Il muscolo dell’anima è il muscolo “nascosto” che può cambiare il modo in cui cammini, respiri e senti la schiena

Chiara Marino  | 30 Giu 2026
psoas

Ti è mai capitato di alzarti dalla sedia con la sensazione di avere l’anca “bloccata” o la zona lombare rigida, come se qualcosa tirasse da dentro? Potrebbe entrarci il psoas, un muscolo profondo di cui si parla tantissimo in yoga, Pilates e stretching, ma che spesso viene semplificato troppo. Il psoas è uno dei principali flessori dell’anca: ti aiuta a portare il ginocchio verso il busto, quindi entra in gioco quando cammini, sali le scale, corri, fai affondi o semplicemente ti alzi dal divano. Fa parte del complesso ileopsoas insieme all’iliaco e, dal punto di vista anatomico, il grande psoas origina dalle vertebre tra T12 e L5 e arriva al piccolo trocantere del femore. Non è un dettaglio da manuale: questo spiega perché può influenzare sia il bacino sia la zona lombare. È anche un muscolo che partecipa alla stabilità della colonna durante i movimenti dell’anca. Tradotto: non serve solo a “tirare su la gamba”, ma dialoga continuamente con addome, glutei, diaframma e schiena. Quando questo equilibrio si altera, alcune persone con mal di schiena possono percepire rigidità, fastidio all’inguine o tensione nella parte anteriore dell’anca.

Quando il dolore psoas si fa sentire davvero

Il cosiddetto dolore psoas non sempre si presenta in modo chiaro. A volte sembra un fastidio lombare. Altre volte lo senti davanti all’anca, nella piega inguinale, oppure come una tensione profonda quando provi a fare un affondo o una posizione yoga tipo Anjaneyasana. Succede spesso dopo giornate molto sedentarie. Stai seduta per ore, magari con il busto leggermente chiuso e il bacino “spento”; poi ti alzi di colpo, vai in palestra e pretendi che il corpo risponda come se fosse già caldo. Il psoas, rimasto a lungo in posizione accorciata, può reagire con rigidità o irritazione. Anche l’opposto, però, può creare problemi: troppo carico, troppa corsa in salita, troppi esercizi intensi senza recupero. Lo psoas può infastidirsi sia per scarso utilizzo sia per sovraccarico. Attenzione, però: non tutto ciò che tira davanti all’anca è automaticamente psoas. Dolori simili possono dipendere anche da stiramenti dei flessori dell’anca, problemi lombari, impingement dell’anca o altre condizioni che richiedono valutazione. Se il dolore è forte, compare dopo un trauma, peggiora camminando, dà zoppia, formicolii, perdita di forza o non migliora, meglio consultare un fisioterapista o un medico.

Il falso mito: “se fa male, devo solo allungarlo”

Qui cascano in tanti. Senti tirare, cerchi su Google “stretching psoas”, fai l’affondo più profondo che riesci, spingi il bacino in avanti e magari inarchi la schiena. Risultato? A volte stai peggio. Il motivo è semplice: un muscolo può sembrare “corto” anche perché è debole, irritato o perché il sistema nervoso lo tiene in protezione. In questi casi, stirarlo con forza non è una grande idea. Serve un mix più intelligente: mobilità, respirazione, forza leggera e controllo del bacino. Lo stretching può aiutare, sì, ma va fatto con misura. Per il mal di schiena, esercizi di stretching e rinforzo possono essere utili, soprattutto se coinvolgono schiena, addome, glutei e gambe; se il dolore è presente, l’approccio deve essere lento e prudente.
Lo stretching psoas più famoso è l’affondo basso, ma la differenza la fa la tecnica. Non devi “strappare” la parte davanti dell’anca. Devi creare spazio. Immagina questa scena: sei in ginocchio sul tappetino, una gamba avanti con il piede ben appoggiato, l’altro ginocchio a terra. Prima di spingerti in avanti, fai una piccola retroversione del bacino, come se volessi portare leggermente il pube verso l’ombelico. Poi attiva il gluteo della gamba dietro. Solo a quel punto avanza di pochi centimetri. Se senti lo stretch davanti all’anca, sei sulla strada giusta. Se senti compressione lombare, hai probabilmente inarcato troppo la schiena. La Cleveland Clinic consiglia proprio di evitare l’arco lombare durante l’allungamento in mezzo affondo e di mantenere attivi i glutei per indirizzare meglio il lavoro sullo psoas. Mantieni la posizione per 20-30 secondi respirando lentamente, senza molleggiare. Una sensazione di tensione moderata va bene; dolore pungente, bruciore o fastidio che aumenta no. Il corpo va ascoltato, non convinto con la forza.

Esercizi psoas: non basta allungare, bisogna rieducare

Gli esercizi psoas migliori non sono per forza complicati. Anzi, spesso funzionano proprio quelli semplici, fatti con precisione. L’obiettivo non è “sbloccare” tutto in una seduta, ma insegnare al muscolo a lavorare senza rubare spazio alla schiena. Ecco una mini routine adatta a chi pratica fitness, yoga o stretching, da fare con calma:
Respirazione supina con gambe piegate: sdraiati a pancia in su, piedi a terra, ginocchia morbide. Appoggia una mano sul basso ventre e una sulle costole. Inspira dal naso, espira lentamente e lascia che la zona lombare si avvicini al tappetino senza schiacciarla con forza. Fai 6-8 respiri.
Tilt del bacino: dalla stessa posizione, muovi il bacino avanti e indietro in modo piccolo, come se volessi alternare una leggera curva lombare a un appoggio più pieno della schiena. Harvard Health propone il pelvic tilt tra gli esercizi utili per la zona lombare.
Marcia lenta da sdraiata: solleva un piede alla volta di pochi centimetri, mantenendo stabile il bacino. Se la schiena si inarca, riduci il movimento.
Ponte glutei: piedi a terra, spingi sui talloni e solleva il bacino attivando i glutei. Non salire troppo: cerca una linea fluida tra spalle, bacino e ginocchia.
Mezzo affondo controllato: chiudi con lo stretching, non con aggressività. Bacino stabile, gluteo attivo, respiro lento.
La marcia, cioè il gesto di portare il ginocchio verso il petto, viene indicata anche come movimento utile per far lavorare lo psoas, perché richiama la sua funzione principale di flessore dell’anca.

Per chi fa yoga: il psoas ama la profondità, ma non la fretta

Nel mondo yoga lo psoas viene spesso chiamato “muscolo dell’anima”. È una definizione suggestiva, bella anche, ma non dobbiamo trasformarla in magia. Di certo è un muscolo profondo, vicino al bacino e coinvolto nella postura; per questo alcune posizioni possono far emergere sensazioni intense.
Se pratichi yoga, osserva cosa succede in:
Affondo basso, quando l’anca posteriore si apre.
Virabhadrasana I, se tendi a inarcare la zona lombare.
Navasana, dove i flessori dell’anca lavorano molto.
Setu Bandhasana, il ponte, che può aiutare ad attivare i glutei e ridurre la sensazione di “presa” davanti alle anche.
Il punto non è evitare queste posizioni, ma modularle. Usa supporti, accorcia il passo, piega leggermente le ginocchia, respira. Lo yoga per la schiena può essere utile quando viene praticato in modo sicuro, con movimenti lenti e attenzione al respiro.
Per le persone con mal di schiena, lo psoas può essere un tassello del puzzle, non l’unico colpevole. La lombalgia raramente dipende da un solo muscolo “cattivo”: spesso entrano in gioco sedentarietà, stress, sonno, carichi di allenamento, postura mantenuta a lungo, debolezza dei glutei, rigidità toracica e respirazione superficiale. Un buon segnale? Dopo una routine leggera senti più mobilità, cammini meglio e il fastidio diminuisce. Un segnale da non ignorare? Il dolore aumenta, si irradia alla gamba, compare debolezza o senti che qualcosa “non torna”. In quel caso, fermati e chiedi una valutazione: un professionista può capire se serve lavorare sullo psoas, sui glutei, sul core o su altro.

Chiara Marino
Chiara Marino

Chiara scrive di salute, benessere e stili di vita con un approccio semplice, pratico e vicino alla quotidianità. Ama trasformare consigli utili, buone abitudini e piccoli gesti di cura personale in contenuti chiari, accessibili e facili da mettere in pratica.



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