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Jobs Act: quali sono le novità?

Superamento dell'articolo 18, nuovi contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti, eliminazione dei contratti a progetto, tutele per la maternità: scopriamo insieme le novità del Jobs Act
  Di Francesca Ferrandi

Via libera ai decreti attuativi del Jobs Act. In questa settimana la riforma del lavoro, approvata dal Parlamento ad inizio di dicembre, ha iniziato a prendere vita grazie al lavoro del Consiglio dei Ministri, riunitosi proprio in questi giorni. I primi due decreti attuativi ad essere approvati in via definitiva sono stati quelli riguardanti il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e i nuovi ammortizzatori sociali. Si tratta di riforme che hanno fatto molto parlare di sé: nascono con lo scopo principale di far diminuire vertiginosamente la stipulazione di contratti a termine, ma permettono anche di dire addio all'articolo 18. «Al centro delle misure del Governo – ha spiegato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti - c'è una cosa semplice ma essenziale: in Italia da molti anni è diventato normale assumere con tutte le forme di contratto meno il contratto a tempo indeterminato. La scommessa è rovesciare questo fatto, la normalità sia l'assunzione a tempo indeterminato, lo devono fare tutti».

Per capirne di più, vediamo insieme le novità principali contenute nei decreti attuativi approvati in questa settimana.

 

Contratto a tutele crescenti
A partire dal primo marzo, i nuovi assunti a tempo indeterminato stipuleranno con l'azienda un nuovo tipo di contratto che prevede una serie di garanzie crescenti, destinate cioè ad aumentare in relazione all'anzianità di servizio. I diritti legati a questo contratto saranno gli stessi previsti nel suo antenato: malattia, maternità, ferie e quant'altro restano quindi preservate.
Il vero cambiamento riguarderà invece i licenziamenti, tema in cui si fa ben sentire l'abolizione dell'articolo 18: chi verrà assunto con un contratto a tutele crescenti, infatti, potrà ottenere il reintegro nel posto di lavoro solo nel caso di licenziamenti discriminatori o dimostrando al giudice la propria innocenza nell'ambito di un licenziamento disciplinare. In tutti gli altri casi di licenziamento senza giusta causa, al dipendente spetterà solo un indennizzo pari a due mesi di stipendio per ogni anno di lavoro nell’azienda .
Il contratto a tutele crescenti è però il cavallo di battaglia del Governo, con cui il Premier e i ministri sperano di far aumentare la stipulazione di contratti a tempo indeterminato: su questo tipo di assunzioni, infatti, scatta per l'azienda uno sconto sul costo del lavoro che può arrivare fino a 8.060 euro all’anno per tre anni, per cui la speranza è che i datori di lavoro, allettati dal risparmio, prediligano per un nuovo assunto questo tipo di contratto.

Altri tipi di contratto
Addio ai contratti a progetto: a partire dal 1 gennaio 2016, con il termine di quelli in corso, non si potranno più stipulare contratti del tipo co.co.co. e co.co.pro. con cui in Italia sono state assunte circa 502mila persone; alla loro scadenza, questi contratti potranno essere trasformati in contratti a tempo indeterminato grazie ad alcune agevolazioni. Stop anche ai contratti di associazione in partecipazione, usati principalmente nell'ambito del commercio.
Rimangono invece invariati i contratti a tempo determinato – il cui tetto di durata resta di 36 mesi, con un massimo di 5 proroghe - e il lavoro a chiamata. Agevolati invece gli apprendistati, i cui costi per le aziende verranno ridotti con lo scopo di incentivarne l'utilizzo.

Ammortizzatori sociali
I nuovi contratti agevolano i licenziamenti, e per questo motivo sono stati previsti degli ammortizzatori sociali per coloro che perderanno il lavoro, a patto che abbiano versato contributi pari a 13 mesi in 4 anni e 30 giorni negli ultimi 12 mesi.
Dal primo maggio i disoccupati avranno diritto alla Naspi – che andrà a sostituire Aspi e mini Aspi – ovvero ad un assegno pari al 75% della retribuzione media degli ultimi 4 anni, fino ad un massimo di 1.300 euro. Questa indennità avrà la durata di 24 mesi, ma che scenderà a 18 a partire dal 2017. Se alla fine di questo periodo il lavoratore non avrà trovato un nuovo impiego, in casi di particolare bisogno potrà contare sull'Adsi, un ulteriore assegno della durata di sei mesi.

Maternità
Importanti le novità apportate al lavoro in ambito di maternità, il cui diritto verrà esteso anche alle lavoratrici prive di contratto a tempo indeterminato. Si tratta di un grande passo avanti, che permette un rilancio della famiglia all'interno della società.
Si potrà usufruire del congedo di maternità retribuito fino ai 6 anni, e non più fino a 3 come era previsto in precedenza; l'indennità di maternità potrà inoltre essere estesa alla figura del padre nel caso in cui la donna non possa goderne.
Le stesse tutele verranno inoltre estese anche in caso di adozione o di affidamento dei minori per una parificazione dei diritti di questi tipi di famiglie.

Part-time
In caso di gravi patologie, croniche o degenerative, il lavoro a tempo pieno potrà essere trasformato in un lavoro part-time.

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