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Terapie complementari per curare l'Alzhaimer

La scienza non ha ancora trovato una cura efficace e definitiva per l'Alzhaimer, ma queste terapie complementari possono alleviare i sintomi delle persone malate.

Terapie complementari per curare l'Alzhaimer

Sono circa 600 mila gli italiani colpiti da Alzhaimer e ogni anno vi sono circa 80 mila casi; persone che lottano contro una malattia che, danneggiando l'attività cerebrale, mina pesantemente la qualità della vita e per la quale ancora oggi non esistono cure efficaci.
Alle terapie farmacologiche vanno però affiancate alcune soluzioni capaci di restituire, almeno in parte un benessere sociale, emotivo e relazionale ai malati. Questo è l'intento delle cosiddette terapie di supporto: vediamo di cosa si tratta.

Migliorare la qualità della vita
Le terapie complementari non sostituiscono, ma affiancano, le cure tradizionali e non possono arrestare la progressione della malattia. Piuttosto agiscono sulla sfera emotiva, psicologica e comportamentale della persona, per modificare in positivo la percezione che il malato ha di sé, le sue aspettative, i suoi interessi e le interazioni sociali, con un effetto positivo anche sui famigliari del malato. Le attività cui generalmente si ricorre lavorano tutte sull'espressività e puntano a stimolare la persona affinché possa esprimere le emozioni che tiene dentro di sé e uscire dall'isolamento. Si lavora soprattutto in gruppo per favorire la coesione sociale, in sedute settimanali o bisettimanali di circa un'ora.
 

Credits: Foto di @Alterio Felines | Pixabay

 

Contro l'apatia: danzaterapia
Non si tratta di danza nel senso stretto della parola, ma di movimento spontaneo, che, su proposta del terapeuta, spesso viene ripreso dal resto del gruppo. Questa disciplina consente alla persona di esprimere i propri vissuti attraverso il movimento e libera potenzialità espressive ed emozioni ormai sopite.

Per riscoprire le emozioni: pet therapy
La pet therapy si basa sull'interazione uomo-animale; non è uno strumento di cura, ma di supporto. Per questa terapia non esiste un animale più adatto di un altro, ma la scelta viene fatta tenendo conto del benessere dell'animale e della possibilità o meno di gestirlo. Il rapporto con l'animale scatena spesso una serie di stimoli sensoriali che favoriscono il recupero di ricordi ed emozioni passati, soprattutto dell'infanzia, e il terapeuta chiede alla persone di raccontare ciò che sentono. Inoltre l'animale fa attivare altre forme di comunicazione come la gestualità o i suoni, permettendo a chi ha difficoltà a parlare di non sentirsi escluso.

Credits: Foto di @StockSnap | Pixabay


Arteterapia per comunicare

L'arteterapia è un'attività di riabilitazione che sfrutta proprietà artistiche; il concetto di base è che i materiali artistici sono strumenti malleabili, che possono rappresentare il tramite tra interiorità e mondo esterno. Le tecniche usate possono essere varie e ognuna ha una valenza psicologica; tutte però hanno lo scopo di allenare i movimenti più raffinati degli arti superiori e il coordinamento occhio-mano; inoltre aiuta a rilassarsi e soprattutto diventa facilitatore dell'espressione della propria interiorità.

A chi rivolgersi

Spesso le terapie di supporto vengono attivate nelle strutture che si occupano della cura e della riabilitazione degli anziani, oltre che dagli istituti geriatrici e i centri diurni Rsa di riferimento. Alcuni riferimenti sono comunque: la federazione Alzhaimer e l'AIMA - Associazione Italiana Malati di Alzheimer.

Di © Riproduzione Riservata
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