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Diversity management: quando il lavoro non ha barriere!

Una nuova sfida per il business del futuro: guardare con occhi differenti le categorie oggi considerate svantaggiate

Diversity management: quando il lavoro non ha barriere!

Fino a qualche decennio fa, e tutt'oggi in molti ambienti purtroppo è ancora così, il “diverso” per razza, religione, orientamento sessuale o handicap veniva poco considerato o addirittura mal visto all'interno di un ambiente lavorativo.
Fortunatamente qualcosa sta cambiando e nell'era 4.0, dove i cittadini invecchiano e vanno in pensione sempre più tardi, i disabili vengono riconosciuti, le etnie si mescolano e l'omosessualità non è più un tabù, le grandi aziende iniziano a parlare di diversity management per cercare di valorizzare il più possibile le differenze e vederle come una risorsa anziché come un problema.


La diversità come valore aggiunto
In una società in continua evoluzione, dove le persone migrano sempre di più da un continente all'altro, dove il matrimonio tra persone dello stesso sesso viene riconosciuto in molti Paesi (in Italia si chiamano unioni civili), dove anche gli omosessuali hanno dei figli, e dove i portatori di handicap fisico o psichico hanno dei diritti, è fondamentale che il mondo del lavoro inizi a vedere tutti questi individui come valori aggiunti.
Le pari opportunità si prodigano per proteggere le minoranze, il diversity management ha invece l'obiettivo di superarle integrando chiunque possa dare un valore aggiunto al business.
In che modo il mondo del lavoro può integrare e valorizzare le diversità?
Per prima cosa riconoscendo che ogni persona è differente in termini di competenze, conoscenze, spinte motivazionali, bisogni e approcci!


Nessuno è uguale, tutti sono differenti
Aziende come Intesa San Paolo, Avenade Italia, Ntt Data Italia, Randstad si stanno organizzando affinché si impari a guardare la competenza al di là di chi la possiede!

Nella pratica chi segue questo approccio assume donne in gravidanza, le promuove durante l'allattamento, invita i neo papà a prendere il congedo paternità di 15 giorni o ancora assume persone considerate “anziane” che vengono invece individuate come risorse fondamentali per la loro esperienza e capacità di gestione.
Alcune imprese sponsorizzano la Pride Week ed equiparano le licenze matrimoniali ai lavoratori omosessuali che si sposano all'estero e concedono congedi parentali alla nascita dei loro figli.

Ma il diversity management gestisce anche la disabilità trovando ruoli adatti a seconda dell'handicap, cercando sempre di valorizzare l'individuo: per esempio le persone con autismo in genere sono bravissime nei ruoli informatici.
Infine il manger della diversità ha anche il difficile compito di affrontare il tema cruciale della questione etnica, culturale e religiosa in modo da andare oltre alla tolleranza ma creando un vero tessuto sociale che include e vede come innovativa la multiculturalità.

I benefici della gestione della diversità
Se da un lato con una politica di diversity management anche le persone considerate “svantaggiate” possono rivalutarsi ed essere rispettate, le stesse imprese hanno moltissimi benefici in termini economici e di produttività.
L'immagine esterna ne guadagna perché si apprezzano i prodotti di aziende attente alla diversità; inoltre diminuiscono le richieste di permessi, assenteismo e malattia, si attrae personale qualificato, i lavoratori sono più motivati e creativi, il clima aziendale è più rilassato ed infine si contengono i costi legati al turnover.

Di , © Riproduzione Riservata
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