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Buoni lavoro Inps

Tempi lunghi di crisi e le soluzioni che possono risollevare in qualche modo le sorti nel mondo dell'occupazione sono attese come manna dal cielo!

Buoni lavoro Inps

Il mondo del lavoro sta attraversando un momento di forte crisi, basta accendere la televisione o leggere un quotidiano, per rendersi conto di quale momento epocale stiamo attraversando.

Le soluzioni a questo problema sono diverse e tra queste si può porre l'evidenza sui buoni lavoro, un mezzo per contrastare soprattutto il lavoro cosiddetto “sommerso”, ma che potrebbero, se mal usati, rappresentare un mezzo per non contrattualizzare soprattutto i giovani.




Storia e diffusione dei buoni lavoro
La loro data di nascita risale al 2008, ma come spesso accade prima di farsi conoscere passa del tempo! La loro origine si lega alla lotta per contrastare il lavoro sommerso, il lavoro irregolare, quello in cui una persona opera da un'altra, svolge un servizio e viene retribuita, ma in nero.
I buoni lavoro, detti anche voucher, si sono diffusi ormai a macchia d'olio in svariatissimi settori, dall'artigianato fino a chi svolge lavoro occasionale come giardiniere o raccoglie a settembre l'uva. Nascono proprio per soddisfare le esigenze del settore agricolo, dedicando questi buoni ai pensionati e ai giovani studenti.
In 3 anni se ne sono venduti circa 25 milioni per un valore pari a 250 milioni di euro, coinvolgendo in questo periodo una forza lavoro stimata pari a 150.000 lavoratori. Ad oggi 1 buono su 4 è richiesto dal settore agricolo, soprattutto per i lavori stagionali, per i quali i ragazzi si mettono in gioco, magari per la prima volta, nel mondo del lavoro. Subito dopo i settori più gettonati sono il commercio per il 12%, seguito dall'ambito culturale e sportivo, che insieme raggiungono il 14%.

Come funzionano i voucher lavoro
Il lavoro occasionale accessorio è regolarizzato con questi buoni (voucher) che pagano chi lavora solo saltuariamente, cioè in modo non continuativo. I prestatori di lavoro sono riconosciuti come tali e il committente li paga in modo regolare per la loro prestazione.
Il datore di lavoro acquista i buoni a 10 euro l'uno, importo che comprende anche i contributi previdenziali e quelli assicurativi; di questa cifra il 75% va al lavoratore (quindi 7,50 euro), il 13% va all'Inps, il 7% all' Inail e il 5% all'Inps per la gestione del servizio.
Esistono poi i buoni multipli per un valore pari a 50 euro non separabili e un buono da 20 euro non separabile, in questo ultimo caso la retribuzione netta è di 15 euro.


Chi usa i buoni lavoro

Dalle imprese famigliari operanti nel commercio o nel turismo con un volume di affari pari a 10mila euro, alle realtà agricole, dagli enti sportivi o culturali, all'insegnamento privato, chi si occupa di giardinaggio, manutenzione e pulizia di edifici.
La riscossione da parte del lavoratore è compiuta presso gli uffici postali o anche presso le banche previste dal circuito.

Rischi?
I rischi come detto all'inizio sono quelli che alcune realtà potrebbero approfittarsi di questa situazione e continuare in un certo modo a far lavorare persone senza proporre, la dove invece ci fosse la possibilità, un normale contratto di assunzione.

Di © Riproduzione Riservata
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