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Dieta preistorica ed evoluzione

A dimostrazione di quanto la dieta sia da sempre importante per la salute e l’evoluzione, ecco degli studi che permettono di mettere in relazione abitudini alimentari ed evoluzione celebrale dell’uomo.

Dieta preistorica ed evoluzione

Alimentazione preistoricaVi siete mai chiesti cosa mangiavano i nostri avi? Da ricerche e studi del settore sappiano che si cibavano di bacche, radici, tuberi, frutta, pesce e carne e, soprattutto in seguito alla scoperta del fuoco, le pietanze a base di proteine animali hanno trovato un consumo più ampio. Nei “piatti” degli ominidi la carne derivava anche da animali molto grossi e spesso molto aggressivi, tra i più temibili i coccodrilli, ma anche ippopotami, che tanto mansueti in realtà non sono, fino alle rumorose scimmie, e ancora a diversi tipi di rettili che oggi non esistono più ma di cui sono rimasti fossili o ossa.

CoccodrilloRecentemente, grazie ad alcuni ritrovamenti in Kenia, si sono fatte altre scoperte, ancora più dettagliate e specifiche, che hanno permesso di ricostruire la dieta dei nostri avi di ben 2.000.000 di anni fa. Una sorta di prima forma di mensa, in cui gli ominidi si servivano di coccodrilli, ippopotami, tartarughe e diversi tipi di pesce.
Nel Kenia nord occidentale, Brian Richmond, ricercatore del Dipartimento di Antropologia della George Washington University, ha scoperto che la dieta a quei tempi era molto varia, ricca ed equilibrata. Abbondavano gli Omega 3 e Omega 6, importanti stimolatori della crescita celebrale e altrettanto noti ad oggi per il beneficio a livello circolatorio. La dimensione del cervello umano nel corso dei millenni è notevolmente cresciuta, basti pensare che pesava solo 400 grammi nell’Australopithecus, quasi 650 nell’Homo Sapiens, e il nostro attualmente pesa circa 1.5 chilogrammi.

Uomo preistorico cacciatoreDagli scavi emerge che nella dieta rientravano più di 10 tipi diversi di animali, e altrettanti di pesci. Migliaia le ossa riscontrate in tutta la totalità degli scavi tra Kenia e Tanzania, appartenenti a animali marini e terrestri, consumati come pasti. Ne sono la prova gli evidenti segni lasciati dall’uomo che, una volta catturati, li ha sfilettati con pietre appuntite, li ha eviscerati. Ossa di coccodrillo, tartaruga, pesce gatto e così via. L’unica cosa di cui non si è certi è se tali ossa appartenessero sempre ad animali cacciati o più semplicemente ad animali già morti, quindi carcasse.
I nostri avi divennero più veloci per seguire ed eventualmente cacciare gli animali grazie al bipedismo, cioè quando l’evoluzione permise di muoversi solo più sugli arti posteriori, le gambe, e in questo modo le braccia e le mani erano libere per utilizzare armi, pietre, lance ecc.La rivoluzione evolutiva dal punto di vista della caccia, ma anche come sviluppo neurologo, avvenne quindi consecutivamente ad un miglioramento, o meglio ad un arricchimento, a livello di dieta, che contribuì fortemente all’aumento volumetrico e del numero totale delle cellule del cervello, i neuroni.
Nuove tecniche di caccia, nuovi metodi di macellazione, nuovi spostamenti territoriali e contatti con nuove specie spensero l’uomo ad un’evoluzione incessante fino ai giorni nostri.

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