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Detestare la maestra

Se un bambino non vuole andare a scuola perché ha un brutto rapporto con la maestra, i genitori devono comprendere il problema e risolverlo, per insegnare al figlio che ogni ostacolo va superato

Detestare la maestra

Il rapporto tra bambino e scuola può dividersi essenzialmente in due categorie. La prima è rappresentata da un sano rapporto, in cui il bambino ha ben chiari i valori della medesima, l’importanza dello studio, il giusto ed equilibrato rapporto con i maestri e le maestre, il corretto rapporto con i compagni. Nella seconda categoria si vanno invece ad inserire quei bambini che, per diversi fattori, non riescono vivere la scuola in modo positivo, o meglio magari hanno un buon rapporto con i compagni, ma hanno difficoltà a “digerire” le figure rappresentative dei maestri; ciò non va ovviamente esteso a tutto il corpo docente, ma solitamente si concentra su una figura in particolare, verso la quale nutrono anche sentimenti poco positivi.


Quando la mattina ci si sveglia e ci si prepara, le scuse per non andare a scuola sono infinite, dal male alla pancia o alla testa, fino a “non voglio andare perché mi trattano male”, passando per rimostranze sulla “colazione non buona o poco digeribile”, fino a “le scarpe mi fanno male, la maglia mi è stretta o i pantaloni non sono belli”, ecc. Si tratta di svariate tipologie di capricci che manifestano comunque una forma di disagio, una non voglia di uscire di casa, fino al momento in cui, a seguito di sollecitazioni e richieste da parte dei genitori, il bambino finalmente svuota il sacco e dice realmente il problema: il suo brutto rapporto con una maestra.


Il genitore di solito si sente disorientato, non sa bene cosa fare o cosa dire e cerca di calmare prima di tutto il bambino, di fargli capire l’importanza di questo rapporto che dovrebbe invece essere sereno e pacifico, proprio per favorire l’apprendimento e la corretta costruzione di un futuro da grande. La scuola dovrebbe essere un luogo in cui, a parte qualche piccolo problema che è anche normale che vi sia, si imparano tante cose, si cresce imparando a rispettare le regole, i valori di amicizia, di solidarietà, di aiuto reciproco, si impara ad ascoltare chi è più grande e ha delle cose da dirci.


Famiglia e scuola rappresentano realtà importanti per lo sviluppo della personalità del bambino; l'insegnante è una figura di riferimento non solo per le nozioni che trasmette, ma anche sul piano affettivo, visto che va a sostituirsi alla figura genitoriale per parecchie ore della giornata. Proprio questa figura così importante può però essere vissuta male, con timore, paura o rabbia, può insomma far emergere dei sentimenti negativi nel bambino, i quali a loro volta creano disagio, malessere e anche disturbi di tipo psicosomatico. Se il bambino non è soddisfatto e “detesta” questa figura è bene subito correre ai ripari.

La fuga rappresentata dal non volere andare a scuola non è certamente la soluzione migliore, la vita scolastica va affrontata sempre e comunque con i suoi piccoli o grandi problemi; il rifiuto è una forma di disagio e come tale va risolto.
Prima di tutto non si deve cadere nell’errore di criticare in modo radicale la maestra davanti al bambino, poiché la critica della mamma verso la maestra fa sì che questa figura perda nel tempo credibilità agli occhi del bambino, il quale avrà sempre più facilità a non ascoltarla in classe, a non sottostare alle regole imposte dalla scuola e via dicendo.
Meglio invece creare un dialogo aperto e sincero con la medesima, lontano dalle orecchie del bimbo, per cercare di risolvere i problemi tra adulti. Un buon comportamento da parte dei genitori è quello di infondere fiducia nel bambino, spiegare l’importanza delle regole e il rispetto per le figure autorevoli, e soprattutto il dialogo, poiché è importante comunque e sempre farsi raccontare la giornata scolastica.

Di , © Riproduzione Riservata
TAG  scuola  
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