e cresce evolvendosi in base all’ambiente circostante, alle emozioni che proviamo, agli stimoli che ci arrivano dalle persone che vivono o lavorano con noi.

 Sembrano discorsi troppo complessi se messi in relazione con i bambini, ma non è affatto così: la comprensione del pensiero altrui è qualcosa che cresce con il cucciolo di uomo, basti pensare che già in età prescolare, intorno ai 4 anni, i bambini capiscono che il loro pensiero può essere diverso da quello di mamma o papà, o dal quello di un loro amico di scuola. Capiscono insomma, che i punti di vista possono essere molteplici, mentre prima di questa età ciò non è possibile.

Con la crescita, questa capacità naturale si affina e migliora, ma va sempre sostenuta a livello pedagogico, puntando proprio sulle diversità tra esseri umani e sulle differenze di pensiero che esistono tra di loro.

Entrare in sintonia con gli altri significa appunto capire e saper interpretare e accettare il pensiero altrui.

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