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Cibo come consolazione

Un litigio, una delusione, un cambio d’umore improvviso, spesso bastano per sentire il bisogno di mangiare anche quando non si ha fame. Eppure l’abitudine di consolarsi con il cibo si può vincere, senza sensi di colpa. Perché alla fine è tutta questione di autostima!

 

Fame nervosa
Basta un attacco di rabbia, tristezza, ansia per scatenare il desiderio irresistibile di mettere qualche cosa sotto i denti, anche se non si ha fame. Poi però l’ossessiva ricerca di un corpo perfetto imposto dalla società di oggi trasforma il desiderio di mangiare un bignè, in un peccato capitale (cosa che non è) e i disturbi alimentari come anoressia, bulimia e la comune fame nervosa nei mezzi di espiazione e redenzione, nelle nuove epidemie sociali.

Sono davvero tante le persone che hanno problemi con l’alimentazione; l’attrice Uma Thurman per esempio, non resiste alle abbuffate e dopo corre subito ai ripari mangiando riso, verdure e centrifugati di frutta.

Ma se da una parte la donna magra è sempre più feticcio della società consumistica, dall’altra, sei nutrizionisti su dieci definiscono la “rotonda” Antonella Clerici, il modello che andrebbe preso a simbolo di una corretta rappresentazione della femminilità. Il suo peso forma per esempio è 58 Kg, ma tende ad oscillare tra i 60 e 62 kg.
Da cosa dipendono quei chili in più che lei, come molte donne, hanno? Da fame vera o dal bisogno di mettere qualcosa in bocca di continuo, salvo poi detestarsi per aver svuotato la dispensa?
La risposta giusta il più delle volte è la seconda. Ed è solo un problema di autostima e fiducia in se stesse.

La fame nervosa

Un classico esempio di fame nervosa, è la pausa di metà mattina, cappuccino e brioche; talvolta basta un evento stressante come la collera con un collega, la solitudine, un apprezzamento fisico negativo, l’insoddisfazione e la frustrazione, per far tracollare l’autostima e il senso di accettazione sociale e cercare una gratificazione nel modo più rapido: abbuffandosi e ingrassando inevitabilmente.
Così va  finire che non ci si piace più.
In fondo se non ci si concede la gioia del cibo, cos’altro rimane? Però poi lo specchio rimanda un’immagine sempre più larga e l’autostima diventa sempre più snella.


Cosa fare

Ogni giorno può essere quello giusto per dare una svolta ai propri comportamenti errati. Bisogna sapere che l’ansia si riduce imparando a evocare le proprie paure con l’aiuto di uno psicologo e abbinando una riabilitazione alimentare con il sostegno di un nutrizionista.
In questo modo si imparerà a controllarsi e ad essere più sicuri delle proprie capacità. Bisogna riscoprire la propria persona, e non intestardirsi pensando solo alla linea. Sviluppare le capacità relazionali, puntando sulle qualità personali e ritrovando confidenza con il proprio corpo, ma soprattutto iniziare a pensarsi in un altro modo.
Consolarsi col cibo
Alcuni esercizi per controllarsi

Per esercitarsi a convivere con la fame nervosa in maniera serena, iniziare a seguire alcuni consigli.

1)    Se ancora prima di ordinare al ristorante, si finisce il cestino del pane, deviare l’attenzione sulla conversazione, anziché sul cibo!

2)      Spostare lo sfogo dello stress dal gusto al tatto.

3)     A tavola giocare con i colori quando si accostano i cibi, anche l’occhio vuole la sua parte.

4)      Guastare ogni boccone lentamente, così che il senso di sazietà arriverà prima.

5)      Non mangiare in pigiama o in tuta, in questo modo non si sentono le forme del corpo.

6)     Prima di mangiare fare qualcosa che appaga, per non sfogare l’ansia di gratificazione sul cibo.

Di © Riproduzione Riservata
TAG  ansia  
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