
Le terre ricomprese tra Toscana, Umbria e Alto Lazio sono quelle che millenni fa furono occupate dagli antichi Etruschi. Un popolo di cacciatori che ci ha lasciato in eredità un patrimonio di arte e tesori archeologici dal valore inestimabile. Le vacanze di questi giorni costituiscono allora l’occasione ideale per un tour alla scoperta di questa civiltà. Natura, storia e arte, cucina e qualità della vita si mixano infatti alla perfezione in questo angolo d’Italia, donando al visitatore energia e benessere interiore che i grandi tour di massa difficilmente riescono a offrire.
Limitando la nostra attenzione alla cosiddetta Etruria viterbese (Alto Lazio), ecco 3 luoghi della Tuscia da visitare assolutamente. Paesi e panorami incantevoli uniti da leggende, misteri e fantasia, oltre a tanto verde e tanta storia.

Questo borgo sorge su una roccia di tufo posta poco più a nord del Lago di Bracciano e a pochi km da Roma. Conduce alla riserva naturale della Valle del Treja. Di essa, le Cascate di Monte Gelato sono il posto più suggestivo. Se sulla carta la zona risulta essere un’area protetta, in realtà l’impressione del visitatore è quella di ritrovarsi in un luogo fiabesco. Ricco di itinerari naturali, perfetti per lunghe camminate ed escursioni. Per qualche km il Treja si riproduce poi in tanti piccoli salti di dislivello, fino a confluire in una sorta di piscina naturale. L’unicità e la bellezza dei posti ha addirittura ispirato Rossellini nella sua pellicola Francesco giullare di Dio.
Negli anni ’30 fu emanata una legge che obbligò l’emigrazione forzata degli abitanti del posto presso altri insediamenti limitrofi. Negli anni ‘60 invece fu evitato in extremis l’abbattimento del paese, che anzi da lì riprese ad essere ripopolato. Vi si trasferirono infatti pittori e scultori, attori belgi, olandesi e americani, hippies che ancora oggi animano le botteghe del luogo. Anche l’urbanista Paolo Portoghesi da anni ha deciso di trasferirsi a Calcata per fuggire dal caos della capitale (sua città natale).

È un parco magico, misterioso, unico e nulla ha a che vedere con i classici giardini voluti e fatti realizzare da tanti altri nobili della zona. Si pensi, ad esempio, ai giardini coi giochi d’acqua di Villa Lante a Bagnaia. O ai giardini all’italiana di Palazzo Farnese a Caprarola. In questo parco il richiamo alla fantasia, al mito, al mistero, è fortissimo. Si narra che il suo committente, il principe Pier Francesco Orsini, fosse un esperto di alchimia. E che invece l’architetto che lo realizzò, Pirro Logorio, facesse invece parte di una setta esoterica.
Il Sacro Bosco di Bomarzo nacque in memoria di Giulia Farnese, moglie del nobile, morta in giovane età. Il giardino è popolato da statue, animali, costruzioni e figure mitologiche. Alcuni attribuiscono a questo percorso connotati esoterici. Altri ne traggono invece messaggi simbolici e filosofici. Dal sacro parco di Bomarzo hanno infine tratto ispirazione artisti del calibro di M. Antonioni e Salvador Dalì.

È conosciuta come la città dei Papi giacché dal 1257 al 1281 fu nota sede papale. I Papi qui trovarono rifugio dalle sommosse di quegli anni della capitale. Di questa città segnaliamo il quartiere medioevale di San Pellegrino, perfettamente conservato ed il più grande d’Europa. Due le particolarità di questo quartiere. La prima è data dalle case a ponte che uniscono i due fabbricati adiacenti, creando dei passaggi sottostanti coperti molto caratteristici. La seconda è invece legata alla diffusione del profferlo, un elemento tipico dell’architettura medievale e diffusa tanto sia a Viterbo che nella provincia. In pratica si tratta di una modalità di accesso alle singole abitazioni unica nel suo genere. Consiste nella presenza di una scala a una sola rampa che corre lungo la facciata dell’edificio e termina con una piccola loggia prima dell’accesso allo stesso.
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