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Complesso della crocessina

Quante volte abbiamo detto o ci siamo sentite dire: “Ma non fare sempre la crocerossina!” quando ci prodighiamo in modo eccessivo agli altri. Ebbene, soffriamo di questo complesso o è solo una situazione momentanea?

Complesso della crocessina

La crocerossina si sente in dovere di aiutare chi soffre, è sempre pronta a dare una mano a chi glielo chiede, corre ovunque ci sia bisogno, si dedica al volontariato, passa notti intere al capezzale dei malati, sacrifica tempo, energie e sonno agli altri.

Il comportamento della “crocerossina” (o del “buon samaritano”, se si tratta di un uomo) è condizionato da un esasperato altruismo che si concretizza nell’attenzione eccessiva ai bisogni degli altri o nel tentativo di “salvare” un partner con problemi psicologici (il vizio di bere, di giocare).
Nel primo caso, di solito, ha origine da una situazione familiare penosa (un genitore morto o sempre depresso o malato, per esempio), che la costringe ad assumere presto pesanti responsabilità, oppure dalla mancanza d’affetto da parte dei genitori che l’hanno valorizzata solo quando faceva qualcosa di “buono” e di “utile”: per questo ha bisogno della continua approvazione degli altri per essere sicura del loro affetto. È convinta che per gli altri  sia il suo destino (ha costruito l’identità su questo ruolo), che solo  comportandosi così la sua vita avrà un senso e potrà sentirsi in pace con se stessa, e anche se potrebbe rifiuta qualunque aiuto.
Nel secondo caso, la crocerossina vuole avere al suo fianco un compagno somigliante a un modello maschile forte e vincente (il fratello, il padre, il non, etc.) che ammira,  e soprattutto ha bisogno di essere considerata “indispensabile”. Solo tenendo legato a sé il partner con un debito di riconoscenza, infatti, riesce ad allontanare il timore di essere abbandonata.
Il “buon samaritano”, invece, cerca nella compagna problematica i difetti e le manchevolezze della madre e tenta di correggerli per esorcizzare le sofferenze  di quando era bambino.

Credits: Foto di @chrystalizabeth | Pixabay
Come risolvere
Dedicare la propria vita agli altri (estranei, parenti, partner) per libera scelta e con autentica serenità è molto difficile, in quanto penalizza la vita privata o la condiziona pesantemente.
Ecco come correggere questa tendenza.

  • Cominciare a fare qualcosa anche per se stessi, ascoltare i propri bisogni, risposarsi.
  • Scrivere un elenco delle cose che si fanno per gli altri: sottolineare quelle davvero indispensabili ed eliminare tutte le altre.
  • Imparare a godere senza sensi di colpa degli svaghi, degli hobbies e delle opportunità piacevoli: fanno bene e regalano una serenità che viene percepita anche dagli altri risultando quindi “contagiosa”.
  • Non contare troppo sulla gratitudine: non dimenticare che un rapporto sentimentale basato su un debito di gratitudine ha vita breve e infelice.
  • Fare da psicoterapeuta al partner è controproducente: se la cura funziona, è facile che una volta “guarito” lui se ne vada; se non funziona, lui avverte ancora di più la propria debolezza ed è frustrato perché si rende conto di essere stato scelto per la sua fragilità emotiva.

Di © Riproduzione Riservata
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1 COMMENTI   Vuoi lasciare un commento?

  1. Chi soffre del "complesso della crocerossina" o del "buon samaritano" è alla ricerca disperata di importanza e di amore.

    Una volta che si rende consapevole di questo fatto puo' trovare modi alternativi, piu' "egoistici" e produttivi per sé per soddisfare i suoi bisogni piu' importanti.

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