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Violenza sulle donne: la Boldrini partecipa al convegno

Sempre più donne sono vittime di abusi e c'è sempre più bisogno di trovare una soluzione a tale problema. E' stato questo il tema del convegno che si è tenuto ieri a Roma, a cui ha partecipato anche Laura Boldrini
  Di Francesca Ferrandi

Si è tenuto ieri a Roma il convegno riguardo la violenza sulle donne. Organizzato dall'associazione D.I.Re (Donne in rete contro la violenza), l'incontro ha trattato il tema della libertà delle donne dalla violenza, proponendo varie soluzioni per raggiungere tale obiettivo.

Il dottor Luciano Garofano, ex comandante dei RIS dei Carabinieri di Parma, ha mostrato gli agghiaccianti dati che riguardano, in prima persona, il nostro Paese. Sono state circa 15mila le donne vittime di abuso nel 2012, la maggior parte delle quali hanno subito la violenza all'interno delle mura domestiche. Tra queste, circa il 70% sono italiane e, sempre secondo i dati, ammonta a 125 il numero di donne uccise lo scorso anno.

Numeri in costante aumento che fanno rabbrividire anche i meno sensibili al tema.

Una soluzione a questo problema è stata proposta dall'Anci (Associazione nazionale comuni italiani) che ha stipulato ieri un protocollo di intesa con l'associazione Dire. Tale protocollo stabilisce una collaborazione con gli enti locali al fine di contrastare il problema, in costante aumento, della violenza sulle donne. Tra le soluzioni pensate ci sarebbero l'inserimento di nuovi centri specializzati, la formazione di una polizia a questo riservata e una campagna sensibilizzatoria verso i Comuni.

Violenza donne

L'intervento della Boldrini
Durante il convegno ha deciso di dire la sua anche Laura Boldrini, Presidente della Camera dei deputati, volenterosa di far aprire gli occhi sulla gravità e sulla diffusione del problema.
«Ci sono almeno due concetti – ha dichiarato la Boldrini - che potrebbero essere evitati nelle cronache ormai quotidiane sulla violenza contro le donne. Il primo è il concetto di "emergenza", il secondo è quello di “raptus”. Quando si va a leggere il pezzo si capisce che di improvviso non c'è stato proprio nulla. Ciò che è stato definito "raptus" era invece un gesto ampiamente annunciato. Ecco perché parlare di morti improvvise appare addirittura grottesco. Sette donne su dieci, prima di essere uccise, avevano denunciato una violenza o avevano chiamato il 118. E allora perché non sono state protette? Dunque il più delle volte sarebbe meglio parlare di assassinii premeditati e di omissioni da parte di chi avrebbe potuto e dovuto tutelare le vittime».

Per l'Onorevole Laura Boldrini «sarebbe utile introdurre un'aggravante per i casi di femminicidio. Non servono nuove norme, ma un'effettiva applicazione di quelle già esistenti. Se è così, allora bisogna capire dove e perché si inceppa il meccanismo dell'attuale legislazione». L'idea della Boldrini è quella di «immaginare una sorta di monitoraggio dell'applicazione delle norme in materia di violenza alle donne».
La presidente della Camera ha poi continuato il suo discorso denunciando la scarsità di strutture dedicate a questo tema – case-rigufio e centri antiviolenza.

Violenza donne

Le strutture
In Italia la carenza di strutture per il rifugio, fisico e psicologico, delle donne è un dato allarmante, che fa sempre più preoccupare. Sempre più donne hanno bisogno di aiuto e sempre meno riescono a trovarne nel nostro Paese. I centri antiviolenza su tutto il territorio ammontano alla misera quota di 130 strutture – di cui meno della metà hanno la possibilità di ospitare le donne bisognose – mentre il Consiglio d'Europa ha raccomandato la presenza di un centro ogni diecimila persone; la quota da raggiungere, ancora lontana anni luce, sarebbe quindi quella di seimila case rifugio.

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