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Tragedie del mare e odio razziale

Qualche giorno fa in seguito alla notizia del tragico naufragio nel canale di Sicilia, sui principali social sono stati diffusi messaggi di odio e disprezzo nei confronti di quelle centinaia di persone che hanno perso la vita. Perché tanto razzismo?

Tragedie del mare e odio razziale

Il 20 aprile 2015 si è consumata l'ennesima tragedia del mare nel canale di Sicilia in cui hanno perso la vita circa 900 persone; solo dopo poche ore su twitter e facebook sono comparsi messaggi di persone che sottolineavano la loro felicità nell'apprendere la notizia senza mostrare nemmeno un minimo di comprensione e sensibilità nei confronti di chi era morto, di chi stava lottando per un futuro migliore e di chi scappava da guerre e violenze. Un'ulteriore occasione per mostrare la propria intolleranza e l'odio razzista.


Provvedimenti da parte dell'UNAR

L'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), in seguito agli ultimi post e commenti a sfondo razzista che commentavano il naufragio del barcone libico, ha ampliato la collaborazione con la Polizia Postale e l'Oscad per cercare di limitare e bloccare i numerosi messaggi che stanno incitando all'odio e che sono al limite del penale ma soprattutto non fanno che aumentare i pregiudizi che si hanno in questo periodo su stranieri ed extracomunitari. Purtroppo, poi, tali situazioni di violenza generano solo altra violenza e intolleranza.


Perché tanto odio?
Ma cosa spinge molte persone ad essere xenofobe e a discriminare chi è “diverso” da loro? Perché si è assolutamente insensibili anche di fronte a chi muore o soffre?
Solitamente l'odio razziale nasce dall'ignoranza, dalla mancanza di informazioni corrette, dall'assenza di valori. Mettiamoci, poi, che in questa fase storica, in cui non si ha più una stabilità economica e sociale, le persone, temendo per il proprio futuro, diventando egoiste. Questi timori portano gli “ignoranti” a pensare che liberandosi di qualcuno loro potranno stare meglio.

Purtroppo internet e tutti i social come facebook e twitter, ma anche siti e chat specifici, fanno sentire gli xenofobi più forti e potenti perché nascosti dall'anonimato. Così celandosi dietro ad un nickname sentono di poter tirare fuori tutta la cattiveria che hanno dentro, si sentono invincibili e aumentano il loro ego quando trovano altri individui con la stessa ideologia.

Il razzismo, esistente da sempre, dovrebbe essere combattuto nelle scuole, nelle famiglie e soprattutto dallo Stato, che non dovrebbe permettere la diffusione di certi tipi di messaggi, ma dovrebbe rassicurare le persone occupandosi sia dei propri cittadini che delle varie emergenze mondiali.

Di © Riproduzione Riservata
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