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E' morto Giulio Andreotti

94 anni, cinico e "spietato", si è spento oggi Giulio Andreotti, l'uomo che ha fatto la storia politica ed economica italiana del Novecento.

E' morto Giulio Andreotti

Giulio Andreotti si è spento oggi nella sua abitazione romana di Corso Vittorio, alle ore 12:25 circa. 94 anni compiuti il 14 di gennaio, il longevo politico italiano era stato ricoverato il 3 maggio dello scorso anno presso il Policlinico Gemelli di Roma a causa di una crisi respiratoria, senza mai riprendersi completamente. Oggi “Belzebù” - così soprannominato dai suoi numerosi avversari politici – ci ha lasciati, lui che era il "sopravvissuto per antonomasia" oggi non ce l'ha fatta.

Muore Giulio Andreotti

Un uomo che ha fatto la storia italiana
«Nel 1919 sono nati il Partito Popolare Italiano di Sturzo, il fascismo e io. Di tutti e tre sono rimasto solo io». Con queste parole, Giulio Andreotti era ultimamente solito “vantarsi” della sua longeva carriera. La carriera di un uomo che, nel bene e nel male, ha attraversato gli ultimi cento anni di storia del Bel Paese, segnandoli in maniera indelebile. Due guerre mondiali, monarchia, fascismo, prima e seconda Repubblica, sette diversi Papi: parlare di Giulio Andreotti è, in un certo senso, parlare dell'Italia del Novecento.

Segretario di De Gasperi, nel 1948 Giulio Andreotti diventa segretario del partito di Democrazia cristiana, ottenendo in breve tempo moltissimi incarichi: è otto volte ministro della Difesa, cinque volte ministro degli Esteri e copre anche la carica di ministro degli Interni e ministro delle Finanze. Nel 1972 diviene Presidente del Consiglio, ma il Governo cade dopo soli nove giorni. Andreotti ricoprirà questa carica altre sei volte, a partire dal 1978, portavoce di un partito, la Democrazia cristiana, che muore oggi insieme a lui, suo ultimo esponente.

Muore Giulio Andreotti

E' proprio sotto i sette mandati di Andreotti che l'Italia conosce momenti importanti ma anche le pagine più nere della sua storia. Porta la firma di Andreotti il trattato di Maastricht, la legalizzazione dell'aborto ed è sua anche la decisione di adottare l'inno di Mameli come inno d'Italia. Per mano sua il nostro Paese è passato da contadino ad una delle cinque maggiori potenze economiche, negli anni del “boom”; anche se non senza gravi ripercussioni sulla nostra società. Portano l'etichetta di “Governo Andreotti” anche l'omicidio di Aldo Moro, il compromesso storico, il terrorismo, il bacio con Totò Riina, il caso Pecorelli e molti altri scandali che hanno visto coinvolta la bandiera di Dc. Tra questi il “processo del secolo”, quello che lo condannava di complottare con la mafia; processo dal quale è uscito praticamente indenne.
Nel 1991 diventa Senatore a vita continuando a partecipare attivamente alla vita politica italiana. Fino alla fine, fino ad oggi, giorno in cui ci ha lasciato, portando via con sé numerosi segreti legati all'Italia del Novecento.

I funerali
« Cosa vorrei sulla mia epigrafe? Data di nascita, data di morte. Punto. Le parole sono epigrafi tutte uguali. A leggerle uno si chiede: ma se sono tutti buoni, dov'è il cimitero dei cattivi?». E' così che Giulio Andreotti rispondeva a chi gli chiedeva come avrebbe voluto essere ricordato. Senza troppe celebrazioni e lusinghe. E così sarà: la camera ardente non si terrà al Senato, ma all'interno del suo studio a Corso Vittorio. Anche i funerali saranno all'insegna della moderazione e della sobrietà: le esequie saranno celebrate privatamente domani, alle ore 14, presso San Giovanni dei Fiorentini, Chiesa a cui Andreotti era molto affezionato e nella quale si recava ogni giorno a sentir messa.

Di Francesca Ferrandi © Riproduzione Riservata
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