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Donne e lavoro

Cosa vuol dire essere una donna? Quali difficoltà incontra la donna nel mondo del lavoro? Come si può conciliare il trinomio lavoro-moglie-madre? Ecco qual è realmente la situazione della donna in Italia.
  Di Nicole Steiner

Nell’ultimo secolo la donna è riuscita a farsi largo sia nel mondo del lavoro sia nella mentalità di chi la voleva solo come madre e casalinga, ma realmente quali sono le barriere che è riuscita ad abbattere?
Anche se i tempi sembrano cambiati, molti dei diritti che sono stati riconosciuti alla donna non sempre vengono rispettati, soprattutto nel mondo del lavoro. La Strategia di Lisbona (il programma di riforme economiche che prevede di sostenere lo sviluppo, le riforme economiche e la coesione sociale) sostiene che entro il 2010 l’occupazione femminile salirà al 60 %. Oggi in Italia siamo fermi al 46 %. Inoltre le donne, a parità di competenza e conoscenza, hanno una busta paga inferiore rispetto ai colleghi maschili.


Oggi la donna deve riuscire a conciliare il lavoro fuori casa con quello dentro casa; sì perché sotto molti punti di vista quello che la donna svolge in casa è un vero e proprio lavoro e sarebbe giusto che venisse riconosciuto come tale anche dallo stato. Non si tratta solo di organizzare la propria giornata, ma anche di riuscire a mantenere un equilibrio mentale stabile.  Alcune categorie lavorative, come per esempio le cooperative, molto spesso impediscono alla donna di affermarsi come madre, perché sempre più spesso dopo il periodo di maternità non viene data la possibilità di reinserirsi nel lavoro. Anche se in Italia ci sono delle leggi che tutelano questa situazione, realmente sono pochi i casi di madri-lavoratrici che riescono a far valere i propri diritti, per tale motivo sempre più si presenta come barzelletta la richiesta di dare ai padri gli stessi benefici. Sarebbe meglio se le istituzioni riuscissero a far rispettare le leggi sulla maternità a 360 gradi in favore delle donne, e dopo pensare di adeguarsi agli altri paesi europei.

Prendiamo come esempio il lavoro delle insegnanti; il loro è un mestiere che richiede veramente molta passione e pazienza, perché le classi sono sempre più numerose e i bambini non hanno tutti lo stesso carattere. Di conseguenza un’insegnante deve essere in grado di trovare per ogni bambino un metodo educativo adeguato; questo è tutt’altro che semplice. Quando termina la sua giornata lavorativa, l’insegnante va a casa e, come molte donne, si trova a dover affrontare la vita di ogni mamma, molto spesso con bambini piccoli. Ho personalmente affrontato il discorso con giovani mamme insegnanti, e mi hanno affermato che il rientro dopo la maternità è un duro attacco ai nervi; che ci vuole molta pazienza, molto spesso più con i propri figli dopo una giornata di lavoro che con quelli degli altri.
Mimosa  L’8 marzo 1908, 129 donne lavoratrici persero la vita in un incendio che divampò in un opificio di Chicago in cui stavano lavorando. Dopo questa tragedia l’8 marzo è diventata la Giornata Internazionale delle Donne, in memoria di tutte quelle che sono morte sul lavoro. Il simbolo di questo giorno è la mimosa, ma realmente non basta un mazzetto di fiori una volta l’anno come riconoscimento per tutto ciò che la donna fa. Il rispetto verso chi mette impegno e soprattutto passione e amore nel conciliare il lavoro con la famiglia, o meglio, con tutto il resto del mondo, lo si dimostra tutto l’anno.

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