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Il giro del mondo dell'aereo a energia solare

Si chiama Solar Impulse 2 ed è un velivolo capace di volare senza il bisogno di carburanti fossili. È la sfida di due piloti visionari svizzeri, Borschberg e Piccard

Il giro del mondo dell'aereo a energia solare

Il giro del mondo senza una goccia di carburante fossile. È la scommessa di due piloti svizzeri, Bertrand Piccard e André Borschberg che questa mattina, alle 4.30 del mattino ora italiana, sono partiti da Abu Dhabi a bordo del Solar Impulse 2, un velivolo capace di prendere quota utilizzando l’energia solare. L’obiettivo è quello di fare il giro del mondo a bordo dell’aereo più ecologico mai inventato, dimostrando che investire sull’energia pulita paga e può aprire nuovi orizzonti.

Il Solar Impulse pesa quanto un Suv (2.300 chili), contro le 180 tonnellate di un aereo Jumbo. Eppure ha un’apertura alare anche più ampia di quest’ultimo: 72 metri. Sono le 17mila celle fotovoltaiche montate sul velivolo a caricare le batterie al litio e dare energia ai 4 motori elettrici. L’aereo viaggerà giorno e notte, sotto la supervisione di Borschberg e Piccard. Quest’ultimo è già noto per le sue prodezze (un giro del mondo in mongolfiera senza soste) e perché figlio d’arte (il padre Jacques fu il primo uomo a scendere nella Fossa delle Marianne a bordo del battiscafo Trieste, ideato dal padre Auguste).

Il Solar Impulse viaggia in media a 50-100 chilometri l’ora. Ci vorranno 5 mesi per compiere il giro completo del mondo. L’aereo sorvolerà il Mar Arabico, passando poi per l’India, la Birmania, la Cina, l’Oceano Pacifico, quello Atlantico per poi arrivare in Europa. Si fermerà all’aeroporto Jfk di New York, in Europa e nel Nord Africa, prima di tornare ad Abu Dhabi.

Non è stato facile far partire la missione: Piccard si era già rivolto a grandi costruttori di aeroplani per chiedere supporto e finanziamenti, ma nessuno inizialmente se l’è sentita di investire in un’impresa tanto visionaria. A convincere alcuni investitori, il prototipo Solar Impulse 1, realizzato in fibra di carbonio, che ha permesso di collaudare l’impianto che oggi è montato sul “fratello”, il Si2. Quest’ultimo ha ottenuto numerosi premi e ha battuto otto record.

Di Caterina Michelotti © Riproduzione Riservata
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