Ad oltre 1000 metri c’è il castello più alto d’Italia: la fortezza d’Abruzzo che sembra sospesa sopra le nuvole

Marco Bruno  | 25 Lug 2026
rocca calascio

La pietra qui non è grigia: è chiara, quasi lunare. Quando il vento sale dal Gran Sasso e passa tra le torri del Castello di Rocca Calascio, senti un fischio secco, da montagna vera, e capisci subito perché questo posto non assomiglia ai soliti panorami da cartolina. Siamo in Abruzzo, nel territorio di Calascio, a quota alta, dove il borgo medievale si arrampica tra ruderi, scalinate strette e muri consumati dal sole. Rocca Calascio è una di quelle mete che negli ultimi anni sono finite spesso nei weekend degli amanti dei borghi storici italiani, ma il consiglio è semplice: non trattarla come una tappa veloce. Salire fin quassù richiede tempo, scarpe giuste e una certa voglia di silenzio. Rocca Calascio è stata scelta come set per film famosi, tra cui Ladyhawke, Il nome della rosa e The American. Non serve essere cinefili per capirne il motivo: le torri sembrano disegnate apposta per entrare in campo lungo, con il Gran Sasso alle spalle e il cielo che cambia colore in pochi minuti.

Rocca Calascio, cosa vedere dalla rocca al borgo


Il Castello di Rocca Calascio si trova nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in una posizione strategica tra Campo Imperatore, la valle del Tirino e l’altopiano di Navelli. Non era una residenza nobiliare da saloni affrescati: era una fortezza di controllo, nata per guardare lontano e comunicare con altre torri del territorio. La sua costruzione viene fatta risalire intorno al XII secolo. Qui l’Abruzzo medievale non è ricostruito, lucidato o addomesticato. È ruvido. Lo vedi nelle pietre sbeccate, nelle case del borgo antico sotto la rocca, nella salita finale che ti obbliga a rallentare. Da nord si apre la catena del Gran Sasso, verso sud-est compare la Majella, a sud-ovest il profilo del Sirente-Velino: nelle giornate terse sembra di stare su una terrazza naturale sopra mezzo Appennino.
Prima di arrivare alle torri, si attraversa il piccolo borgo di Rocca Calascio. Case in pietra, archi bassi, vicoli che sembrano finire contro la montagna. È la parte più fragile e più bella della visita, quella dove conviene camminare piano. Dopo il terremoto del 1703, la rocca e l’abitato subirono gravi danni e nel tempo molta popolazione si spostò più in basso, verso l’attuale Calascio. Il fascino di oggi nasce anche da questo: non è un borgo “perfetto”, è un luogo che porta addosso le ferite della storia. Qui si capisce davvero la differenza tra visitare un monumento e attraversare un paesaggio abitato per secoli. Se ami i borghi storici italiani, fermati prima della salita al castello, guarda le soglie delle case, i muri a secco, le finestre vuote. C’è più racconto lì che in molte sale museali.
Poco sotto il castello, isolata sul crinale, c’è la chiesa di Santa Maria della Pietà. La riconosci subito: pianta ottagonale, pietra chiara, una presenza quasi teatrale contro il cielo. È uno dei punti più fotografati di Rocca Calascio, ma dal vivo ha un’intensità diversa. Il silenzio qui è pieno di vento, passi, campanacci lontani se ci sono greggi nei dintorni. La chiesa spezza la salita e prepara lo sguardo all’ultimo tratto verso le torri. È il punto in cui la montagna diventa scenografia naturale. Da un lato il castello, dall’altro l’apertura delle vallate. Al tramonto la pietra prende un colore caldo, quasi miele, e le ombre si allungano sui prati. Evita di fermarti proprio davanti alla chiesa per le foto più classiche. Spostati qualche metro verso il sentiero laterale: avrai la chiesa, la rocca e la linea dei monti nella stessa inquadratura, senza dover aspettare che tutti si spostino.

Come arrivare a Rocca Calascio


Per raggiungere Rocca Calascio si passa dal paese di Calascio. Da lì la strada sale per circa tre chilometri verso il borgo antico; nei periodi di maggiore affluenza il traffico può essere regolato e la rocca può essere raggiunta con navetta, mentre in alternativa si può salire a piedi lungo l’antica mulattiera o seguendo la strada asfaltata. Il castello risulta visitabile gratuitamente ogni giorno dalle 9:00 fino al tramonto secondo le informazioni turistiche nazionali, ma prima di partire conviene sempre controllare eventuali limitazioni locali, soprattutto nei weekend estivi, nei ponti e con meteo instabile. L’arrivo fa parte del viaggio. La salita non è lunga, ma cambia passo al corpo: lasci l’auto, senti l’aria più fresca, vedi la rocca comparire poco alla volta. È molto più bello così che arrivare di corsa fin quasi sotto le mura. Se trovi il parcheggio sotto la rocca pieno o la strada regolata, non intestardirti. Lascia l’auto più in basso e cammina. Scarpe con suola buona, acqua nello zaino e cappello nelle ore calde: il sentiero è esposto e l’ombra non è garantita.

Escursioni Gran Sasso: l’itinerario da Santo Stefano di Sessanio

Se hai mezza giornata libera, il modo più bello per arrivare a Rocca Calascio è partire da Santo Stefano di Sessanio. Il percorso a piedi collega due luoghi simbolo dell’Abruzzo medievale e regala una lettura più lenta del paesaggio: pascoli, pietre, profili del Gran Sasso e quel senso di spazio aperto che rende unica questa zona.  Santo Stefano di Sessanio è uno dei borghi più noti dell’area e viene spesso scelto come base per dormire, insieme a Calascio e ad altri piccoli centri del Parco del Gran Sasso. Le escursioni Gran Sasso non sono solo vette e dislivelli importanti. Qui il trekking diventa culturale: cammini tra paesaggi pastorali, borghi fortificati e resti medievali. È perfetto se cerchi una giornata attiva, ma senza trasformarla in un’impresa da alpinisti.

Marco Bruno
Marco Bruno

Marco si occupa di viaggi, mete da scoprire e idee per partire, anche solo con la fantasia. Nei suoi contenuti unisce consigli pratici, ispirazioni e curiosità sui luoghi, aiutando i lettori a trovare spunti utili per organizzare nuove esperienze.



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