
C’è un rito silenzioso che ognuno di noi compie alle prime avvisaglie del caldo: quel momento in cui si decide di tirare giù dall’armadio la borsa del mare dell’anno precedente. È una specie di capsula del tempo. Ci trovi dentro di tutto: un vecchio scontrino sbiadito, qualche granello di sabbia che si ostina a non voler andare via, un elastico per capelli e, immancabilmente, lui. Quel flacone di crema solare comprato a luglio o agosto, rimasto a metà. Magari lo hai acquistato in farmacia o in profumeria, lo hai pagato fior di quattrini e l’idea di lanciarlo direttamente nel secchio della spazzatura ti provoca una fitta di puro senso di colpa economico.
È una reazione del tutto comprensibile. Chiunque, davanti a un prodotto ancora apparentemente integro, pensa: “In fondo è rimasto chiuso al buio tutto l’inverno, perché non dovrei usarlo?”. Il problema è che tendiamo a trattare i solari come se fossero un bagnoschiuma o una comune crema corpo. Ma la verità è ben diversa.

I prodotti di protezione solare non sono semplici cosmetici idratanti; sono veri e propri scudi chimici e fisici che hanno il compito di proteggere la nostra salute dai danni dei raggi UV. E, come tutti i dispositivi di sicurezza, sono soggetti a usura. Un’usura che spesso non si vede a occhio nudo, ma che si paga a caro prezzo sulla pelle sotto forma di scottature, eritemi e, a lungo termine, alterazioni ben più serie.
Dobbiamo fare i conti con un fattore che tendiamo a dimenticare: la vita che quel flacone ha vissuto l’estate scorsa. Non è rimasto immobile sulla mensola fresca del bagno di casa. Ha passato giornate intere dentro borse di tela roventi, è rimasto ore sotto il sole cocente a quaranta gradi sul lettino, è stato aperto con le mani piene di sabbia ed è stato sottoposto a shock termici continui. Quella che era un’emulsione perfetta e bilanciata di acqua, filtri e sostanze grasse, sotto l’effetto di quel trattamento termico estremo, comincia inevitabilmente a cedere. Le componenti si separano, i filtri si degradano e la capacità di schermare i raggi solari decade drasticamente, anche se l’aspetto generale sembra ancora accettabile.
Diventa quindi fondamentale fare un piccolo esame di coscienza e, soprattutto, un controllo tecnico ai flaconi che abbiamo recuperato. Esiste una bussola precisa per orientarsi, un piccolo simbolo stampato sul retro di ogni confezione che ci dice esattamente quanta autonomia ha quel prodotto dal momento in cui lo abbiamo aperto per la prima volta. Ma la teoria dei mesi non basta: serve anche un po’ di sano spirito di osservazione per capire se la crema ha “sofferto” troppo le fatiche della scorsa stagione.
Nelle righe che seguono, faremo chiarezza su come leggere questi indicatori, su quali test empirici fare subito a casa per capire lo stato di salute della nostra protezione e su come muoversi per i prossimi acquisti per essere certi di portare in spiaggia un prodotto fresco e realmente efficace. Perché proteggersi è importante, ma farlo con uno schermo ormai inattivo è persino più pericoloso, a causa della falsa sicurezza che ci trasmette mentre siamo sotto il sole.
Chissà quanti di noi hanno nella borsa da mare dell’anno precedente dei prodotti solari avanzati. Accade a tutti. Spesso si acquistano solari a luglio o ad agosto per abbronzarsi in tutta sicurezza e non riusciamo a finire il prodotto entro la fine dell’estate. Mica li buttiamo! Ma i prodotti solari hanno una scadenza, sebbene siano molto buoni e pagati non poco. Inoltre, come sapete, se un prodotto è stato conservato in un luogo fresco non subisce grosse alterazioni, ma i prodotti solari li portiamo al mare, stanno sotto al sole per l’intero giorno.

Dovete sapete che i prodotti solari hanno una scadenza ed è solitamente 12 mesi dall’apertura. Come verificare la scadenza di un prodotto? È semplice, basta guardare cosa c’è scritto sul simbolo PAO. Il simbolo PAO è rappresentato da un barattolo aperto sul quale c’è scritto un numero e M, che sta per mesi. Nel caso dei solari troverete la dicitura 12 M, ergo 12 mesi.
I solari sono miscele di acqua, filtro solare e sostanze grasse; proprio queste ultime si deteriorano più facilmente rendendo la crema inefficace. Se siete convinte che il prodotto solare che avete sia ancora buono e ben tenuto, vi consigliamo di eseguire qualche test. Prima di tutto odorate il prodotto e controllate la consistenza; se vi sembra alterata rispetto a quando avete aperto per la prima volta il solare, non utilizzatelo.
Controllate il colore, se non è più uniforme o mostra macchioline, buttatelo immediatamente.
Se la sabbia è filtrata o se siete sicuri di aver portato con voi il solare sul lettino e averlo fatto cuocere per bene, lasciate perdere, è il caso di acquistarne uno nuovo. Ovviamente, essendo la scadenza 12 mesi, potete utilizzare a giugno un prodotto acquistato ad agosto; lo stesso vale se avete acquistato la vostra protezione solare per le vacanze natalizie. Negli altri casi sbarazzatevi del solare perché realmente inefficace.
Se il vostro solare è in versione spray è più probabile che non si sia alterato ma fate sempre i dovuti controlli.
Una mossa intelligente quando acquistate un solare nuovo è puntare su una novità. In questo modo sarete sicure di acquistare un prodotto che non è rimasto nel magazzino dello scorso anno e rimesso in vendita nuovamente.
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