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Tassa sul telefonino, ecco le cifre previste dal decreto

La nuova tassa non colpirà soltanto gli smartphone, ma anche tablet, pc e hard disk. Il ricavato sarà destinato alla Siae, Società italiana degli autori ed editori

Tassa sul telefonino, ecco le cifre previste dal decreto

La chiamano “tassa sul telefonino”, ma colpirà anche tablet, computer e tv. Si tratta di una aliquota sui prodotti digitali prevista dal nuovo decreto Franceschini. Annunciata e poi smentita, alla fine sembra arriverà (nel giro di 10 giorni). Servirà come equo compenso per il diritto d’autore – grazie a questa manovra, la Siae, Società italiana degli autori ed editori, dovrebbe incassare sui 150 milioni di euro. L’aumento dei prezzi su alcuni prodotti non sarà impressionante, ma sicuramente si tratta di un’ulteriore stangata per gli amanti della tecnologia.

Come se già i telefonini non fossero abbastanza cari nella nostra nazione, il decreto prevede che il loro prezzo cresca di circa 5 euro. Al momento, la tassa sugli smartphone con memoria oltre i 32 GB è di 0,90 centesimi: salirà a 5,20. Sui tablet con pari capacità finora non si era pagata nessuna maggiorazione. Adesso, invece, i prezzi saliranno di 5,20 euro. Idem per computer e notebook. Anche le televisioni subiranno aumenti, ma non tutte. Soltanto quelle che hanno funzioni di registrazione (di film e programmi televisivi tramite chiavetta). Si parla di 4,88 euro.


Perché esistono queste tasse?
Dal 2009 l’Italia ha stabilito un «periodico aggiornamento delle cifre, per adeguarle allo sviluppo delle tecnologie digitali». Quello che si paga è il cosiddetto equo compenso per «effettuare una copia personale di registrazioni, tutelate dal diritto d’autore». Il decreto dà per scontato che film e musica vengano condivisi con tutti gli strumenti digitali che si hanno: dal telefonino al tablet e computer. In realtà, l’ultimo rapporto Quorum ha dimostrato che soltanto il 13% degli italiani faccia una copia per uso privato dei contenuti audio e video in un secondo dispositivo. Questo, anche per la nascita di app di musica e film in streaming.

Ma cosa accade in Europa?
Quindici paesi dell’Unione, tra cui Germania  e Francia, hanno applicato una tassazione simile a quella italiana. Gli altri, come Regno Unito, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Cipro e Spagna, invece, non prevedono imposizioni. Calcolando quanto spendono gli italiani nel mercato della tecnologia e questa tassazione, si stima che l’Italia, quando sarà operativo il decreto, pargherà oltre ¼ dei compensi europei. Le associazioni di produttori e consumatori non ci stanno: hanno fatto sapere che faranno ricorso.

Di Caterina Michelotti © Riproduzione Riservata
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