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Jobs Act: quali sono le novità?

Superamento dell'articolo 18, nuovi contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti, eliminazione dei contratti a progetto, tutele per la maternità: scopriamo insieme le novità del Jobs Act

Jobs Act: quali sono le novità?

Via libera ai decreti attuativi del Jobs Act. In questa settimana la riforma del lavoro, approvata dal Parlamento ad inizio di dicembre, ha iniziato a prendere vita grazie al lavoro del Consiglio dei Ministri, riunitosi proprio in questi giorni. I primi due decreti attuativi ad essere approvati in via definitiva sono stati quelli riguardanti il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e i nuovi ammortizzatori sociali. Si tratta di riforme che hanno fatto molto parlare di sé: nascono con lo scopo principale di far diminuire vertiginosamente la stipulazione di contratti a termine, ma permettono anche di dire addio all'articolo 18. «Al centro delle misure del Governo – ha spiegato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti - c'è una cosa semplice ma essenziale: in Italia da molti anni è diventato normale assumere con tutte le forme di contratto meno il contratto a tempo indeterminato. La scommessa è rovesciare questo fatto, la normalità sia l'assunzione a tempo indeterminato, lo devono fare tutti».

Per capirne di più, vediamo insieme le novità principali contenute nei decreti attuativi approvati in questa settimana.

 

Contratto a tutele crescenti
A partire dal primo marzo, i nuovi assunti a tempo indeterminato stipuleranno con l'azienda un nuovo tipo di contratto che prevede una serie di garanzie crescenti, destinate cioè ad aumentare in relazione all'anzianità di servizio. I diritti legati a questo contratto saranno gli stessi previsti nel suo antenato: malattia, maternità, ferie e quant'altro restano quindi preservate.
Il vero cambiamento riguarderà invece i licenziamenti, tema in cui si fa ben sentire l'abolizione dell'articolo 18: chi verrà assunto con un contratto a tutele crescenti, infatti, potrà ottenere il reintegro nel posto di lavoro solo nel caso di licenziamenti discriminatori o dimostrando al giudice la propria innocenza nell'ambito di un licenziamento disciplinare. In tutti gli altri casi di licenziamento senza giusta causa, al dipendente spetterà solo un indennizzo pari a due mesi di stipendio per ogni anno di lavoro nell’azienda .
Il contratto a tutele crescenti è però il cavallo di battaglia del Governo, con cui il Premier e i ministri sperano di far aumentare la stipulazione di contratti a tempo indeterminato: su questo tipo di assunzioni, infatti, scatta per l'azienda uno sconto sul costo del lavoro che può arrivare fino a 8.060 euro all’anno per tre anni, per cui la speranza è che i datori di lavoro, allettati dal risparmio, prediligano per un nuovo assunto questo tipo di contratto.

Di Francesca Ferrandi © Riproduzione Riservata

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