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Paolo Borsellino

Paolo Borsellino assieme a Giovanni Falcone è e saranno il simbolo della lotta alla Mafia.

Paolo Borsellino


Sono da poco passati 17 anni dalla sua morte che viene sempre ricordata con dolore ma anche con la volontà che la sua vita sia servita ad un cambiamento.
Il suo ricordo è strettamente legato a Giovanni Falcone, collega e amico con cui condivise obiettivi, battaglie, problemi e anche la morte ad opera anch’essa della mafia come Falcone.

Nonostante le polemiche e le dichiarazioni (anche da parte Riina) che sono state fatte su un coinvolgimento dello stato in questa strage, la commemorazione al giudice e all’uomo rimane un dovere imprescindibile.



Vero siciliano, nato a Palermo nel 1940. Si laureò a pieni voti con lode nel 1962 e poi a soli 23 anni divenne il più giovane magistrato d’Italia. Dopo essere stato pretore a Mazara del Vallo e a Monreale, nel 1975 tornò a Palermo nell’ufficio istruzione affari penali sotto la guida di Rocco Chinnici con cui creò oltre che un rapporto professionale, un rapporto quasi paterno (Borsellino aveva perso il padre molto giovane).

Grazie a una indagine di Emanuele Basile e sua su degli appalti truccati a Palermo, nel 1980 arrestarono sei mafiosi di Cosa Nostra.
A seguito di ciò Basile venne assassinato e alla famiglia Borsellino assegnata una scorta.
Nello stesso anno venne costituito il pool antimafia, un gruppo di magistrati e funzionari di polizia che condividevano tutte le informazioni relative a reati per trovarne collegamenti e interazioni. Da qui la collaborazione con Giovanni Falcone e la nascita di una grande amicizia.
Paolo Borsellino e Giovanni Falcone
Nel 1983 l’uccisione di Rocco Chinnici sostituito da Antonino Caponnetto.
Nell’85, a seguito della collaborazione di Tommaso Buscetta con la giustizia e allo sviluppo delle indagini e arresti degli esponenti di Cosa Nostra, vennero ammazzati il vice-questore Cassarà e il commissario Montana.
Borsellino venne portato per sicurezza con Falcone all’Asinara per costituire l’istruttoria del Maxi Processo che portò in tribunale 475 persone.

Nel 1986 su sua richiesta divenne Procuratore della Repubblica a Marsala, ma non fu una fuga: si rese conto che il clan dei trapanesi stava prendendo sempre più potere con Riina e Provenzano all’interno di Cosa Nostra e così era più facile per lui controllarli.
Dopo la conclusione del Maxi Processo, della nomina di Meli a capo del pool ed il conseguente trasferimento di Falcone a Roma, Paolo Borsellino tornò a Palermo nel 1991, quasi ad andare a coprire un vuoto lasciato dal suo collega e amico.
E già la sentenza della mafia su di lui era già stata emessa.

Il 23 Maggio del 1992 ci fu la strage di Capaci dove morì l’amico e collega Falcone e Borsellino sapeva di essere anch’esso nel mirino, “un cadavere che cammina” si definì in un’intervista poco prima di morire.

Ecco di seguito l’intervista fatta da Sposini a Paolo Borsellino.


Borsellino denunciò anche l’isolamento in cui erano stati lasciati i giudici e la poca forza con cui a volte si operavano delle scelte in ambito politico. Purtroppo, 57 giorni dopo Giovanni Falcone, il 19 Luglio, mentre andava a fare visita alla madre, in Via D’Amelio, un’auto bomba con 100 chili di tritolo ammazzò il giudice Borsellino e cinque uomini della sua scorta.

Strage via D'Amelio

Come Falcone, anche Borsellino ha creduto fino in fondo in quello che faceva: “io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me.
E so anche che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare... dalla sensazione che, o financo, vorrei dire, dalla certezza, che tutto questo può costarci caro”
.

Ricordiamo sempre uomini di questo tipo che più di tutti hanno il diritto di essere chiamati eroi anche se loro si sono sempre considerati persone che hanno fatto solo il loro dovere.

Targa Paolo Borsellino

Di © Riproduzione Riservata
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