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Tritarifiuti o dissipatore alimentare

Un tritarifiuti incorporato nel lavello, che faccia smaltire più facilmente l'umido e i rifiuti organici della cucina. Idea americana largamente usata in patria, ma nuova qui da noi in Italia. Vediamo insieme in cosa consiste e se è un vantaggio o meno.

Tritarifiuti o dissipatore alimentare

Tritarifiuti da cucinaAvete presente i film americani, dove a un certo punto della scena l’attrice getta ciò che resta del pranzo nel lavandino e poi via, tutto sparisce quasi magicamente? Ecco, in quel caso molti di voi saranno rimasti inorriditi, altri stupefatti, altri ancora si saranno sicuramente meravigliati e chiesti, ma com’è possibile tutto ciò? Nessuna magia né trucco cinematografico. Per noi italiani tutto ciò, almeno fino a qualche tempo fa, rappresentava qualcosa di sconosciuto, se non appunto per averlo visto in un film targato USA; oggi è invece possibile vedere anche qui da noi i tritarifiuti, inventati in America nel 1927 dall’architetto John Hammens, questo è il nome dell’oggetto in questione, atto a tritare i rifiuti organici direttamente all’interno del nostro lavello di cucina!
Si tratta di una modalità alternativa di smaltimento dei rifiuti organici, rispetto alla classica raccolta nei cassonetti predisposti per l’umido, e c’è da domandarsi se ne valga davvero la pena e la spesa, considerando dunque tutti gli aspetti, quelli economici e anche soprattutto ambientali.
Nella maggior parte dei Comuni italiani è possibile smaltire i rifiuti umidi, derivati dal cibo, fondamentalmente attraverso la loro raccolta e il deposito all’interno dei cassonetti specifici, dati in dotazione a livello condominiale o personale (piccoli secchielli di colore quasi sempre marrone, comprensivi di sacchettino specifico), oppure in cassonetti più grandi sistemati acanto a quelli del generico in strada, davanti alle abitazioni. Insomma le opportunità per lo smaltimento di questa tipologia di rifiuti sono molte.
Installazione tritarifiuti sotto lavello cucina
In aggiunta a queste è stata appunto introdotta la possibilità di installare a proprie spese, interpellando le ditte specializzate, il tritarifiuti domestico, anche chiamato dissipatore, direttamente sotto il lavello della cucina.
Le sostanze triturate, derivanti dagli scarti alimentari, seguono in questo modo i percorsi delle fognature e le acque di
Tritarifiuti organici cucinascarico, fino all’impianto comunale di depurazione delle suddette acque.
È probabile che questo rappresenti un carico in più da depurare, poiché dal punto di vista fisico le sostanze triturate hanno bisogno di un lungo lavoro di decomposizione per mezzo dei batteri esistenti presso gli impianti di depurazione, con il conseguente aumento dei fanghi di depurazione.

Un altro aspetto da considerare è l’uso dell’acqua, che va fatta scorrere necessariamente per un tempo maggiore per permettere il defluire degli scarti lungo le tubature. Probabilmente tale impianto è perfetto se all’origine esiste un altrettanto impianto di depurazione moderno, tecnicamente perfetto e avanzato e non antiquato e lento. Forse allora, il tritarifiuti potrebbe essere la soluzione ideale per quei paesi avanzati e ancora più moderni del nostro. Non è un caso se prima di installarli i tecnici attuino serie ricerche, sia territoriali sia funzionali, relative alla depurazione urbana, per verificare la fattibilità dell’installazione.

Rifiuti organici cucinaImpiegare il tritarifiuti correttamente potrebbe essere una buona soluzione per la riduzione dei rifiuti, per l’abbattimento delle immense quantità di ciò che ogni giorno buttiamo, magari nel generico, invece che indirizzarle nell’umido! Rappresenterebbe anche un’ottima prospettiva per il trasporto, che potrebbe essere in questo modo diminuito abbattendo l’impatto ambientale e le emissioni di Co2.
Sorge anche un’altra considerazione, ma la raccolta dell’umido non ha forse la finalità di raccogliere appunto per trasformare il tutto in utile compost? Lascio aperta la discussione.

Dal punto di vista legislativo in Italia l'uso dei dissipatori è possibile in virtù della legge 179 del 31 luglio del 2002, la quale è andata a modificare la 152 del 1999, che ne vietava l'uso. Tuttavia in Italia, come nella maggior parte dei Paesi europei, vi è in realtà un pochino di difficoltà ad accettarli.
Vi state chiedendo il costo? Eccovi la risposta: il costo è variabile dai 180-200 euro fino ai 600, a voi tutte le valutazioni e riflessioni del caso!

Di © Riproduzione Riservata
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