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L'ottimismo dipende dal DNA?

Perché tante persone riescono ad affrontare la vita serenamente e ad accettare qualunque cosa accada, mentre altre si lasciano travolgere dagli eventi, sviluppando nevrosi, ansia e depressione? L’attitudine a trovare sempre il lato buono delle cose, o viceversa, ad avvilirsi subito davanti alle difficoltà, da cosa dipende? Dallo stile di vita o dalle origini biologiche e genetiche?

L'ottimismo dipende dal DNA?

L’importanza della genetica

Secondo studi recenti effettuati in Australia, il 50% delle emozioni che si sviluppano dipende dal Dna, cioè da fattori ereditari, mentre il restante 50% dipenderebbe da fattori sociali e ambientali. Nelle donne, poi la componente è maggiore rispetto agli uomini, perché si intromettono le componenti fisiche come i ciclici mutamenti ormonali.


Il ruolo dell’ambiente

La scienza è comunque concorde nel ritenere che i disturbi dell’umore abbiano un’origine multifattoriale; in altre parole per vedere la vita in negativo, occorre che ad una predisposizione genetica, debbano aggiungersi determinati fattori ambientali e psicologici che innescano il disagio. Alcune fasi importanti della vita, come un lutto, un licenziamento, un grande dispiacere, in soggetti predisposti possono scatenare un malessere psicologico. In pratica non è determinante ciò che accade, ma lo è come si vive ciò che accade. È altresì importante essere coscienti che la propria personalità non è geneticamente determinata e immutabile nel tempo e che non può essere “marchiata”, in modo inequivocabile dall’ambiente circostante o da contesti vissuti, ma che, in qualunque momento, può essere rielaborata e trasformata.


Credits: Foto di @clker-free-vector-images | Pixabay


Il buonumore si impara!

Evitare di cadere nel paradosso del “devo essere felice”: sforzarsi di essere allegri a comando ha l’effetto indesiderato di annullare qualcosa che dovrebbe essere naturale. Invece bisogna vivere il presente così come si presenta, accettando anche i momenti del tutto fisiologici in cui si può essere giù di corda. Bisogna però evitare le trappole del vittimismo: lamentarsi e arrendersi a una situazione che non dà piacere ingabbia la persona nel ruolo di vittima, nel quale si arriva ad identificarsi, entrando così in un pericoloso circolo vizioso.

È importante trasformare i propri limiti in risorse e i difetti in pregi. Essere consapevoli che non esistono limiti al cambiamento e che i pensieri hanno origine in noi stessi e determinano la personalità così come ogni esperienza. Usare l’arma dell’ironia, poi, imparando a giocare con se stessi prima ancora che con gli altri, ammorbidendo quella rigidità che porta alla non accettazione dei propri difetti, delle paure e sfortune. E accettare se stessi per accettare il mondo che ci circonda.


Godere del presente

Secondo la psicologia cognitiva comportamentale, è inutile analizzare le cause inconsce del nostro pessimismo, ma è necessario volgere il proprio interesse al godimento del presente. Bisogna concentrare la propria mente su ciò che si sta facendo, solo così si potranno abbandonare gli atteggiamenti autolesionistici che impediscono di stare bene.

Di © Riproduzione Riservata
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