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I risvolti del Covid-19 sul disagio adolescenziale

Se i ragazzi sono stati fino ad oggi quelli meno interessati fisicamente dal virus è anche vero che sono tra le categorie più colpite dal punto di vista mentale. Ansia, aggressività, disequilibri alimentari sono i disturbi più diffusi tra gli adolescenti in questo periodo di pandemia

I risvolti del Covid-19 sul disagio adolescenziale

Chiunque di noi, a qualunque età, sta subendo e risentendo degli effetti del Coronovarius non solo da un punto di vista fisico ma soprattutto da quello psicologico. Tuttavia bambini e adolescenti, secondo una recente ricerca pubblicata sul Journal of The American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, sono tra gli individui con la maggiore probabilità di sviluppare alti tassi di depressione e ansia durante e dopo la fine di questo isolamento forzato.
I risvolti del Covid-19 sul disagio adolescenziale li stiamo già vedendo ora, dopo 9 mesi in cui i ragazzi sono costretti alla Didattica a Distanza, a diminuire, se non eliminare del tutto, i contatti sociali con i coetanei e a rinunciare allo sport.


Credits: Foto di @Alexandra_Koch | Pixabay
La mancanza del confronto con i coetanei
L'adolescenza è già di per sé un periodo problematico dell'esistenza perché è un momento di passaggio dall'infanzia all'età adulta. Una fase della vita in cui ci si rapporta con un corpo che sta cambiando e soprattutto ci si confronta con il gruppo dei pari. Il Coronavirus in qualche modo ha creato un muro all'interno di ciò che per gli adolescenti caratterizza una dimensione fondamentale ed essenziale, costringendoli a tornare ad una fase infantile di continua interdipendenza con i genitori.

Stare 24 ore su 24 chiusi in casa, confrontarsi solo con mamma, papà e fratelli magari in appartamenti dalle dimensioni ridotte ed avere contatti con amici e altre persone solo in modalità virtuale ha causato un aumento dei conflitti intra-familiari, attacchi di ira, stati depressivi, ansia e dipendenza da dispositivi tecnologici.
E a tutto ciò si sono collegati disturbi alimentari, problemi del sonno, apatia e altri disturbi psicologici più o meno gravi.

Il cibo come fonte consolatoria
Non avere più dei ritmi precisi (svegliarsi, vestirsi, uscire, andare a scuola, tornare a casa, riuscire per lo sport, etc..) ha cambiato le abitudini alimentati e molti ragazzi hanno iniziato ad utilizzare il cibo come fonte emotiva per alleviare lo stress e l'ansia e talvolta anche semplicemente per sopperire alla noia.
Questo approccio, soprattutto se associato a situazioni preesistenti di sovrappeso, sta portando ad un peggioramento delle condizioni di salute dei ragazzi. Dal momento che però il sovrappeso crea vergogna si innescano facilmente comportamenti bulimici.


Credits: Foto di @OrnaW | Pixabay
Cosa si può fare
Sebbene molte cose in questo momento dipendono dalle decisioni di chi governa e dall'andamento del virus, in attesa che si possa tornare ad avere una socialità ed una vita “normale”, genitori e ragazzi stessi possono cercare di contenere il disagio adolescenziale seguendo alcuni consigli.

  • Riconoscere che l'ansia è una manifestazione normale alla situazione, dargli un nome e non nascondersi o fare finta che vada tutto bene. Piangere, arrabbiarsi, parlare con qualcuno sono tutte cose che aiutano a tirare fuori il senso di frustrazione.
  • Un'altra cosa importante è cercare delle distrazioni che non siano tecnologiche. Tra DAD, videochat con gli amici, videogiochi si passa buona parte del giorno al computer o con i dispositivi elettronici in mano. Bisognerebbe dedicare del tempo anche ad altro: leggere un libro, suonare uno strumento, dipingere, fare un puzzle, allenarsi.
  • Se i DPCM lo consentono approfittare per uscire qualche ora al giorno e trovarsi con gli amici al parco per chiacchierare o fare una corsa; mantenendo sempre le giuste distanze e indossando la mascherina si può fare socialità in piena sicurezza.

Di , © Riproduzione Riservata
TAG  coronavirus  
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