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Specie protette: caccia e vendita di animali in via d'estinzione

Che ne direste se a finire nel vostro piatto vi fossero specie protette di animali, come un tenero pettirosso, oppure dei simpatici scoiattoli?

Specie protette: caccia e vendita di animali in via d'estinzione

Se pur a volte in modo ipocrita, ci dispiace per il tenero agnellino e il bellissimo vitellino, ma questi sono animali che siamo “abituati” a vedere trasformati in abbacchi o arrosti, che a volte non ci facciamo neanche più caso.

Ma uno scoiattolo che salta da un ramo all'altro, ecco questo forse ci colpisce di più se poi dal ramo cade nel piatto, con tanto di patate arrosto a fianco.

Specie protette di cui è vietata la caccia
Si tratta di animali di cui è vietata la caccia, dunque non è permesso il loro consumo a tavola, ad esempio i pettirossi e altri piccoli uccellini sono in via di estinzione ed è per questo motivo che si cerca di preservarne la specie.
Ma facendosi burla delle leggi e dei divieti, esiste un mercato sommerso, un “sottobosco”, in cui uomini dai principi e dalla morale ormai persa si dilettano a cacciare e a vendere animali proibiti. Dall'altra parte esistono però altrettanti uomini crudeli che chiedono e pagano a peso d'oro questa “raffinata” cacciagione, senza farsi troppi scrupoli o remore di coscienza.


Quali gli animali più richiesti?
I pettirossi del Triveneto sono ben conosciuti: vengono prima spellati e poi infilzati su bastoncini e fatti arrosto.
E i ricci di bosco? Spostatevi verso l' Emilia, l'Abruzzo e il Molise: qui i bracconieri non riescono ad ammazzarli perché si chiudono a palla, ecco perché li buttano ancora vivi in pentola, nell’acqua bollente (come per le aragoste) poi li scuoiano e li friggono.
Sull’Aspromonte, in Calabria, vi è un'antica usanza di consumare il filetto di scoiattolo; in Veneto quella di mangiare i ghiri con la polenta nel numero di 4 o 5 per 6 persone. I ghiri non si stanno estinguendo, ma per legge non si potrebbero abbattere.
In Toscana sono considerate un piatto d’eccellenza le forse meno conosciute cieche, piccole anguille trasparenti, essenziali per il ripopolamento della specie. Esse partono dal mar dei Sargassi, unico posto al mondo dove si riproducono, arrivano dopo un lungo viaggio sulle coste dell’Europa e dell’Africa.
Anche i datteri di mare son proibiti e mangiarli è un reato, perché per raccoglierli i pescatori prendono a martellate le coste, ma in alcuni mercati, soprattutto di Napoli e Bari, li vendono a 80 euro al chilo.
Tra le ultime scoperte, oggetto di un recente servizio del programma televisivo “Le Iene”, sul litorale romano alcuni ristoratori, ovviamente sottobanco, servono il delfino, di cui ne è proibita la pesca e il consumo. Se chiedete al ristoratore complice un po’ di “black” vi portano il filetto di stenella striata, l’esemplare più comune nei nostri mari. Viene addirittura venduto essiccato da asporto.

Prezzi? Eccovi serviti!
Duecento euro al chilo per il delfino nostrano! Certo è che se il prezzo è così alto, vuol dire che c’è domanda. Dal gennaio 2011 allo scorso settembre 2013, la Forestale ha contato 2.076 reati, soprattutto in Puglia, Lombardia e Campania, 1.431 persone denunciate, 12 arresti, più di 5.000 multe per un totale di 2,8 milioni di euro.
I bracconieri nel Triveneto, nel Friuli e in parte in Lombardia ogni anno sterminano migliaia di pettirossi, nonostante sia vietata la caccia. Rivenduti spennati a 2,5 euro l’uno e serviti illegalmente dai ristoranti nei giorni di chiusura - con 50 euro a piatto si riesce a mangiare quattro o cinque pettirossi allo spiedo.


Pettirossi, delfini, scoiattoli, ricci e tante altre piccole e grandi specie protette e difese da leggi che ogni anno vengono “tranquillamente” dimenticate e ignorate.
Ci vorrebbe davvero più senno a noi esseri umani per capire che con questi comportamenti stiamo davvero mettendo a repentaglio una parte della natura essenziale per noi e per le generazioni future!

Di © Riproduzione Riservata
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