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Accettare la propria imperfezione per vivere meglio

Non sono perfetta? Meglio così! Accettandosi per quello che si è fa vivere meglio!

Accettare la propria imperfezione per vivere meglio

In Piemonte quando davanti a ragionamenti spesso improbabili una persona si cruccia a più non posso gli si dice “ma non farti paturnie!”, un modo di dire per indicare alla persona, con un sorriso, che forse sta esagerando, se la sta prendendo troppo, che ha troppi rimorsi su cose o persone.

E' poi prerogativa femminile quella capacità che ci rende a volte inconsolabili, nostalgiche, troppo severe con noi stesse, con sensi di colpa immani, insomma una cosa sicuramente da donna quella di non sentirsi perfette e di far fatica, in virtù di ciò, nel vivere meglio le situazioni più disparate, dalla vita affettiva a quella lavorativa e sociale.


Possiamo vivere meglio?
La risposta è assolutamente sì! Dobbiamo cercare di vivere meglio, partendo dal presupposto sacrosanto che nessuno è perfetto, tanto meno noi. Questo non è un voler fare degli sconti alla coscienza, che spesso regna così rigida e sovrana sulle nostre teste e sui nostri cuori. Dovremmo imparare ed educarci in tal senso a essere meno severe, meno “precisine”, ad avvertire meno quel senso di colpa quando sbagliamo qualcosa che poi non è così grave, non è insomma la fine del mondo.

Imparare dagli uomini
Dovremmo in qualche modo imparare dai nostri uomini: loro danno spesso la colpa agli altri, ai colleghi, a noi donne, fino al sistema che non funziona. Difficilmente rimuginano, si lasciano forse con più facilità le cose alle loro spalle, soprattutto quando il coinvolgimento emozionale e affettivo è basso o latitante.
Noi donne invece tendiamo a soffrire di più e a lungo, ci autogiudichiamo più severamente, prima ancora e direi anche oltre al giudizio che poi ci cade addosso da parte di colleghi, famigliari e amici.


L'educazione quanto incide?
L'educazione fin da piccoli incide molto, se si insegna a bambini e a bambine, allo stesso modo e senza differenze, che per raggiungere un risultato ciò che è importante non è il risultato stesso, ma il modo in cui ci si arriva, si è stimolati ad impegnarsi e rischiare tutti allo stesso modo, crescendo in modo uguale e non differente. Non neghiamolo, a volte l'educazione rivolta a una bambina è impostata diversamente da quella dedicata ad un bambino.
Insegnare a chiedere scusa ad esempio è un buon modo per crescere senza pensare di essere perfetti e poi cadere in depressione quando si sbaglia. Le donne perfezioniste hanno paura di sbagliare e quando cadono i lividi sono maggiori rispetto ad una donna che, nonostante si ponga un obiettivo, riesce a calibrare meglio le proprie capacità e se non riesce in una cosa è in grado di superare l'ostacolo con umiltà o se è il caso anche di chiedere scusa. Essere troppo severe con sé stesse spesso è davvero molto dannoso, ma a volte questo è il risultato di un'educazione rigida e troppo schematica, in cui non è stato dato abbastanza spazio alla possibilità umana di sbagliare, dove invece si è sempre messo al primo posto un traguardo molto elevato da raggiungere.
Evitiamo dunque di vivere gli errori o le scelte da noi considerate sbagliate con troppa rigidezza mentale, cerchiamo di essere più elastiche e magnanime con noi stesse, fissiamo le reali priorità, poiché non tutto può essere vissuto come se fosse la cosa più importante. Cerchiamo inoltre di organizzarci nel lavoro e nella vita di tutti i giorni con una scaletta di cose da fare e così, una per volta, le faremo tutte senza ansia e crisi di sorta.

L'accettarsi che ci sussurra dalla libreria
In libreria c'è un bel libro dal titolo molto curioso e stimolante: Filosofia dell'errore, scritto da Massimo Donà, edito da Bompiani. In questo testo l'elogio all'imperfezione come nuova forma di perfezione è evidenziato e fortemente sorretto dall'autore.

Di © Riproduzione Riservata
TAG  ansia   sicurezza sé  
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