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Psicologia transazionale, ognuno deve costruirsi il suo copione di vita

Secondo l'approccio transazionale, quando siamo bambini scriviamo la trama della nostra vita per poi metterla in pratica negli anni. Fu Eric Berne, padre dell'analisi transazionale, a sostenere che ciascuno di noi scrive la storia della propria vita dalla nascita. Ma questo copione è poi modificabile nel corso della propria esistenza? Vediamo insieme come mettersi in discussione.

Psicologia transazionale, ognuno deve costruirsi il suo copione di vita

Eric Berne definì che la storia della propria vita viene scritta alla nascita, a 4 anni, poi vengono definite le parti essenziali della trama e a 7 anni le si completano. Infine, durante l'adolescenza, la si aggiorna, plasmandola in relazione alla realtà. Da adulto poi, l'individuo si dimentica di aver deciso la sua storia durante l'infanzia e, inconsapevolmente, vive il film che si è costruito: questa storia è il copione.

Il copione
Secondo Berne, il copione è un piano di vita che si basa su decisioni prese nell'infanzia, rinforzato dai genitori, giustificato dagli eventi successivi e che culmina in una scelta decisiva. Il copione è contraddistinto da caratteristiche precise:

  • è specifico, cioè ben definito in tutte le sue fasi (inizio, parte centrale e fine).
  • è determinato dalle decisioni prese nell'infanzia, sencondo la percezione della relatà di allora.
  • è rinforzato dai genitori, dai messaggi verbali e non verbali che inviano al bambino, sulla base dei quali costruisce la sua visione di sé, degli altri e del mondo.

    Credits: Foto di @StockSnap | Pixabay


Un limite?

Ognuno di noi ha bisogno di un copione, di riempire la vita con attività rituali, pssatempi e giochi che rientrano nel programma che si è costruito, portandolo avanti. Queste attività portano le persone alla soddisfazione immediata, ma inevitabilmente lo limitano rispetto alle sue potenzialità. Il copione, infatti, anche se viene creato con lo scopo di garantire all'individuo la sopravvivenza, impedisce allo stesso tempo alla persona di vivere appieno il suo potenziale umano. Vengono inibite parti importanti del proprio essere in favore dell'adattamneto al contesto e dell'accettazione da parte del mondo esterno, ma questa rinuncia ha un costo energetico fortissimo e prosciuga l'individuo dalla sua forza vitale.

Ma è sempre vincente?
Ci capita talvolta di vedere persone che vivono vite straordinarie, con connotazioni positive, e dall'altra persone che hanno esistenze difficili e infelici tanto da arrivare all'autodistruzione. Possiamo quindi classificare i copioni in tre tipologie:

  1. vincenti, cioè quelli di chi riesce a realizzare il proprio obiettivo dichiarato in maniera spontanea;
  2. drammatici, ovvero esistenze infelici di persone che raggiungono la notorietà grazie a esperienze come la follia, il suicidio o la tossicodipendenza;
  3. banali, cioè vite che passano inosservate, ma che hanno come unico scopo quello di seguire le regole, impedendo all'individuo di realizzarsi appieno.


Credits: Foto di @Pixource | Pixabay 
Mettersi in discussione

Se per alcune persone il copione regge tutta la vita, negli individui più sensibili, intelligenti e percettibili, invece, arriva a un punto di rottura in cui ciò che ha avuto valore fino a quel momento non funziona più. L'impalcatura iniza a non reggere, l'armatura si crepa e deve per forza ridistribuirsi l'energia vitale. È la fase della crisi, che rimescola le carte mettendo in dubbio ogni certezza. La crisi può essere provocata da fattori esterni o per una situazione di logoramento interiore.
Cambiare il copione si può, non è certo un processo facile, che prevede un momento di disorientamento, di destabilizzazione, una morte e una rinascita, in cui ogni certezza viene cancellata in favore di qualcosa di nuovo.

Di © Riproduzione Riservata
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