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Piccolo siriano vittima dei "viaggi della morte"

Il dolore dei migranti ha un'ennesima vittima. Un bimbo di due anni trovato privo di vita sulla spiaggia di Bodrun, in Turchia

Piccolo siriano vittima dei "viaggi della morte"

Non si fermano davanti a nulla le speranze di trovare una vita migliore. Si decide di lasciare il proprio paese di origine, spesso tormentato da guerre intestine, alla ricerca di una meta che possa dare luce al tunnel buio della propria vita. Donne in dolce attesa, bambini, uomini di ogni età, spesso malati e denutriti, sono pronti a salpare anche in situazioni estreme, quelle non in grado di garantire il raggiungimento della meta. Anche se la meta è lì, a pochi chilometri dal punto di partenza.

È accaduto ieri, a dodici migranti siriani, annegati mentre tentavano di raggiungere, a bordo di due imbarcazioni, al costo di mille dollari e con altri undici disperati, l'isola greca di Kos, la porta più vicina dell'Europa. Erano partiti da Akyarlar, poco lontano dal "paradiso" turistico di Bodrum, in Turchia, e a soli cinque chilometri di mare da Kos.

Troppi per la salvezza. Tra loro un bambino. Piccolo, inconsapevole dell'orrore della guerra e la disperazione di un viaggio senza arrivo.

 

È stato ritrovato esanime proprio sulla riva: a faccia in giù, il corpicino a pelo d'acqua, le braccia abbandonate, immobile nella morte. Composto nel vestito con quei bermuda blu e la magliettina rossa, le scarpe allacciate: un'istantanea che non poteva non fare il giro della Rete, pubblicata ogni dove per lanciare l'ennesimo messaggio contro quella che è, a tutti gli effetti, una strage di innocenti.


Una scelta contestata
Un agente turco si avvicina, il volto tirato dalla rabbia, e senza abbassare lo sguardo, lui stesso intimorito dall'aberrante spettacolo, solleva con delicatezza quel bimbo per portarlo via dal mare che l'ha appena inghiottito, in un gesto di silenziosa pietà per una vittima innocente.

Il quotidiano britannico The Independent ha pubblicato per primo la raccapricciante sequenza, senza sgranare il volto del bambino, commentando:  

 

«È troppo facile dimenticare la realtà di una situazione disperata che molti rifugiati devono affrontare», spiegando una scelta non scontata e lanciando l'appello «Se queste immagini straordinariamente potenti di un bimbo siriano morto su una spiaggia non cambiano l'atteggiamento dell'Europa nei confronti dei rifugiati cosa può farlo?»

 

Ora le immagini stanno facendo il giro del web in un tam tam pù veloce della luce.

Terribili, impressionanti ma allo stesso tempo rivelatrici: le foto raccontano in modo cruento una storia e molte storie, ponendo ancora una volta la questione su cosa sia più "giusto" tra mostrare o meno ciò che aiuta a capire, seppur doloroso e intimamente indiscreto.

Mario Calabresi, direttore de La Stampa ha scritto: «Questa è la spiaggia su cui muore l'Europa. È l’ultima occasione per vedere se i governanti europei saranno all’altezza della Storia. E l’occasione per ognuno di noi di fare i conti con il senso ultimo dell’esistenza».

Fermiamoci, tutti, a riflettere. È giunto davvero il momento.

Di © Riproduzione Riservata
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