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Inghilterra: parto forzato per donna italiana

Viene sedata, partorisce in maniera forzata, le viene portata via la bambina: è ciò che è successo ad Alessandra Pacchieri mentre si trovava in Inghilterra.

Inghilterra: parto forzato per donna italiana

Non vede sua figlia da 5 mesi, sequestrata dai servizi sociali britannici e pronta ad essere affidata a un'altra famiglia. È il tragico caso di Alessandra Pacchieri, una donna di 35 anni residente a Chiusi, nel senese, madre di altri due bambine - avute con due uomini diversi - e affetta da una forma di bipolarismo. Disturbo, questo, che ha portato alla decisione della giustizia britannica di non permettere più alla donna di vedere la sua bimba, avuta in Inghilterra per mezzo di un cesareo forzato, sotto sedazione.

La vicenda
È iniziato tutto nell'estate del 2012 in Inghilterra presso lo Stansted Airport nell’Essex, dove Alessandra, allora incinta, si trovava per un corso di addestramento della compagnia aerea Ryanair. A luglio, mentre dimorava nell'albergo, la donna accusa un forte attacco di panico, probabilmente causato dalla mancata assunzione di farmaci a lei prescritti. Decide di chiamare la polizia, la quale a sua volta telefona alla madre di Alessandra che fa sapere del problema della donna: soffre di biporalismo, un disturbo maniaco-depressivo caratterizzato da un'alternanza tra eccitamento e depressione.
Da qui, viene avviato un iter giudiziario che porterà al tragico finale della storia: la donna sarà costretta a partorire in Inghilterra, sotto ordine del giudice, e non vedrà più la sua bambina, affidata ai servizi sociali britannici.

Solo una volta tornata in Italia, Alessandra ha deciso di appellarsi alla giustizia italiana: per ora ancora niente è stato risolto, ma gli avvocati stanno facendo il massimo per far sì che la decisione venga revocata e permettere alla donna di riabbracciare sua figlia.

Parto forzato Inghilterra

Le parole dell'avvocato
A svelare i dettagli sulla storia di Alessandra è il suo avvocato, Stefano Oliva, il quale ha rilasciato un'intervista per la testata “Panorama”. «Abbiamo iniziato ad occuparci della sua storia – ha spiegato Oliva - quando all’inizio del 2013 da una zia della secondogenita, che si era già offerta di prendere in affido a Los Angeles le due prime bambine di Alessandra, abbiamo saputo dell’esistenza di una terza figlia. Con il consenso della zia americana, della mamma e della nonna abbiamo depositato al Tribunale dei minori di Firenze l’istanza per l’affidamento delle tre bimbe, anche per quella requisita dai servizi sociali inglesi» .

Stefano Oliva ha poi spiegato come la donna abbia raccontato di essere perfettamente lucida in quel momento, e abbia più volte detto ai medici di non aver bisogno di aiuto, di voler partorire in Italia. «Posso capire – ha continuato l'avvocato - che qualcuno che sta molto male non sia in grado di dare il proprio consenso ad una procedura medica, ma un cesareo forzato è senza precedenti. Se vi erano poi timori circa la possibilità che questo bambino venisse accudito nel modo dovuto dalla madre italiana, allora le autorità avrebbero fatto bene a avvertire i servizi sociali italiani e fare rientrare il bambino lì».

Di Francesca Ferrandi © Riproduzione Riservata
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