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Crisi esistenziale lavorativa: c'è un età precisa in cui avviene

Anni di studio, periodi di praticantato e poi quando finalmente si è trovata una stabilità professionale ecco che subentra una crisi esistenziale: si diventa insofferenti e la propria attività lavorativa non soddisfa più

Crisi esistenziale lavorativa: c'è un età precisa in cui avviene

Più della metà delle nostre giornate (escludendo quando si dorme) le passiamo a lavorare; c'è chi prima di raggiungere una stabilità deve trascorrere parecchi anni studiando o chi necessita di molta pratica sebbene scelga un'attività che non richiede titoli particolari.
Ci sono poi persone che iniziano a dedicarsi a un mestiere in giovanissima età, cambiando spesso attività e professione prima di trovare quella che soddisfa personalmente ed economicamente.
Eppure, nonostante ciò, avere un impiego non sempre è sinonimo di contentezza, tanto che una ricerca ha rivelato che sono sempre di più gli uomini e le donne che vivono una crisi esistenziale lavorativa e questa avverrebbe intorno ai 35 anni.


Il sondaggio
L'agenzia inglese di risorse umane Relate ha effettuato uno studio dal titolo Happiness Work che ha preso in esame le risposte ottenute da interviste e studi fatti su 2.000 lavoratori del Regno Unito.
Dai risultati è emerso che un quinto delle persone tra i 36 e i 44 anni hanno sofferto o soffrono di depressione o di malessere causato dal lavoro; lamentano di non avere il tempo idoneo da dedicare alla famiglia, agli amici e a se stessi in quanto sono risucchiati dalla professione e molti sostengono che le relazioni interpersonali migliorano quando il carico lavorativo diminuisce.
Inoltre, che si tratti di insoddisfazioni legate alla posizione ricoperta, al troppo stress, al poco tempo libero, al rapporto con colleghi e superiori e alla sensazioni di sentirsi sprecati , le persone a 35 anni non sono affatto appagate del loro incarico e vivono una vera e propria crisi esistenziale lavorativa.

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Perché proprio a questa età?
Se un tempo le persone andavano in tilt intorno ai 50 anni, oggi l'età si è abbassata notevolmente ed è proprio tra i 30 e i 40 anni che si vive questa insoddisfazione.
Secondo Karen Dillon, autrice anche di una guida per ritrovare l'equilibrio in ufficio, è in questo periodo della vita che i giovani hanno un'esistenza infelice perché si accorgono di aver fatto scelte sbagliate o comunque prese tenendo in considerazione solamente il prestigio che una professione può dare e non la qualità della vita che ne consegue anche dal tipo di lavoro scelto.
Se quando si è molto giovani la priorità è avere un titolo degno di nota ed uno stipendio da far invidia agli amici, dopo i 35 anni si pensa maggiormente a ciò che rende sereni, si valutano le esigenze dei figli, del compagno/a e di ciò che procura benessere e serenità a se stessi.
Vivere una crisi esistenziale lavorativa o personale che sia porta inevitabilmente a fermarsi per chiedersi «voglio questo nella mia vita?», «è ciò che dovrò fare per il resto della vita?».


Come uscire dal tunnel?
Niente paura i momenti di malessere e insoddisfazione possono essere molto utili, perché costringono a pensare ed eventualmente a cambiare.
Innanzitutto bisogna iniziare capendo quali sono le nostre priorità di vita (avere più tempo per sé, per la famiglia, etc. ) dopodiché individuare a cosa si è disposti a rinunciare (uno stipendio più basso ma più ore libere? ) e cosa invece si vuole mantenere dell'attuale situazione.

A questo punto si può vedere se nell'attività che stiamo svolgendo c'è una possibilità di cambiamento (part-time, lavoro da casa, etc.) o di nuove aree di sviluppo (se il problema è quello che non piace ciò che si fa).
Se dopo queste considerazioni si capisce che non ci sono margini di cambiamento è fondamentale guardare altrove per cercare una professione che soddisfi i nostri nuovi ideali.

Di , © Riproduzione Riservata
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