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Italicum: primo sì per la legge elettorale

L'Italicum supera i primi due scogli: le pregiudiziali di costituzionalità e il voto segreto. Prossimo appuntamento fissato all'11 febbraio.

Italicum: primo sì per la legge elettorale

La legge elettorale proposta da Matteo Renzi, dopo l'accordo messo a punto ieri con Silvio Berlusconi, ha superato il primo esame alla Camera. Sono state respinte questa mattina, con 351 no a fronte di soli 154 sì, le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Movimento 5 Stelle, Sinistra Ecologia e Libertà, Lega Nord e Popolari per l'Italia: la legge elettorale presentata da Matteo Renzi è perfettamente costituzionale. L'“Italicum” è poi riuscito a superare anche il secondo scoglio, quello rappresentato dal voto segreto, fortemente voluto dai grillini: i franchi tiratori ci sono stati, è vero, ma in numero veramente esiguo. Si stima siano stati tra i 20 e i 30, segno che nonostante tutto il Pd è compatto dietro alla leadership di Renzi.
Il prossimo appuntamento è fissato all'11 febbraio, quando inizierà il vero esame del testo e si metteranno al voto gli emendamenti.

L'accordo
In cosa consiste l'“Italicum”, la legge elettorale proposta da Matteo Renzi? L'accordo preso ieri con Silvio Berlusconi ha messo in chiaro gli ultimi dettagli: la soglia di accesso al premio di maggioranza è stata fissata al 37% ed è previsto il ballottaggio se nessuna coalizione riesce a raggiungerla. Il bonus sarà del 15% fino a un tetto massimo del 55%.
Rispetto al primo testo, cambiamenti anche per ciò che riguarda la soglia di sbarramento per l'accesso alla Camera riservato ai partiti coalizzati, abbassata dal 5% al 4,5%.
Inserita nuovamente anche la norma “Salva Lega”, fortemente voluta da Silvio Berlusconi come contropartita per chiudere l'accordo, che prevede che i partiti che raggiungono un quorum del 9% in almeno tre regioni entrano in Parlamento nonostante la soglia di sbarramento.

Le reazioni
La soddisfazione tra le fila renziane è chiaramente molto forte. «Mai più larghe intese grazie al ballottaggio - ha dichiarato il rottamatore fiorentino - mai più potere di ricatto dei piccoli partiti, mai più inciuci alle spalle degli elettori, mai più mega circoscrizioni. Con l'intesa sulla legge elettorale, nonostante i professionisti della critica, il passo avanti è enorme».
Nonostante il successo di questa mattina però c'è una minoranza del partito che continua a non essere convinta dell'accordo preso con Berlusconi. «Bene che si sia alzata la soglia a 37 – ha spiegato Alfredo D'Attorre - ma restano i nodi delle liste bloccate e delle soglie. È una legge troppo sbilanciata a favore di Berlusconi e di Forza Italia».
Scettica anche Stefania Giannini, segretaria di Scelta Civica: «L'intesa raggiunta tra Renzi e Berlusconi non convince. Nel merito perché, se da un lato la soglia per il premio di maggioranza al 37% rappresenta un passo avanti, di cui anche Sc è stata promotrice, fissare lo sbarramento al 4,5% per i partiti che si coalizzano è un compromesso che sa di vecchia politica e di scarsa dignità. Il dibattito Parlamentare potrà solo migliorare questo testo».
Forte, infine, la reazione di M5S, Fratelli d'Italia e Lega Nord che hanno deciso di uscire dall'aula dopo la votazione che ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità.

Di Francesca Ferrandi © Riproduzione Riservata
TAG  governo   renzi  
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