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Iperico

Un'erba dalle tante virtù curative e proprietà medicamentose e a cui sono legate diverse leggende.

Iperico fiori


L’iperico è anche chiamata erba di san Giovanni, o scaccia diavoli, è conosciuta già dall’antichità per le sue proprietà antidepressive e antivirali, il suo nome botanico è hipericum perforatum.

Si presenta con un fusto eretto, anche se non è fiorita; è facile da riconoscere poiché le foglioline, se osservate controluce, sembrano come bucherellate, il loro aspetto peculiare è legato alle vescichette oleose che le percorrono, da qui deriva il nome “perforatum”. I fiori sono molto belli, gialli oro, con piccole e visibili macchioline nere, sono composti da 5 petali particolarmente delicati; si concentrano in soffici pannocchie e se li schiacciate vi tingerete le dita di rosso.

E' un’erba che si può trovare in montagna, nei boschi radi e ricchi di luce, ma anche nelle campagne o lungo le strade, poiché predilige un’esposizione soleggiata e luminosa, su terra asciutta.


Anticamente, a causa del suo odore, si pensava che questa pianta tenesse lontani i fantasmi e, più in generale, gli spiriti maligni, da qui il nome “scaccia diavoli”.

Invece il motivo per cui si chiama anche erba di San Giovanni è perché l’apice della fioritura lo raggiunge proprio intorno alla data del 24 giugno, il giorno in cui si festeggia il Santo. Sul nome esiste anche una leggenda secondo la quale i “puntini neri” starebbero a rappresentare il sangue che si è versato quando il Santo fu decapitato e i forellini delle foglie ricorderebbero e alluderebbero alle lacrime di chi aveva assistito a questa ingiustizia crudele.

Nel Medioevo era pratica comune dormire, nella notte di San Giovanni, con un mazzolino di questa erba riposto sotto il cuscino, in questo modo ci si assicurava la protezione del santo per un anno intero. Si usava anche per curare i disturbi del sonno e l’inquietudine, insomma i sintomi che nella società moderna hanno poi preso il connotato e l’inquadramento clinico di “depressione”.


Il suo impiego in fitoterapia è ampio e anche abbastanza riconosciuto, è usata quasi al pari di psicofarmaci sintetici, per curare lievi forme di depressione, o in associazione ad altri rimedi naturali per curare l’ansia. Il principio che viene sfruttato di questa pianta è l’ipericina, alla quale poi, grazie ai numerosi studi condotti, si sono aggiunti anche altre sostanze con azione sinergetica.

Il Ministero della Salute ha fissato in Italia il limite a 21 microgrammi al giorno d’ipericina.

Vista la possibile interazione con altri farmaci, è sempre consigliabile il suo uso sotto controllo medico e mai in maniera autonoma, perché potrebbe in taluni casi avere delle controindicazioni. E' sconsigliato per esempio il suo uso in caso di allattamento al seno, o nei casi in cui ci si sottoponga a solarium o UV, bisogna inoltre riporre attenzione anche in caso si faccia uso di contraccettivi orali, perché potrebbe ridurne l’effetto.


L’olio d’iperico, tipicamente rosso, è usato per favorire la cicatrizzazione, curare gli eritemi e le bruciature, ma anche per pulire le ferite.

Altri usi sia antichi sia moderni sono legati alla cura di disturbi quali l’ulcera, e la gastrite, ma anche la nausea e la diarrea.


Iperico piantaEcco qualche consiglio pratico, sempre previo consulto con il proprio medico ed erborista o farmacista.

In caso di distorsioni: è possibile far cuocere due abbondanti manciate di fiori freschi (200 grammi) in mezzo litro di olio (la fiamma sarà bassa) per tre ore, lasciare raffreddare e poi filtrate e imbottigliate. Usate sulla parte contusa.

In caso di bronchite o cistite: infuso con 30 grammi di fiori freschi, berne tre tazze al giorno.

In caso di ipertensione arteriosa: preparare una tintura lasciando macerare 200 grammi di fiori freschi in un litro di alcol a 20° per una settimana, poi filtrare e bere un cucchiaino dopo i pasti.

Di © Riproduzione Riservata
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