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Sindrome da stanchezza cronica

Un disturbo che non permette di lavorare, uscire e fare le semplici cose quotidiane

Sindrome da stanchezza cronica

Sono 17 milioni, le persone in tutto il mondo che, a causa della sindrome da stanchezza cronica, devono smetter di lavorare, uscire e fare semplici cose, perché la stanchezza è davvero pesante. Non si tratta di semplice affaticamento, ma di un disturbo vero e proprio, molto spesso difficile da diagnosticare. Tuttavia oggi uno studio sembra aver individuato l’origine del male e quindi apre la strada a nuove cure.



La sindrome da stanchezza cronica
La malattia è stata scoperta negli Usa nel 1980, ma il riconoscimento è arrivato solo nel 1999, quando sono stati “mappati” sintomi e malati che per sbaglio erano stati considerati depressi. Questo disturbo colpisce maggiormente le donne, tra i 18 e i 45 anni e, anche se di difficile diagnosi, la sindrome da stanchezza cronica è caratterizzata da alcuni sintomi. I campanelli d’allarme che devono essere presi in considerazione sono:

  • Forte stanchezza da almeno 6 mesi, che costringe a rinunciare alle classiche attività quotidiane, dal lavoro alle relazioni sociali; il disturbo aumenta dopo l’attività fisica e non passa nemmeno con il sonno.
  • Problemi di memoria, concentrazione e mal di testa.
  • Dolori muscolari e articolari
  • Mal di gola e faringiti
  • Aumento delle ghiandole del collo e fastidio in questa parte.

Credits: Foto di @janprazak | Pixabay
La diagnosi

La difficoltà maggiore per chi soffre di questa sindrome è avere una diagnosi certa; le cause della malattia non sono ancora note e i sintomi possono essere simili a quelli di molti altri disturbi. Il responso arriva eliminando dalla lista le altre possibili malattie. Attraverso i primi controlli vengono escluse le malattie reumatiche, le infezioni croniche e i disturbi della tiroide.
Spesso la sindrome da stanchezza cronica viene confusa con la depressione, soprattutto per il senso di spossatezza e apatia, e quindi è fondamentale una visita psichiatrica. Nei centri specializzati si fanno anche degli appositi test, come la misurazione della soglia del dolore, che nei malati è più bassa della norma, oppure viene dosata la prolattina in seguito l’assunzione di un farmaco.
Un nuovo studio ha identificato l’origine di questo disturbo nello xenotropic murine leukemia virus, un retrovirus della stessa famiglia dell’Hiv. Tuttavia si tratta di studi che necessitano ancora di ricerche e di conferme.


Le cure
Per avere una diagnosi e una cura per questo disturbo in Italia ci sono alcuni centri all’avanguardia: ad Aviano, Chieti, Pavia, Belluno e Pisa. Inoltre, negli ultimi anni sono state fondate 4 associazioni per dare visibilità e sostegno ai malati, consultabili su Cfsitalia.it.
Attualmente le cure utilizzate sono i farmaci antiossidanti, dati sottoforma di integratori alimentari, perché chi soffre di questo disturbo ha una carenza di radicali liberi. Oppure vengono usati i grassi insaturi e, in altri casi, il cortisone.

Di © Riproduzione Riservata
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