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Aborto: la Spagna fa retromarcia

Approvato venerdì il disegno di legge che abolisce l'aborto, rendendolo un reato. L'operazione per l'interruzione forzata della gravidanza potrà essere effettuata solo in casi particolari.

Aborto: la Spagna fa retromarcia

La Spagna fa dietrofront sull'aborto. È la decisione presa venerdì scorso dal Governo di Mariano Rajoy che ha approvato un progetto di legge il quale prevede l'abolizione della norma che, dal 2010, ha reso l'aborto un diritto per le donne spagnole. Il ddl verrà messo al voto in Parlamento e, se dovesse essere approvato, la legge entrerebbe in vigore e nel giro di un anno l'aborto sarebbe considerato reato, fatta esclusione per alcuni particolari casi.
«Non si permetterà più che il futuro del nascituro dipenda dalla decisione unica della madre. È finita l’era delle settimane. La donna potrà abortire solo se è in grave pericolo la sua salute o se è stata vittima di uno stupro», ha dichiarato ai microfoni Alberto Ruiz-Gallardón, ministro della Giustizia.

La decisione
Addio alla legge che il Governo Zapatero aveva approvato nel 2010 con la quale ogni donna spagnola poteva, entro le prime 14 settimane di gravidanza, decidere della sorte del bambino che teneva in grembo, anche nel caso in cui la donna rimasta incinta fosse minorenne. Se il disegno di legge approvato ieri dalla Consiglio dei Ministri dovesse superare l'ostacolo del Parlamento si tornerebbe al 1985, quando l'aborto era consentito solo in caso di stupro, rischi per la salute della madre e malformazione del feto. Anzi, a voler essere precisi la nuova norma non prevederebbe l'aborto neanche in quest'ultimo caso.

«Oggi – ha dichiarato Gallardón - abbiamo approvato un disegno di legge che compie una nostra promessa elettorale e che recupera l’equilibrio stabilito dal Tribunale Costituzionale e dall’Onu tra i diritti del nascituro e della donna. Nel caso drammatico di un aborto la donna non è mai colpevole, ma sempre vittima». Per questo motivo il disegno di legge prevede la presenza di reato da parte dei medici che acconsentiranno a procedere con l'intervento per l'interruzione forzata della gravidanza, a meno che non siano presenti le due condizioni sopracitate. Queste condizioni verranno certificate da due medici che non interverranno nell’operazione. Nel caso dello stupro, la violenza dovrà essere denunciata e l'operazione effettuata entro le 12 settimane; mentre le ragazze che non hanno ancora compiuto 16 anni potranno abortire solo con il consenso dei genitori.

Le proteste
La decisione ha scosso gli animi di numerose donne, spagnole e non, che martedì scorso hanno unito le loro forze insieme con quelle di 200 associazioni e hanno lanciato il loro appello alle donne parlamentari, chiedendo loro di battersi per i diritti delle donne.
«E le donne, vale a dire le madri, non hanno voce in capitolo? Ministri, giudici, vescovi e scienziati stanno per decidere cosa dobbiamo fare con la nostra maternità. Noi dobbiamo solo obbedire in silenzio», ha dichiarato sulla sua pagina facebook Elena Valenciano, vice segretario generale del partito socialista della Spagna che già nel mese di aprile aveva accusato la Chiesa cattolica di ridurre il controllo delle donne sul proprio corpo.
Yolanda Besteiro, presidente della “Federación de Mujeres Progresistas” ha invece lamentato che «per tante generazioni, tante donne spagnole hanno lottato per l'uguaglianza, ottenendo alcuni successi enormi, tra cui un governo passato che contava tanti ministri di sesso femminile quanto quelli di sesso maschile. Ma ora sembra che la loro lotta non sia valsa nulla: sarà come la Spagna fu durante il tempo di Franco. Si tratta di un passo indietro».

Di Francesca Ferrandi © Riproduzione Riservata
TAG  aborto  
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