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La pillola RU486 arriva anche in Italia

Dal primo aprile la contestatissima pillola Ru 486 è realtà anche in Italia: scoppiano le polemiche e le strumentalizzazioni politiche.

La pillola RU486 arriva anche in Italia

Pillola abortiva RU486 in Italia
Dopo l'autorizzazione dell' AIFA (agenzia italiana del farmaco) avvenuta il 13 luglio 2009, e dopo numerose polemiche sulle possibili implicazioni etiche derivanti da un suo uso improprio, arriva negli ospedali la possibilità di affrontare l'aborto senza intervento chirurgico; ma è di  nuovo polemica.
A innescarla sono i leghisti Cota (neo governatore del piemonte) e Zaia (neo governatore del veneto) che, con le loro dichiarazioni, hanno dichiarato la possibilità che nelle regioni governate da loro non si farà uso della pillola negli ospedali; affermazioni che però vengono ridimensionate dagli stessi poiché nell'autorizzazione del “ministero della salute” si fa chiaro riferimento all'utilizzo entro i limiti imposti dalla legge 194 che regola l'aborto.  

Nell'autorizzazione si legge:
“In particolare deve essere garantito il ricovero in una struttura sanitaria, così come previsto dall’art. 8 della Legge n.194, dal momento dell’assunzione del farmaco sino alla certezza dell’avvenuta interruzione della gravidanza escludendo la possibilità che si verifichino successivi effetti teratogeni. La stessa legge n.194 prevede inoltre una stretta sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi, nonché l’attento monitoraggio del percorso abortivo onde ridurre al minimo le reazioni avverse (emorragie, infezioni ed eventi fatali)”.

Governatori leghisti Cota e Zaia contrari alla RU486
Da quanto scritto si deduce in modo inequivocabile l'accettazione da parte dello stato dell'utilizzo della pillola e le regioni ne devono prendere atto. In una sua dichiarazione il sottosegretario Roccella scrive:
“La legittimità, cioè la compatibilità della Ru486 con la legge 194, è questione di competenza del Governo e del Parlamento”.

E ancora:
“la direttiva europea sul mutuo riconoscimento (con cui la pillola abortiva  è stata introdotta in Italia) prevede una prevalenza delle normative nazionali su quelle comunitarie per farmaci abortivi e contraccettivi. Sono cioè i governi e i parlamenti nazionali a valutare le eventuali incompatibilità fra i farmaci abortivi e contraccettivi e le leggi nazionali in materia”.

E più avanti:
“Il Consiglio Superiore di Sanità è la massima autorità scientifica istituzionale in ambito sanitario: i suoi pareri non sono strettamente vincolanti ma chi decidesse di seguire comportamenti difformi dovrebbe motivarli adeguatamente assumendosene una completa responsabilità. Le Regioni, d’altra parte, hanno abbondanti margini di autonomia per tutto quello che riguarda le politiche sanitarie da seguire: dall’informazione ai cittadini, all’organizzazione sanitaria, ai piani più efficaci per la prevenzione dell’aborto”.

Pillola abortiva RU486 arriva in Italia
Polemica reale o sfruttamento politico del problema?
A questo punto sorge spontanea una domanda: allora perché tante polemiche se lo stato ha dato l'autorizzazione?
Si sa che lo stato del Vaticano, da sempre contrario all'aborto e, di conseguenza, a ogni forma di  metodo che metta in secondo piano la vita, e la pillola RU486 è un metodo abortivo, si opporrà sempre a pratiche contrarie al non rispetto della vita; ma il Vaticano è uno stato indipendente e sovrano sul suo territotio ( e qui, casomai, si dovrebbe discutere se è lecito che esso intervenga, come stato, in merito alle leggi di un altro stato) mentre le amministrazioni locali (regioni, province e comuni) sono parte integrante dello stato italiano perciò, un rifiuto da parte di esse diventa un rifiuto all'applicazione della legge.
La polemica, purtroppo, nasce come necessità di una certa politica di sfruttare problemi etici a scopi “propagandistici” che di etico non hanno nulla. Non bisogna dimenticare le polemiche tra vaticano e lega in merito ai “respingimenti”, pratica che la lega ha voluto rendere legale con una legge e che a tutt'oggi non è ancora retrocessa dalle sue posizioni.


Sostenitori della pillola RU486RU486 arriva in  Italia
Per poter capire le ragioni dei sostenitori della pillola è opportuno non dimenticare che prima della legge l'aborto veniva praticato clandestinamente o, per chi poteva permetterselo, in altre nazioni dove era permesso e praticato in modo sicuro in cliniche attrezzate. L'aborto clandestino, praticato anche da persone non preparate, era un serio rischio sia per la donna che per il nascituro perché potevano subire danni irreparabili.
E' vero che l'aborto è e sarà sempre un contenziozo tra le diverse componenti sociali, in modo particolare tra quella cristiana cattolica e quella laica, ma dimenticare i presupposti su cui si basa la legge 194 equivale a ritornare al passato.  

La Ru 486, se vista in questo contesto, non rappresenta affatto una banalizzazione, come sostiene il vaticano, ma anche il governatore Zaia: “Studieremo le modalità per far valere un punto di vista nettamente contrario a uno strumento farmacologico che banalizza una procedura così delicata come l'aborto, che lascia sole le donne e che deresponsabilizza i più giovani”.

A banalizzare l'aborto sono proprio coloro che, per ragioni altre, la sfruttano per tornaconti politici o personali. E nemmeno la deresponsabilizzazione dei più giovani o l'abbandono delle donne perché, comunque, la pillola deve essere somministrata in base ai limiti e nei luoghi definiti dalla legge 194. Inoltre, pensare che una donna affronti l'aborto come soluzione ai propri problemi e non come necessità estrema per far fronte ai problemi sociali come: povertà, violenza subita, età, significa intendere la donna come soggetto incapace e colpevole.

Anche l'inserimento negli ospedali di presidi di associazioni pro vita per prevenire l'aborto, come sostiene Cota, sarebbe una beffa. Quando una donna è in ospedale significa che ha già fatto un percorso, perlomeno in famiglia, che l'ha portata alla decisione. Intervenire ulteriormente e per opera di persone magari non qualificate sul piano medico e psicologico o comunque intrise di valori che alla paziente possono anche recare disturbo, non fa altro che rendere ancor più drammatico quello che è, di per sé, un dramma.

Il problema della preparazione delle donne a evitare l'aborto deve essere adottato a partire dalle scuole insegnando, alle ragazze, ma anche ai ragazzi, tutto ciò che riguarda il rapporto con l'altro sesso incluso l'utilizzo della pillola contracettiva e preservativi.

Perciò, la somministrazione della pillola come intervento non invasivo e doloroso rappresenta un passo avanti nell'attuazione della legge e non una liberalizzazione dell'aborto, come vorrebbero farci credere.
Caso mai, il problema è la mancata applicazione della legge. Mancanza che si vorrebbe imputare al malfunzionamento della sanità ma, in realtà, dipende dalla mancata volontà di applicarla proprio perché la si ritiene una legge ingiusta.

Pillola abortiva negli ospedali italiani
Conclusione
Il dibattito sull'aborto, come su tutti i problemi etici, rappresenta nella nostra società, la pratica di un diritto fondamentale: quello di libertà di parola. Diritto che è possibile solo se la legge non proibisce una pratica perché “offensiva” nei confronti dei contrari anzi, se la legge proibisse una pratica a favore di una componente sociale, verrebbe meno proprio il suddetto diritto; proibire una pratica equivale a proibirne il dibattito perché presuppone che chi sostiene tale legge non vuole ascoltare le ragioni dell'altro o comunque parte dal presupposto che la propria ragione sia quella “perfetta”.

Se la legge non impone ma regola, entro termini ben precisi, significa che chi non la condivide può benissimo non praticare il diritto in essa contenuto dando però la possibilità a chi la condivide, o comunque a chi si trovasse nel bisogno, di usufruirne.

Il gioco delle contrapposizioni, in democrazia, è la linfa della democrazia stessa,  la loro mancanza significherebbe l'istaurazione del pensiero unico e, di conseguenza, rimarrebbe, come unico modo per far valere i propri diritti, lo scontro fisico; soluzione, questa, condivisa solo da coloro che vorrebbero una società a pensiero unico ovvero, non democratica.

Di © Riproduzione Riservata
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2 COMMENTI   Vuoi lasciare un commento?

  1. Inviato da Kazy
     

    Quanta ipocrisia in italia, parliamo tanto di liberare le donne musulmane dalla 'tortura' del burqa e poi vogliamo punire le nostre donne costringendole a un terribile intervento chirurgico, come se l'aborto fosse un crimine da penalizzare e scontare con la tortura. Nel medioevo le donne le bruciavano vive, mi sembra che siamo a buon punto per tornare a quei tempi.
    Un aborto chirurgico costa allo stato migliaia di euro.
    Un aborto con la pillola costa allo stato 14€
    Se tutte le donne che devono abortire lo facessero con la pillola, e lo stato usasse i miliardi che risparmia per sostenere i bambini e le famiglie in difficoltà, di aborti ce ne sarebbero molti meno. Peccato che anche se fosse, i miliardi andrebbero alle tasche dei politici, del clero, alla fiat, ad alitalia. Tanto bravi a parlare e vietare ma quando si tratta di fare qualcosa di concreto per quei poveri disgraziati dei cittadini risultati zero.

  2. Purtroppo Kazy, l'italia è il paese delle contraddizioni anche se, e questo va detto senza peli sulla lingua, buona parte delle colpe è da attribuire al cattolicesimo e al rapporto che tanti credenti hanno con esso.
    saluti

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