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I sensi di colpa portano alla depressione

Essere responsabili è giusto, esagerare con i sensi di colpa è dannoso, può anche portare alla depressione.

I sensi di colpa portano alla depressione

Una ricerca condotta da neuropsichiatri britannici di Manchester ha confermato che spesso la depressione è legata a doppio filo ad un esagerato senso di colpa. Osservando il cervello di un gruppo di persone depresse, si è scoperto che due aree cerebrali non risultano collegate tra loro e questa mancanza di “sintonia” impedisce la normale rimozione dei tramite delle esperienze negative.

Secondo questi scienziati il “dialogo” tra le due aree del cervello consentirebbe la rimozione dei traumi e il superamento delle sensazioni negative, come i sensi di colpa. Se il dialogo è interrotto, esse non vengono elaborate né superate.

Il dottor Roland Zahn, uno degli studiosi di questa teoria, analizzando gli esami effettuati, ha rivelato che le persone con storie di depressione non hanno saldamente in coppia le regioni del cervello associate al senso di colpa. Questo discoppiamento si verifica solo quando queste persone si sentono in colpa, quando biasimano se stesse, ma non quando sono arrabbiate o criticano gli altri. Ciò indica che c'è una mancanza di accesso ai dati su cosa sia esattamente inadeguato nel loro comportamento, estendendo così il senso di colpa a fatti di cui non sono davvero responsabili.

Una teoria anticipata da Freud
Questo studio conferma le vecchie teorie del padre della psicanalisi, Sigmund Freud, che differenziava la depressione dalla tristezza proprio per un esagerato senso di colpa e la tendenza eccessiva a biasimare se stessi. Gli studi britannici sono quindi un'ulteriore prova che i fattori organici e quelli psichici sono strettamente connessi tra loro e i primi intervengono sui secondi e viceversa.
Un ambiente colpevolizzante può perciò influire non solo sulla condizione psicologica di un bambino, ma anche sul suo sviluppo cerebrale e sulla funzionalità del suo cervello.


Tutto ha origine nell'infanzia
Il senso di colpa ha una funzione utile nello sviluppo dell'essere umano: è una conquista che consente al bambino di sviluppare il senso di responsabilità delle proprie azioni, come individuo inserito nella società, una tappa della crescita, il risultato delle norme di educazione grazie alle quali un bambino si adatta al mondo.
Un altro discorso, però, è quando il senso di colpa diventa l'impalcatura sulla quale si costruisce lo sviluppo di quel bambino; talvolta capita che l'educazione di un figlio venga centrata sui sensi di colpa e il bambino viene colpevolizzato oppure sottoposto dai genitori ad un eccessivo continuo di aspettative, che lui non riesce a soddisfare e lo fanno sentire inadeguato. In queste situazioni il senso di colpa dilaga, la persona si colpevolizza e biasima se stessa anche per errori banali o di altri.

Adulti mai all'altezza
Un bambino cresciuto in questo modo diventa spesso un adulto che tende a biasimare se stesso; l'eccesso di colpa non consente alla persona un esame obiettivo della realtà e ciò determina un atteggiamento depressivo. Quando non ci si sente mai in grado di rispondere alle aspettative, se si vive ogni imperfezione come una colpa, se non si accettano i propri limiti ed errori, le persone non agiscono per paura di sbagliare. In questo modo si mette in moto un circolo vizioso: la depressione genera senso di colpa, la colpa di non mettersi in gioco, di non compiere il proprio dovere, di non fare e anche la rabbia prende il sopravvento perché non si riesce a reagire. E la persona depressa è convinta che tutto questo dipenda esclusivamente da lei.


Ridimensionare le aspettative
In queste situazioni è importante lavorare sulla consapevolezza: le persone devono imparare a essere più consapevoli dei propri limiti e accettarli senza cadere nei meccanismi di biasimo di se stessi. La strada da percorrere è acquistare pian piano una percezione più veritiera della realtà circostante, facendo un esame reale delle proprie azioni, riuscendo così a capire quando colpevolizzarsi davvero e quando no.

Di © Riproduzione Riservata
TAG  depressione  
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