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Strage a Sana'a: quattro kamikaze si fanno esplodere nelle moschee

Almeno 137 morti e 345 feriti nel massacro avvenuto nella capitale dello Yemen, rivendicato dall'Isis che ha voluto colpire la minoranza sciita degli houthi che controlla la città

Strage a Sana'a: quattro kamikaze si fanno esplodere nelle moschee

Il venerdì di preghiera è finito in tragedia a Sana'a, nello Yemen, dove due attacchi kamikaze hanno colpito due moschee della città, uccidendo almeno 137 persone e ferendone altre 345. Il massacro è stato rivendicato via Twitter dall'Isis. Probabilmente volevano colpire la minoranza sciita degli houthi, che da qualche mese ha preso il controllo della capitale deponendo il presidente che governava il paese. Erano loro a frequentare quei luoghi di culto. Un terzo attacco kamikaze, a Saada, nel Nord del paese, non è andato a buon fine ed è morto solo l'attentatore.

Nel primo attacco, avvenuto nella moschea Badr, a sud della città di Sana'a, il suicida si è fatto saltare in aria all'interno della struttura. E quando i fedeli sopravvissuti hanno cominciato a evacuare la moschea, un secondo kamikaze si è fatto esplodere all'ingresso. Nel secondo attacco, invece, avvenuto nella moschea di Al-Hashahush, a nord della capitale, il kamikaze ha azionato una cintura esplosiva mentre si trovava tra i fedeli.


I primi sospetti erano ricaduti sulla cellula yemenita di Al Qaeda, considerata la più pericolosa della rete terroristica che opera in Africa e Medio-Oriente. Ma Site Intelligence Group, che monitora le attività dei jihadisti online, ha trovato la rivendicazione dei «cinque attentati suicidi a moschee houthi nei governorati yemeniti di Sana'a e Saada» nei profili legati allo Stato Islamico. Come era avvenuto, tra l'altro, per l'attentato di qualche giorno prima a Tunisi. Il Washington Post ha lanciato un nuovo allarme: sembra che gli Stati Uniti abbiano inviato, negli ultimi anni, armi per il valore di oltre 500 milioni al governo, ma che ne abbia poi perso traccia. L'equipaggiamento militare potrebbe essere finito nelle mani dei terroristi, del Califfato o di Al Qaeda.

Il segretario dell'Onu Ban-Ki-moon ha «condannato fermamente» questi attacchi, lanciando un appello perché le parti mettano da parte le ostilità per tentare una mediazione. «Tutte le parti devono rispettare gli impegni presi per risolvere le divergenze con mezzi pacifici e dovrebbero impegnarsi in buona fede nei negoziati, facilitati dalle Nazioni Unite, al fine di raggiungere un accordo».

Di Caterina Michelotti © Riproduzione Riservata
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