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Elezioni europee 2014: la strategia di Renzi, Berlusconi e Grillo

Manca ormai poco al voto e Renzi, Berlusconi e Grillo mettono in atto le ultime strategie per accaparrarsi fino all'ultimo elettore

Elezioni europee 2014: la strategia di Renzi, Berlusconi e Grillo

La campagna elettorale è agli sgoccioli – domenica gli italiani andranno alle urne – e i leader politici assestano gli ultimi colpi contro gli avversari. La partita si gioca nelle piazze e in tv, due luoghi forse poco tecnologici, ma ancora i palchi migliori per ottenere visibilità. Persino Grillo, strenuo avversario dei talk show, pur di ampliare il suo pubblico, ha accettato l’invito di Bruno Verspa a “Porta a porta”.

L'affluenza alle urne, per le elezioni europee, è sempre stata bassa. Se attirare i cittadini alle nazionali e locali è già un'impresa, spingerli a votare quale partito mandare al Parlamento europeo è quasi utopia. Ma proprio ieri Napolitano, prevedendo l’astensionismo diffuso, ha lanciato un monito: «Andare a votare merita il nostro tempo e il nostro sforzo - ha detto - Il rischio è che vincano i populismi». Il presidente della Repubblica teme che le forze antieuropeiste (che hanno sempre più seguito secondo i sondaggi) abbiano la meglio e comincino a smantellare quanto fatto finora a livello europeo.


Cosa c'è in gioco
Ogni partito ha un motivo per prendere sul serio le elezioni europee. Il Movimento 5 Stelle pensa che un buon risultato alle urne lo metterebbe in una posizione di vantaggio anche nel panorama italiano. «Se vinceremo, avremo la conferma che il governo Renzi non ha più ragione di esistere e manderemo a casa anche Napolitano», ha annunciato Grillo qualche giorno fa, sollevando una marea di polemiche. Il Pd, da parte sua, spera di ricevere una legittimazione elettorale ottenendo anche la maggioranza in Europa. Anche se, a differenza di quanto detto da Grillo, per Renzi «il risultato di queste elezioni non avrà ripercussioni in nessun caso sugli sviluppi italiani».
Infine, il terzo partito, Forza Italia, si gioca il posto come secondo partito italiano, un risultato agognato anche alle ultime politiche e ancora più ambizioso oggi, viste le ultime vicende personali di Berlusconi, escluso dalle liste europee dalla pena accessoria del processo Mediaset.


La campagna degli insulti
Qualunque sarà l'affluenza, qualunque sarà il risultato, un fatto è certo: i toni di questa campagna elettorale sono stati tra i più violenti mai utilizzati. Se fino a qualche mese fa l'unico a sparare su tutti con toni forti era Grillo nei suoi comizi, ora, sullo stesso piano, si sono messi anche Berlusconi e Renzi. L'ex Cav, in uno degli ultimi interventi televisivi, ha risposto a tono ai «delinquente» gridati contro di lui dal leader 5 Stelle. «Non faccia la morale uno come Grillo, condannato per omicidio plurimo colposo per aver provocato un incidente d'auto mortale per i suoi tre passeggeri, di cui è rimasto incolume solo lui - ha detto il leader di Forza Italia -. E non parli di evasione fiscale: quando faceva il comico, lui per primo chiedeva di essere pagato in nero».
Grillo ne ha avuto per tutti: per Berlusconi, «un pover’uomo che non sa neanche più quello che dice», sul suo cane Dudù «che andrebbe vivisezionato», e su Renzi «figlio di troika» (la troika è l’organismo di controllo composto dai vertici delle più alte istituzioni europee: Commissione europea, BCE e FMI).
Renzi non si è risparmiato, chiedendo all’elettorato di «non mandare in Europa dei buffoni», cioè i “grillini”.


Le strategie
Se il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha le mani legate dai giudici (ha ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali, a patto che “si comportasse bene” ed evitasse di inveire contro il sistema giudiziario), Grillo e Renzi non conoscono nessun tipo di tregua.
Grillo, come detto in precedenza, ha deciso di fare «un atto puramente politico» e andare nel salotto politico più famoso della tv popolare, Porta a porta. Questo – non ne ha fatto segreto – per mostrare il lato moderato del Movimento, che non vuol più solo “pescare” gli elettori nelle piazze, ma anche tra i “morigerati”.

Renzi, invece, ha avviato una “Operazione Argo” (dal film di Ben Affleck): «per trascinare gli astenuti alle urne»: ha mandato tre personaggi che fanno presa nelle regioni del sud italia – Graziano Delrio, Giuliano Poletti e Maria Elena Boschi.

Di Caterina Michelotti © Riproduzione Riservata
TAG  governo  
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