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- I PINGUINI SONO LENTI - I pinguini sono animali molto lenti. E pazienti. Io so che i maschi sono più bravi delle femmine. E ieri è stata una giornata terribile. Avrei proprio voluto avere un babbo pinguino, magari un pinguino imperatore, invece il mio babbo arriva sempre tardissimo e arrabbiato e la mamma ieri sera aveva cucinato il suo piatto preferito: il coniglio fritto con la pastella, patatine fritte e insalata. Io e Bernie avevamo già divorato tutto, era rimasta solo un’aletta (che il coniglio non ce l’ha, ma Bernie chiama così ogni coscetto). Bernie fa solo la seconda elementare. I pinguini comunque mangiano pochissimo, solo quando ne hanno proprio necessità. Io lo so. Il babbo arriva sempre tardi: se c’è una partita di calcio di Bernie che inizia alle 21,00 lui puoi star sicuro che arriva mezz’ora dopo, se c’è una cena di Natale con le nonne lui finisce di mettere le lucine all’albero quando noi siamo già al cappone. Lui non è paziente e aspetta sempre l’ultimo minuto per fare le sue cose. Avevo fatto fare una maglietta bianca con su scritto mio babbo è un pinguino imperatore, ma gliela regalerò solo quando se la meriterà. Forse non gliela darò mai più. Ieri sera è arrivato trafelato a bestia e, per carità, nessuno si meraviglia,”è il solito tran tran”, dice la mamma. Mai capito il significato di “tran tran”: a volte ho pensato che la mamma si riferisse agli autobus sulle rotaie, oppure a un treno veloce veloce, oppure alla sveglia. Poi, dopo che mi sono documentato sui pinguini, ho capito che tran tran vuole dire quello che fanno i pinguini maschi. I pinguini maschi stanno per più di centoventi giorni tutti in piedi, sotto le tormente dell’inverno, sul ghiaccio, a meno 60 gradi, con l’uovo da covare nel ventre, e sono tutti ammassati, accalcati, come in un grande puzzle. Aspettano che la femmina torni con il cibo per il nuovo nato. Stanno uno addosso all’altro, migliaia di migliaia, formando una gigantesca chiazza nera sul candido ghiaccio del Polo. Tipo quando accompagno la mamma alla posta, anzi molto peggio. In quei giorni non mangiano pesce e quindi dimagriscono anche. Bravissimi. Pazienti fino all’esagerazione. Mio babbo non è come i pinguini. Lui non ha ancora capito cosa vuol dire tran tran. “Ciao bambocci, come va?”. “Ciao babboooo”. La sua faccia è un sorriso forzato come dopo un lifti (come si è fatto la nonna alle poppe), la nostra faccia invece è illuminata come quando apri la finestra la mattina ed il sole ti bacia in fronte. Ma lui non è un pinguino. Non gliene frega niente della famiglia. Però i nostri compleanni se li ricorda sempre. E qualche volta ci porta anche al cinema e ci compra il pop corn. In quei rari momenti è adorabile e Bernie gli sale in collo. Lui stravede per il babbo. Io ne ho viste di più e allora ne ho un po’ meno. Con l’età si cambia, si sa. In quei centoventi giorni le femmine percorrono un lungo tragitto ghiacciato verso il mare, in cerca di una tavola apparecchiata. Quando finalmente arrivano al mare e si tuffano starnazzando fanno incetta di pesci. Però non li ingoiano, perché devono tenerli in bocca per tanti giorni per poi cibare il piccolo quando ritornano, se ritornano. Mia mamma invece ha sempre mangiato avanzi. Invece che in bocca li tiene nel frigo. E mio babbo non ha mai covato alcun uovo, né è mai stato per più di un giorno a pancia vuota. La tormenta non la conosce neanche. Come il tran tran. Insomma, ieri sera è stata una giornata terribile. Io e Bernie avevamo anche messo le pagelle di fine anno sotto la sua scodella. Bernie mi dice: Pippo il babbo stasera mangia solo il gelato, metti le pagelle nel congelatore accanto ai cornetti alla cioccolata, tanto lui almeno uno se lo mangia. Io lo guardo e gli sorrido. Bernie ha solo 7 anni. I pinguini maschi, dopo che le loro mogli sono ritornate con il gargarozzo pieno di pesce per il piccolo e hanno riconosciuto la famiglia con un semplice fischio, e i pinguini maschi ad attendere le mogli pinguine sono migliaia, stanchi e digiuni da più di quattro mesi, si incamminano anche loro verso il mare. Poi potranno abbuffarsi, ma molti di loro moriranno. Ci sono infatti le orche, gli elefanti marini, le otarie. Loro i pinguini li aspettano sott’acqua, sanno quando verranno e sanno che quando si tuffano nei buchi del ghiaccio lo fanno sempre senza guardarsi intorno. Perché sono molto stanchi, hanno camminato tanto e non vedono l’ora di gettarsi in acqua. E loro sono lì sotto il mare, come una vipera tra l’erba. La mamma sembra stufa del babbo da un po’ di tempo. Il babbo non è un pinguino e la mamma forse l’ aspetta tra l’erba. Forse preferirebbe che una sera non tornasse, magari perché divorato da un’otaria. Però una volta mi ricordo di averli visti baciarsi e il babbo disse ti amo tanto. Una volta sembravano come il burro e il miele, piano piano però hanno cominciato a litigare, soprattutto a causa nostra. Forse anche a causa della segretaria del babbo che gli telefona, dice la mamma, un po’ troppo. Ma una volta lui la portava anche a cena fuori. Il bello dei pinguini marito e moglie è che loro non litigano mai, anche perché forse non saprebbero come farlo. Il babbo è al telefono ed urla. A tavola però non si dovrebbe leggere, né usare il cellulare. La mamma va all’acquaio e cerca di fare più rumore possibile con le stoviglie. In questo è sempre stata bravissima. Fa un gran baccano, tanto che il babbo mette la mano sul cellulare, si alza da tavola ringhiando e chiude violentemente la porta di legno di cucina, urlando vaffanculo. Poi chiude la scatolina nera e torna a sedersi tra me e Bernie, sorridendo. Io e Bernie ormai siamo abituati e continuiamo a scherzare sopra ai piatti vuoti, ma a me non sfuggono gli occhi nervosi della mamma, che corrono come un treno locale che alle stazioni giuste si ferma: ai nostri piatti per vedere se sono vuoti, alle nostre mani se sono pulite o unte, al cellulare del babbo, al cellulare del babbo, al babbo, al cellulare del babbo. Il sorriso del babbo è lo stesso che ho anch’io quando mi fanno il prelievo del sangue: una luce fioca come il faro destro ammaccato della macchina della mamma. La mamma ha rotto due bicchieri, il babbo non scrolla un muscolo. Il babbo è alto, corporatura robusta, ama il baseball, crede di avere il braccio sinistro imbattibile, è vestito elegante, ha la voce rauca perché fuma molti sigari. Gli occhi parlano di rosso, sempre. Lo stress, lui dice, dipende dal tran tran. A volta adopera parole di cui non conosce il significato. I pinguini sono tutti alti, anche se non sembra. Ai pinguini comunque non serve essere tanto alti, tanto loro devono solo tuffarsi in quelle piccole buche che le lande ghiacciate, ogni tanto, lasciano loro. Ma per l’eleganza non se ne parla. Sono il top. Gran Livrea. L’andatura, poi. Non come il babbo, che inciampa sugli scalini di casa. La mamma è magra, ha sempre i pantaloni stretti ed i capelli lunghi, non se li taglia mai, gli occhi verdi che parlano. Ma quando cammina ha un bel portamento, invece il babbo no. Ieri sera la mamma non si è comportata da pinguina, perché a tavola non è più tornata. Il babbo si è alzato da tavola diretto verso la caffettiera sulla cucina, piena di caffè appena venuto. Nel frattempo manovrava il Nokia, stava digitando sulla tastiera, era un sms. La mamma, anticipando le sue mosse come una vipera tra l’erba, afferra la caffettiera e ne scaglia il contenuto fumante sulla mano destra del babbo, che urla di dolore. Poi afferra un pezzo del bicchiere rotto e lo colpisce sotto il mento, giugulare presa in pieno. Il babbo sembra un’orca fiocinata. Oscilla, barcolla, cade, si rialza, cade di nuovo. Un gran tonfo sul pavimento che fa sobbalzare soltanto le posate. Ha gli occhi aperti come i nostri. La vipera in mezzo all’erba si avvicina alla tavola, io e Bernie siamo abbracciati, con un sibilo ci chiede se vogliamo assaggiare la sua torta al cioccolato. Mamma pinguina.

~ zakka ~

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