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Caso Yara, Bossetti interrogato. Si rifarà il test del Dna

Dopo tre ore di interrogatorio, non emerge nessun nuovo nome utile per gli inquirenti. Bossetti, però, dà la sua versione dei fatti: spiega perché il suo dna potrebbe essere stato trovato sugli abiti di Yara e perché si trovava a Chignolo dopo il ritrovamento del corpo

Caso Yara, Bossetti interrogato. Si rifarà il test del Dna

Aveva chiesto di essere interrogato e così è stato. Massimo Giuseppe Bossetti, per ora unico indagato per l’omicidio di Yara Gambirasio, ha incontrato il pm Letizia Ruggeri, rispondendo a tutte le domande del giudice e ribadendo la sua innocenza. L’interrogatorio è durato tre ore.

Bossetti aveva fatto intendere di avere un alibi e un altro nome da suggerire agli inquirenti, ma durante il colloquio l’operaio non ha nominato nessun altro. In compenso, ha spiegato perché il suo dna sarebbe stato trovato sui vestiti di Yara e perché si trovasse sul luogo del ritrovamento del corpo nei giorni successivi all’omicidio.

Le giustificazioni su dna e il sopralluogo a Chignolo d’Isola

Per il dna sembra che Bossetti abbia spiegato di perdere spesso sangue dal naso: un operaio del suo stesso cantiere potrebbe aver preso in prestito degli attrezzi “contaminati” per usarli contro Yara. Per quanto riguarda il sopralluogo nel Bergamasco, l’uomo ha spiegato di esserci andato in compagnia della moglie per pura curiosità. Anzi, per trovare il luogo esatto ha anche faticato.

False, per Bossetti, anche le accuse fatte dai colleghi e diffuse sui media. Le assenze improvvise accadevano di rado e sempre con una buona giustificazione. «Io non ho mai visto Yara». L’operaio e i suoi legali hanno ottenuto che venga rifatto il test del dna per confermare la compatibilità.



Insomma, ancora tanta confusione e nulla di fatto. Massimo Bossetti resta l’unico indagato in questo fatto di cronaca. Quel che è certo è che la sola prova del dna non basta per condannarlo. Resta da spiegare perché il telefonino dell’operaio si sia agganciato alle celle di Mapello in un orario compatibile con la scomparsa della ragazza; perché sia rimasto irreperibile il giorno del rapimento fino alle 7,30 del giorno successivo e perché abbia mentito sulla frequentazione del solarium vicino a casa della vittima.

I suoi legali commentano: «Questa è un’indagine pazzesca e non possiamo credere di poterla smontare in una settimana».

Di Caterina Michelotti © Riproduzione Riservata
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