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La fase 2 fa paura? Secondo un sondaggio molti italiani avranno bisogno di un supporto psicologico

Dopo settimane di chiusura forzata, di famiglie costrette a restare 24 ore su 24 a stretto contatto, di lavoratori messi in cassa integrazione, di persone sole impossibilitate a vedere parenti e amici si passa alla fase 2. Ma quali paure ci trasciniamo?

La fase 2 fa paura? Secondo un sondaggio molti italiani avranno bisogno di un supporto psicologico

La diffusione del Coronavirus, l'adozione di misure restrittive per cercare di arginare il contagio, la chiusura delle scuole con ripercussioni sui genitori, la convivenza forzata delle coppie e la solitudine dei single impossibilitati ad avere una vita sociale, avrà un impatto piuttosto significativo sulla salute psicologica di molti individui.
La paura e lo stress prima legati al timore di ammalarsi, possono in questa fase 2 trasformarsi in paure per il futuro dove ci muoveremo tra ansie, speranze e confusione.

 La necessità di un sostegno psicologico
Secondo un sondaggio effettuato dall'Istituto Piepoli per il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi (CNOP) il disagio psicosociale in seguito alla pandemia è molto diffuso.
Il 42% delle persone intervistate presenta stress e ansia, il 24% disturbi del sonno, il 22% irritabilità il 18% dichiara di sentirsi depresso e triste, il 13% di avere problemi relazionali e il 10% disturbi alimentari.
Non parliamo di individui che hanno già sviluppato una patologia ma di gente che dichiara un malessere importante che se non viene tenuto sotto controllo può trasformarsi in un disturbo psico-fisico che potrebbe peggiorare le performance sociali dell'umanità e della società.
Proprio per questo il 62% delle stesse persone che ha partecipato al sondaggio dichiara la necessità di un supporto psicologico per affrontare il ritorno alla “normalità”.
Questo bisogno è doppio per chi vive in coppia rispetto a coloro che hanno una famiglia e anche i single pensano che potrebbero ricavarne beneficio.


Credits: Foto di @OliverKepka | Pixabay
Dove e perché servono psicologi?
La fase 2 fa paura non solo perché c'è ancora il timore che il virus si diffonda, ma anche perché non si capisce come affrontare restrizioni e preoccupazioni per il futuro. Le donne più degli uomini credono che lo psicologo sia la figura professionale adatta per superare questi momenti e chiedono una maggiore presenza di questi sul territorio.
Gli italiani vorrebbero interfacciarsi con la psicologia in ospedale (il 90%), nelle strutture per anziani (l'87%), presso i servizi sociali (84%), dal medico di famiglia (79%), nelle scuole (73%) e nei luoghi di lavoro (72%).
Ma siccome le strutture sopra menzionate per ora non erogano tali servizi, per semplificare l'accesso con la psicologia privata il Cnop sta cercando di sollecitare il governo ad attivare fondi pubblici mirati al sociale e bonus per le famiglie che necessitano di un sostegno psicologico.


Credits: Foto di @geralt | Pixabay
Un'attenzione particolare ai sanitari

E se chi è stato costretto a rimanere chiuso tra quattro mura può aver sviluppato alcuni disturbi, non dimentichiamoci del personale sanitario, medici, infermieri, operatori socio-sanitari che hanno affrontato in prima linea il Covid-19. Un'emergenza epocale che ha visto un numero di malati e deceduti senza precedenti lasciando in queste figure professionali soprattutto all'inizio un senso di impotenza. Tali persone si troveranno a dover gestire gli effetti del disturbo post traumatico e di condizioni di burnout che necessittano assolutamente di un intervento psicologico.

Di , © Riproduzione Riservata
TAG  coronavirus  
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