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Il rapporto dei preadolescenti con gli animali

Una ricerca ne indaga le dinamiche e ne svela i risvolti

Il rapporto dei preadolescenti con gli animali

I ragazzini amano gli animali? Da questa semplice domanda è partita l'indagine svolta dalla Lav, Lega antivivisezione, nelle scuole medie inferiori d'Italia. La risposta è più che positiva: il 99, 1% degli studenti intervistati ha risposto di sì alla domanda “Ti piacciono gli animali?”. Solo il 0,9% ha ammesso di non apprezzarli.

Il campione di indagine è stato preso tra i ragazzi di alcune scuole di Calabria, Campagna, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana e Umbria. In tutto 750 femmine e 750 maschi in età compresa tra gli 11 e i 14 anni.
La maggior parte dei ragazzi, il 70,5%, ha anche dichiarato di avere un animale domestico in famiglia. Oltre alla domanda principale, è stato loro chiesto, in merito al rapporto con i propri animali “Cosa provi per loro?” e hanno così risposto:

  • 56,9% “gli voglio molto bene”
  • 12,5% “gli voglio bene”
  • 0,8% “non mi importa nulla di loro”
  • 0,2% “mi fanno paura”
  • 0,4% “provo odio nei suoi confronti”.

Da questi dati emerge, inoltre, che sono i maschi a provare maggiormente dei sentimenti negativi nei confronti degli animali, anche quelli che vivono con loro.


Adolescenza, animali e maltrattamenti
Nonostante questi numeri più che positivi, il grosso problema attuale risulta essere quello dei maltrattamenti sugli animali. Dall'indagine risulta che ben il 43,3% degli intervistati ha affermato di aver assistito ad un episodio di crudeltà come “atti particolarmente cruenti”, ad esempio l'uccisione o la tortura di un vertebrato a sangue caldo (il 9,7%); “atti non cruenti”, ad esempio percosse “educative” (l'8,2%); “atti potenzialmente cruenti”, ad esempio abbandono o detenzione non idonea (il 4%); “atti cruenti”, ad esempio uccisione o amputazione di parti del corpo di anfibi o pesci (il 3,1%.
Sembra inoltre che siano gli adulti, famigliari o sconosciuti, che hanno commesso questi atti di sevizia animale davanti agli occhi degli intervistati.
L'autore della ricerca, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV, Ciro Troiano commenta: «Emerge chiaramente dalla analisi dei dati che il maltrattamento non è generato dalla paura degli animali. La paura, quindi, se incide sulla genesi degli atti violenti contro gli animali lo fa in modo del tutto residuale». E continua spiegando: «L’esposizione continua a forme di violenza, anche se solo come spettatori, può portare alla desensibilizzazione nei riguardi della sofferenza altrui e all’assuefazione alla violenza stessa. La cultura in cui si sviluppano forme di violenza contro gli animali ha come riferimento un modello di vita basato sulla prevaricazione, l’aggressività sistematica, il disprezzo per le ragioni altrui: una vera coltura per i bacilli dell’intolleranza e dell’illegalità. Quali valori può apprendere un bambino costretto a partecipare emotivamente, se non materialmente, alla tortura di un animale?».


La richiesta
In seguito a questi risultati e con il fine di educare gli studenti al rispetto degli animali, la Lav chiede al Governo e al Ministero dell'Istruzione di rendere concrete e applicare le indicazioni della legge 189/04, la quale prevede disposizioni in merito al divieto di maltrattamento degli animali e del loro impiego in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate. Il punto di svolta di questa legge è che cambia il presupposto giuridico della tutela degli animali, poiché viene ora considerato il danno nei confronti del sentimento verso gli stessi, non più la sola morale umana.

Di Ilaria © Riproduzione Riservata
TAG  animali   cane   gatto  
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